Un malato cronico in fila. Quanto pesa la burocrazia sulla spesa pubblica? I timbri e i bolli richiedono una salute di ferro, tempo e denaro. Tutto quello che un malato non ha
Il risparmio della Sanità è una priorità assoluta. Ma quanto pesa la burocrazia, che non è quasi mai utile ai malati, sulla spesa pubblica? E quanto toglie alla soluzione dei problemi veri delle loro famiglie? Seguire i percorsi dei timbri e dei bolli richiede una salute di ferro, tempo e denaro. Tutto quello che un malato non ha.
caterina sottile
La sanità molisana rischia il commissariamento e sarà indispensabile tagliare le spese, a cominciare dagli ospedali. Ma mentre si tagliano i posti letto e si riduce la possibilità di intervento nella sale operatorie, continuano a sopravvivere meccanismi di dispersione delle risorse che creano solo disagio, talvolta drammi veri.
Franco, 68 anni, in pensione, ancora abbastanza forte per occuparsi del suo piccolo terreno. Coltiva pomodori, frutta ed è un passatempo utile per stare in forma. Ma si sente male, all'improvviso. Un ictus e la sua vita cambia radicalmente. Viveva da solo ma era completamente autonomo. Aveva perso la moglie giovanissimo, quando i figli erano piccoli. Però era riuscito a farli crescere, studiare e ora vivono tutti al nord, a loro volta sposati e con due figli ciascuno. L'ictus ferma senza preavviso lo scorrere tranquillo delle vite di tutti loro. Bisogna tornare a casa di papà e occuparsi completamente e totalmente di lui. Non sempre è possibile.
Dopo il ricovero in ospedale il primo problema è trovare un centro di riabilitazione. La sua prima tappa è Vasto: le terapie sembrano utili. Dopo il primo mese i figli sono costretti a diradare le visite e vengono a trovarlo a turno, una volta a settimana. Dopo due settimane Franco è depresso, non mangia più e all'ultima visita uno dei figli lo trova anche in cattive condizioni igieniche. I pazienti sono tanti e il personale è costretto a concentrarsi sui casi più gravi. Ce ne sono molti e ogni giorno ne arrivano dei nuovi.
I figli provano ad avvicinarlo a casa. Franco abita in Basso Molise e viene accompagnato a Larino, nel nuovo reparto di lungo degenza. Sanno che non potrà rimanerci più di un mese e le terapie, nel suo caso, non saranno risolutive. Non cammina più, deve essere lavato e aiutato a mangiare. Qualche volta è tranquillo, altre è così tanto nervoso da aver bisogno dell'aiuto di almeno due persone. Spesso dimentica persino di essere malato e tenta di alzarsi, di andar via. Cade, si fa male, si strappa i cerotti o lancia in aria gli oggetti che ha a tiro. Non può essere lasciato solo e ai figli viene chiesta la presenza di almeno un familiare, ogni giorno, tutti i giorni. Franco vuole tornare a casa, nella sua casa.
Infatti, bastano due settimane e si nota, visibilmente, un miglioramento dell'umore, della lucidità mentale. Ma ha bisogno di qualcuno che, notte e giorno, stia con lui. Comincia così la ricerca di una badante. Siccome è un uomo ed è alto 1,90, per accudirlo occorre una certa abilità e molta forza. I figli decidono di assumere una coppia di badanti, due coniugi. 2000 euro al mese, comprese le spese per i farmaci, il cibo e le bollette che ovviamente cominciano a diventare più salate.
La pensione di Franco non basta e i figli fanno richiesta dell'assegno di assistenza. Per ottenerlo bisogna farlo visitare da un medico della Asrem. Se il paziente non può andare all'ambulatorio bisogna aspettare la visita domiciliare: mediamente l'attesa è di due mesi. I figli sollecitano la visita e si decidono a tornare ancora per accompagnarlo: ambulanza privata, 100 euro, visita in ambulatorio, fila lunghissima, ritorno a casa. Un giorno costato un viaggio da Torino al figlio grande di Franco, due giorni di permesso dal lavoro, l'ambulanza. Dopo un mese, la Asrem chiede di rivederlo. Stessa trafila.
E ancora: timbri per avere la sedia a rotelle, e bisogna andarci di persona o su delega ad ordinarla. La certificazione la rilascia la Asrem di Larino, la sedia a rotelle la si può ordinare a Termoli e bisogna andare a prenderla. Altro viaggio da Torino del figlio di Franco, altri tre giorni persi tra timbri e file. Intando, i coniugi che si occupano di lui vengono regolarmente pagati con la vendita del terreno. Franco non lo sa. Ne morirebbe ma non glielo diranno mai.
La domanda dei figli è: "Perchè bisogna fare queste trafile assurde? Mio padre è stato ricoverato e curato in una struttura pubblica. Perchè non basta quella certificazione, chiara, inequivocabile, per accedere all'assegno di assistenza? Perchè il medico di famiglia, che potrebbe venire a casa e fare tutte le dichiarazioni necessarie, non ha alcun potere e può solo scrivere una nota da sottoporre al medico della Asrem che si occupa delle visite fiscali? Sembra il gioco dell'oca ma abbiamo qui un signore che per stare seduto, solo per riuscire a sedersi, ha bisogno di due persone. Immagina cosa vuol dire portarlo in giro per ambulatori, inutilmente, solo per constatare quello che è chiaramento scritto sulle cartelle cliniche? Tutto questo richiede la mia presenza qui. Non posso delegare la badante, che non saprebbe neppure dove andare e come farlo."
Franco segue la conversazione e apparentemente non sa di cosa parliamo. Mi sorride, mi offre la mano: "Sai, io ho lavorato tanto, tanto. Ho cominciato a fare il meccanico a 14 anni, poi ho trovato il lavoro in fabbrica, ma mi piaceva tanto stare in campagna, nella terra di mio padre. Appena mi rialzo, devo andarci". Piange, come un padre che non ha più forze ma che vorrebbe, disperatamente, non pesare sulla vita dei figli.
Per i lettori
Per conoscere meglio il tema trattato abbiamo ascoltato molte storie, di malati diversi: pazienti oncologici, Franco, giovanissimi malati dalla nascita, sulla sedia a rotelle ma pieni di voglia di vivere. Pensavamo di approfondire l'argomento, traendo una sintesi da tutte le loro storie. Ma sono storie importanti, tutte, e scriveremo di ciascuno di loro.
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