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19-04-2012, 0:42 • Campobasso • Cronaca

Malavita in carcere, ergastolano alla sbarra per estorsione e aggressione

In carcere ci era finito per reati legati alla ndrangheta più di trenta anni fa. E' conosciuto come il boss di Cirò Marina. Ma a processo a Campobasso ci è arrivato dopo aver scontato la pena da ergastolano nella sezione pentiti del carcere di via Cavour.

I fatti di cui è accusato sono accaduti tra il 2007 e il 2008. Nonostante si sia pentito e abbia denunciato alle autorità i metodi della ndrangheta utilizzati anche in Germania, in carcere ha continuato a comportarsi con metodi tutt'altro che leciti. "Se non mi dai i soldi ti meno", una delle minacce proferite nei confronti delle sue vittime. Altri tre pentiti di malavita in carcere a Campobasso per lo stesso motivo: essere protetti da chi li avrebbe fatti fuori. Rinchiusi in un'ala particolare dove non avrebbero dovuto rischiare nulla. Ma uno di loro nel 2008 arriva a farsi rompere una mascella. A non poter masticare il cibo. Stanco di tutto questo decide di denunciare il tutto alle autorità giudiziarie. Prima alla polizia penitenziaria, poi alla Squadra Mobile di Campobasso. Le due forze di polizia hanno lavorato insieme.

L'indagine è stata affidata al sostituto procuratore Rossana Venditti che ha ottenuto il rinvio a giudizio di Vincenzo Cavallaro per estorsione, minacce e aggressione. Cavallaro nel frattempo è stato trasferito in un altro penitenziario di massima sicurezza. Così anche i tre pentiti che lo hanno denunciato. Ora non sono più insieme. Da un carcere calabrese, in videoconferenza, le dichiarazioni di un accusatore. "Ci costringeva a consegnargli dei soldi tramite vaglia - ha dichiarato - era la moglie di uno di noi che riceveva il denaro e lo girava sul suo conto. Come ha capito che l'avremmo denunciato ha cominciato a restituire il denaro. Lo ha fatto solo e semplicemente perché aveva paura di altre accuse". La vittima che le ha prese di santa ragione invece si è presentata personalmente in tribunale a Campobasso per confermare quanto denunciato nel 2008.

Tra le due testimonianze anche quella del capo della polizia penitenziaria che ha indagato. "Abbiamo dato corpo alle indagini quando l'imputato ha comprato degli occhiali da vista tramite una delle vittime che non ne aveva bisogno- ha dichiarato in aula- siamo entrati in azione quando gli altri lo hanno denunciato. Li abbiamo controllati anche mediante intercettazioni ambientali con microspie nelle celle che ci hanno confermato la veridicità delle accuse".

Ora il processo dovrà andare avanti. Un processo che racconta uno spaccato del carcere molisano che a Campobasso ha portato delinquenza inimmaginabile prima d'ora. La sentenza è attesa entro il 2012, la prossima udienza il 30 maggio. Tra le persone più conosciute transitate nel carcere di via Cavour anche "O professore" Raffaele Cutolo e Antonio Palaia, pentito di ndrangheta e padre di quel Luca che avrebbe successivamente ucciso Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano il 28 aprile 2005 a Ferrazzano. Delinquenza che si mischia alla microcriminalità locale e che spesso i campobassani non gradiscono. Ma nel carcere di pentiti ce ne sono oltre venti. Tutti devono essere protetti da coloro che li vorrebbero vedere in una cassa da morto per vendetta o per preservare le proprie organizzazioni criminali.

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