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13-10-2008, 2:49 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Sanità. La lettera

Non si possono tenere aperti due piccoli ospedali nel raggio di 50 kilometri?  Anche il professor Huscher dice di no. Nel Basso Molise, c'è il Vietri a Larino e il San Timoteo a Termoli. Il Vietri , sempre più dichiaratamente, viene considerato un pleonasmo, un orpello. Ma non è affatto così. 

Sulla questione, più generale, della razionalizzazione delle risorse sanitarie interviene persino il professor Cristiano Huscher, discusso primario chirurgo del Veneziale di Isernia. Ai colleghi di Nuovo Molise dice che gli ospedali troppo piccoli non garantiscono sicurezza e che in Molise molti reparti si tengono aperti solo per garantire un posto ai primari.

Dal suo punto di vista l'osservazione è coerente con una concezione "cormopolita", di chi è abituato agli Stati Uniti o al Nord d'Italia. In Molise, in verità, si abusa molto della parola "eccellenza". L'eccellenza è un insieme di concetti, dalla specializzazione alla ricerca, che davvero andrebbero affidate solo a strutture grandi, con una tradizione rodata da decenni di esperienza sul campo e con un respiro internazionale e interdisciplinare.

Purtroppo la Sanità è un servizio necessario al territorio e deve essere compatibile con esso.

L'eccellenza, l'altissima specializzazione, di solito accoglie patologie che hanno il tempo di andarla a cercare. Se si ha un cancro e la diagnosi è stata già fatta, si può scegliere il più grande chirurgo del mondo e decidere di andarlo a scovare ovunque.

Il problema del basso Molise è la diagnosi e l'emergenza. Il pronto Soccorso di Termoli, già ora, è in grandissimo affanno dovendo accogliere decine di emergenze, fisiologiche in una città moderna, vicina all'autostrada e che d'estate raddoppia la popolazione. Immaginiamo cosa sarà, o sarebbe, se rimanesse l'unico ospedale di tutta la zona. Qualche decennio fa si era parlato di ambulatori dislocati in ogni comune che, infatti, oggi sono presenti.

L'idea era di evitare che i cittadini arrivassero inutilmente in ospedale ma un ambulatorio che non ha alcun mezzo utile ed indispensabile per garantire interventi di soccorso non può che diventare una sorta di passaggio intermedio, solo uno sportello aperto che indica al paziente la strada dell'ospedale.

Riorganizzarli, potenziarli? Quanto costa? Accorpare due ospedali conservando la stessa funzionalità? Quanto costa, ammesso che lo si voglia fare? Servirebbero più o meno gli stessi soldi che si spendono ora. E quindi, che senso avrebbe? Si tratta, in verità, di dover rientrare velocissimamente in un debito che sembra un vortice infernale e la Regione non è più nelle condizioni di trattare.

Proprio come quando il direttore di una banca chiama chi ha uno scoperto a versare tutta la somma entro un giorno.

Dov'è l'anomalia, che poi è anche, paradossalmente, il piccolo margine di trattativa e di discussione pubblica sull'argomento? Ci sono, in tutto il Molise, dei reparti che non funzionano, che non hanno mai davvero funzionato e sono snobbati dagli stessi pazienti che vi arrivano solo se costretti, ma non li scelgono quasi mai. Poi, invece, ci sono piccoli reparti che hanno persino invertito la tendenza all'emigrazione sanitaria che è sempre toccata ai molisani.

Reparti produttivi, efficienti, ma penalizzati, costretti al fiato corto comunque. Dovendo chiudere, il criterio di un imprenditore serio e cinico sarebbe ovvio: si taglia ciò che non produce e si conserva ciò che funziona.

Considerato il deficit ci si potrebbe ingegnare e trovare un modo perchè non solo non si verifichino più perdite ma gli ospedali diventino fonte di entrate per le casse pubbliche. Se si attraggono pazienti da altre regioni, se si ottengono risultati che aumentano il livello di guarigione, di salute, di sicurezza della gente, si ottiene un rispamio enorme.

Un paziente che ha un accesso più semplice alle cure costa molto meno di chi vi arriva tardi. La prevenzione non è solo un concetto umanitario ma è lo strumento di risparmio più efficace, al momento.

Ciò detto, quale è stato il criterio di scelta tra chi deve chiudere e chi rimane? Si è studiato con attenzione per individuare i buoni reparti e preservarli? Neanche per idea. La scelta è solo, almeno apparentemente, geografica. A chi rimarrà, quindi, arriva un messaggio implicito: non serve essere produttivi, lavorare bene, essere effcienti, puliti, organizzati. Eliminata persino la breve fase di concorrenza, in cui le piccole strutture hanno cercato di dimostrare di essere meritevoli, chi sopravviverà non si dovrà più preoccupare di nulla?
 
In Basso Molise esistono anche ambulatori esterni (ciascuna specializzazione ha un ambulatorio) in cui si visitano pazienti ma non si è in grado di eseguire alcun esame.

Doppioni del medico di base, un altro intermezzo, come per gli ambulatori di pronto soccorso locali, che quasi sempre, in caso di problemi veri, devono dirottare i malati verso l'ospedale. 

Se il Vietri non ci fosse, sarebbe ragionevole e corretto non costruirlo. Ma visto che c'è, forse, una struttura nuova, accogliente, dovrebbe indurre a qualche scrupolo in più prima di decidere di sprecarla.

La Sanità pubblica è ancora un diritto sancito dalla Costituzione, fino ad oggi, e non è detto che sia sempre tutta fonte di sprechi. C'è da chiedersi perchè rimangano in piedi i carrozzoni e si toglie benzina ai motori davvero funzionanti.

La cattiveria peggiore che si possa augurare al più acerrimo nemico è di arrivare in un pronto soccorso disorganizzato, affollato e con un personale convinto che nessuno potrebbe mai rimuoverlo o sindacare su nulla.
                                                                        Marino Balestrini

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