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24-06-2008, 6:38 • Rubriche

Droga: troppo accessibile

I ragazzi non sanno ridere! Sembra una di quelle affermazioni retoriche, un po' noiose, che di solito fanno gli anziani quando esordiscono con: "Ai miei tempi..." 
Ma dalla relazione annuale del Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia nel 2007, emerge che i ragazzi si adeguano ad un divertimento standardizzato: frequentano solo certi luoghi, vestono tutti allo stesso modo e tendono ad omologarsi malgrado le enormi possibilità intellettuali che offre loro la tecnologia e il benessere diffuso.

Se vanno ad una festa, è quasi obbligatorio "sballarsi" per divertirsi. Se sei lucido o hai paura di sballarti, sei "sfigato". E questo è il grande pericolo: la droga è a portata di mano ed ovunque ci siano adolescenti c'è qualcuno in grado di "offrirla" a prezzi per nulla proibitivi. 

I prezzi relativamente bassi indicano però un crollo della qualità: dal 2001 al 2007 la percentuale media di principio attivo si è ridotta, passando dal 66% al 47% per la cocaina e da circa il 29% al 17% per l'eroina. Questo vuol dire che sul mercato, al costo di una T.shirt, si compra veleno, potenzialmente mortale già alla prima dose. 

Un grammo di cocaina costa da un minimo di 71 a un massimo di 93 euro, l'eroina bianca tra 59 e 87 euro, nera tra 42 e 59. Per marijuana e hashish bastano dai 5 ai 9 euro e 28 e 30 euro per una dose di Lsd. Costa meno anche la pasticca di ecstasy, passata dai 24 euro del 2006 a 18 euro. 

Lo spacciatore "per strada" è una figura obsoleta ed è cambiato drammaticamente il livello di percezione della pericolosità della droga. Il nuovo tossicodipendente è molto più integrato nella società, più "accettato" dai suoi coetanei e la diffusione delle sostanze stupefacenti è divenuta così capillare da non essere vista con particolare pregiudizio dai ragazzi. Fino agli anni 70 uno dei "salvagenti" , per i ragazzi di 13 o 14 anni, almeno nelle piccole comunità di provincia, era stato proprio il forte pregiudizio nei confronti del consumatore abituale di droga. Oggi le famiglie fanno fatica anche a riconoscere i sintomi iniziali, a percepire come allarme i comportamenti anomali.

Il grande fallimento nella lotta alla droga proviene proprio dalla "ideologizzazione" del fenomeno: se si pensa che il consumo di droga sia un modus vivendi e non una dipendenza patologica e si aspetta che passi, come fosse un evento naturale dell'adolescenza, si rischia di non intervenire in tempo. A differenza dei prototipi degli anni 60 e 70, il tossicodipendente dell'ultimo decennio non è emarginato, non è un soggetto intellettualmente problematico o atipico e accostarsi al suo mondo sulla base di preconcetti sorpassati risulta quantomai fallimentare.

Fra l'altro, la nuova trappola è il cosiddetto "policonsumo", soprattutto il mix droga-alcol: è molto diffusa l'abitudine di associare sostanze diverse in "coktail drugs" che gli esperti definiscono "le montagne russe dello sballo". Si cerca prima la sostanza psicostimolante per eccitarsi, di solito la cocaina, poi si ha bisogno della cannabis per placare l'eccitazione mischiando tutto all'alcol. Le patologie legate agli effetti delle nuove droghe e dei cocktail drugs sono ancora difficili di quantificare, in ogni caso, c'è già una generazione di quarantenni con patologie di demenza, difficoltà cronica di concentrazione e problemi neurologici invalidanti.

Quante reazioni violente spropositate sono associabili all'uso di cocaina o sostanze neurostimolanti? Quanti incidenti, quanti abbandoni degli studi, del lavoro,quante malattie dei bambini nati da genitori tossicodipendenti? Un costo sociale, in termini di vite ma anche economico che richiede una strategia di prevenzione e di repressione senza indecisioni. Parlare di "sballo" fa storcere il naso ai ragazzi che considerano arretrato persino il linguaggio con cui si cerca di analizzare le loro abitudini. Chi vende droga e la produce ha una macchina da guerra che viaggia a velocità supersonica e mentre si cerca di capire di cosa sia composto l'ultimo arrivato sul mercato, è già sorpassato.

C'è una sorta di rincorsa infinita a affannosa tra Forze dell'Ordine, comunità scientifica e grandi organizzazioni criminali: la vera arma vincente dei trafficanti è la "novità", il cambio repentino di strategie d'attacco che disorienta chi li combatte e talvolta ne annulla gli effetti repressivi.

La droga è una tragedia che arriva nelle famiglie e ne mina il nucleo più delicato: il ruolo dei genitori rispetto ai figli. Chi ha avuto a che farci sa che la prima barriera che abbatte nelle teste dei ragazzi è l'autorità morale dei genitori. Oggi, a differenza dei decenni scorsi, gli adolescenti si procurano droga vendendola a loro volta e questo li porta ad avere contatti pericolosissimi con la criminalità organizzata o comunque con gli ambienti più degenerati del mondo che orbita attorno alle droghe.

Fra l'altro, procacciarsi denaro con il piccolo spaccio risulta "utile" a sottrarsi al controllo dei genitori, che spesso non si accorgono subito di tutto questo. Al danno biologico più immediato, prodotto dalle sostanze tossiche, bisogna aggiungere l'influenza negativa che l'ambiente criminale esercita sui più giovani e il suo potere di sostituirsi persino alle famiglie come riferimento psicologico. I genitori di ragazzi che consumano droga anche solo sporadicamente assistono impotenti alla trasformazione della personalità dei loro figli, all'annullamento dell'impalcatura educativa che avevano ricevuto dalle famiglie.

La repressione operata dalle Forze dell'Ordine non basta e non può sostituirsi ai bisogni più profondamente umani degli adolescenti nel loro rapporto con i genitori, ma serve. Serve a dare respiro alle famiglie, a ribadire i concetti di "giusto" ed ingiusto e a dare un messaggio chiaro di cosa è legale e cosa non lo è. Perchè di droga si muore e si "uccide": le famiglie che non riescono a difendere i propri figli si sentono come "sparare addosso" da chi ha tutto l'interesse di ingoiare intere generazioni di giovani per farne "mercato". 


Caterina Sottile

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