Black Hole: il Molise che sogna il Nord ma ha gli incubi del Sud

A colpo d'occhio, la fine delle indagini dell'inchiesta Black Hole è una sorpresa dolorosa, come un cerotto strappato senza avvertire. Il Procuratore di Larino, Nicola Magrone, grazie agli elementi raccolti dal capitano Muscatelli ha spalancato le ante di un armadio pieno di scheletri, eccellenti e non.
Ma al di là dei dati della cronaca giudiziaria e dell'immediato sbigottimento che si prova di fronte ad un'inchiesta che coinvolge 112 persone e presume 117 reati, più o meno gravi, più o meno replicati per anni, il lavoro degli inquirenti è una sorta di "consulenza" scentifica esterna che spiega come il problema Sanità, i conti che non tornano, i debiti che costeranno lacrime e sangue ai molisani siano in parte collegabili anche e soprattutto a questo genere di abusi: assunzioni improprie, affari trasversali, soldi pubblici deviati verso canali privati.
Il tentativo di pianificare la spesa sanitaria del basso Molise, leggendo le carte dell'inchiesta, sembra destinato a fallire proprio perchè vi si colgono infiltrazioni di interessi individuali che rendono nulli gli sforzi di risparmiare e di garantire una sanità di qualità a tutti. Un riassunto eloquente lo si può trarre dal resoconto della Giunta per l'autorizzazione a procedere del 22 Febbraio 2006, relativa a Remo Di Giandomenico, allora parlamentare e sindaco di Termoli. La stampa se ne è occupata ampiamente e dopo la stura data da Primonumero.it, il quotidiano on line di Termoli che ha fatto da spartiacque, tutti i quotidiani, locali e nazionali hanno seguito la vicenda. Da La Repubblica al Corriere della Sera, da L'Unità a La Stampa, Liberazione, ciascuno puntando su un aspetto, un particolare. Al primo arresto, quando il nome di Patrizia De Palma balzò all'attenzione generale per gli aborti illegali, l'Osservatore Romano fu durissimo e parlò di sepolcri imbiancati sulla Morale insanguinata dell'avidità. L'Organo ufficiale della Santa Sede fu inequivocabile nella sua autorevole condanna.
Il Giornale invece puntò il dito contro Magrone, reo di aver spettacolarizzato un'indagine che non avrebbe portato a nulla. Gian Marco Chiocci, in uno dei più recenti articoli, pubblicato da Il Giornale lo scorso Ottobre, scrive: "Black hole», buco nero. Il nome della tanto reclamizzata inchiesta anticorruzione della procura di Larino (sede distaccata di Termoli) che dopo quattro anni langue nel dimenticatoio senza nemmeno approdare a una richiesta di rinvio a giudizio, ben si adatta ai buchi in cassa della giustizia italiana.....Pagine e pagine, diventate pubbliche, con i segreti più intimi delle signore molisane. Quanto possano tornare utili le prescrizioni di esami e pillole contraccettive, i medicinali per curare infezioni e patologie sessuali, sinceramente sfugge. Così come sfugge la ratio di quest'inchiesta che sembra raggomitolarsi su se stessa, e che addirittura ha prodotto un bis con la «Black Hole 2» (condotta, come la Black Hole 1 dal pm Nicola Magrone, ex deputato di centrosinistra) nella quale si è ammanettato, con accuse discusse e discutibili, pure un colonnello dei carabinieri. Gli oltre cento indagati da anni reclamano provocatoriamente l'apertura di un processo che invece non si fa non solo perché la procura di Larino non ha chiesto alcun rinvio a giudizio bensì perché, trascorsi quattro anni, deve ancora chiudere formalmente le indagini. Due inchieste, una più surreale dell'altra, secondo l'onorevole Carlo Giovanardi, autore di interrogazioni parlamentari di fuoco".
Le indagini invece sono concluse ed è plausibile che il mega processo comincerà a breve. L'opinione pubblica sembra quasi assuefatta alle inchieste giudiziarie e ogni volta che le forze dell'Ordine, e con esse i Giudici, aprono "cassapanche polverose" la discussione pubblica diventa una sorta di derby; come se si trattasse di un confronto tra squadre opposte, tra chi è pro e chi è contro. Le inchieste ridotte a "opinioni" a portata di tifoserie è una distorsione della realtà che rende inutile il lavoro, il rischio, il sacrificio di chi continua a lavorare, fino a prova contraria, per lo Stato italiano e per la difesa delle sue leggi.
In questa inchiesta ci sono le ragioni passate dei problemi attuali. la sensazione è di trovarsi di fronte ad un alluvione avendo in mano soltanto un colino. Ma Black Hole coinvolge i "poteri forti" dello Stato, le sue fondamenta: medici, politici, dirigenti, militari e, soprattutto, mostra un ventre molle allarmante in un territorio in cui sembra difficile dire no alla corruzione morale.
La vicenda scatenante, quella dei medici Picucci e Molinari appare preoccupante: è molto più facile adeguarsi al malcostume che opporsi. I due medici hanno subito isolamento morale, hanno subito vere e proprie aggressioni ma la solidarietà, sicuramenta dichiarata a loro in privato da molti colleghi e molti pazienti, non ha prevalso sulla forza e sull'aggressività di un modus operandi diffuso, acquisito in cui i corpi estranei sono gli onesti e non gli altri.
Presieduta da Vincenzo SINISCALCHI, la giunta per l'autorizzazione discusse il caso il 22 Febbraio 2006. E' lo stesso Siniscalchi a redigere il verbale della seduta: "Richiesta di autorizzazione a eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del deputato Remo Di Giandomenico nell'ambito del procedimento penale n. 1485/03 RGNR - n. 506/04 RG GIP pendente presso il GIP del tribunale di Larino. Procedimento penale a carico di diversi soggetti nel quale si indaga per diversi capi d'imputazione, tra cui la violazione della legge n. 194 del 1978 sull'interruzione volontaria della gravidanza, l'associazione per delinquere, la corruzione propria continuata e aggravata, il concorso in abuso d'ufficio e in concussione, la violazione delle norme contro il riciclaggio e il concorso nella violazione delle disposizioni sull'immigrazione. L'ipotesi accusatoria consiste in un vasto circuito illecito che ruoterebbe intorno alla ASL 4 - Basso Molise-Termoli e in particolare alla dottoressa Patrizia Di Palma, figlia dell'ex primario di ostetricia e ginecologia Vito Di Palma e moglie del deputato Di Giandomenico. ... Gli atti pervenuti consistono essenzialmente nella proposizione di un'informativa dei Carabinieri basata su sommarie informazioni testimoniali, su acquisizioni documentali e su intercettazioni ambientali. Da essi risulta che Patrizia De Palma si sarebbe sostanzialmente imposta come primario di ostetricia e ginecologia nell'ospedale di Termoli successivamente al pensionamento del padre e in danno del dott. Arnaldo Picucci, con procedure non trasparenti. Già nota agli uffici giudiziari per essere stata condannata (con sentenza passata in giudicato il 31 gennaio 1991) per il reato di alterazione di stato per avere concorso nella falsa attestazione della paternità di un neonato e per essere stata nel 1996 oggetto di un'indagine amministrativa interna alla ASL 4 - Basso Molise disposta dall'assessorato alla sanità in seguito alla denuncia sporta da un'assistente medico".
Ma, coriacea e arrogante, come viene definita spesso, non ha nessuna intenzione di andarci e non riuscendo a risolvere la questione sulla carta, il 10 Marzo 2003 piomba a Termoli con il fratello Nik e aggredisce fisicamente Arnaldo Picucci. Episodi per i quali al direttore generale della ASL, Mario Verrecchia, viene contestata la concussione e alla De Palma e al fratello la violenza a pubblico ufficiale. Arnaldo Picucci preferì allontanarsi, peraltro seguito dalle sue pazienti e con lui Bernardino Molinari che lo seguì a Larino, rafforzando un reparto che in quegli anni attraeva pazienti da tutta la regione e oltre, anche grazie ad una gestione considerata eccellente dalle pazienti.
"Rimasta sola e libera di fare e disfare, Patrizia De Palma è riuscita pertanto a costruire un vero e proprio assetto di potere in virtù del quale avrebbe poi praticato una serie cospicua di illeciti, i più importanti tra i quali possono sintetizzarsi come segue: la violazione della legge n. 194 del 1978. Si legge nel resoconto della giunta per le autorizzazioni a procedere: La De Palma, pur formalmente obiettore di coscienza, ha praticato - secondo deposizioni testimoniali in istruttoria - aborti su donne consenzienti al di fuori delle prescrizioni della legge sull'interruzione volontaria della gravidanza. In questo filone di attivita` , peraltro, avrebbe ricompreso anche il dirottamento presso il suo studio privato di utenza rivoltasi alla struttura pubblica e di apparecchiature di proprietà dell'ospedale pubblico (profili per cui si procede contro la De Palma anche per peculato). Spesso - sempre secondo gli inquirenti - accadeva anche la reciproca: clienti private della De Palma venivano indirizzate alla struttura pubblica, per le cui prestazioni ella non faceva pagare il dovuto ticket; i reati contro la pubblica amministrazione: una volta assicuratasi il controllo del reparto di ostetricia e ginecologia, la De Palma, in concorso con il marito, avrebbe edificato, secondo gli inquirenti, un sistema di intimidazione verso i dipendenti e aspiranti tali dell'ospedale che non condividevano i suoi metodi e di corruttela con le imprese fornitrici delle amministrazioni molisane o di costrizione e abuso nei confronti di terzi. La De Palma, nell'intento di accrescere la propria posizione di potere e di fruire di vantaggi indebiti, ha fatto sì che nell'ospedale fosse inserito personale di fiducia, come per esempio tale Michele La Medica di San Severo (FG), Maria Laura Tartaglia (la quale fatalmente finirà anch'ella indagata per concorso in abuso d'ufficio, peculato, truffa e violazione della legge n. 194 del 1978) e Mariella Manna. Gli episodi che appaiono più significativi tra quelli contestati sono relativi, per un verso al conferimento alle società Formedical SAS e Meditec SRL di commesse di intermediazione per l'acquisto di attrezzature e di materiale sanitario a fronte di danaro e pagamenti di viaggi e soggiorni all'estero e per l'altro alla stipula di appalti con l'impresa di tale Esterino Policella, anch'egli tra gli indagati, in cambio dell'assunzione di manodopera indicata dai coniugi Di Giandomenico-De Palma. Né gli appare di rilievo trascurabile che in concorso con il direttore generale Verrecchia e altri i coniugi avrebbero pilotato l'adesione della ASL 4 -Basso Molise all'associazione CESAD, quale ha per scopo la ricerca nel campo della medicina in generale e dello studio dei tumori e delle patologie connesse agli organi femminili in particolare. Posto che tale oggetto sociale era già obiettivo del progetto Mimosa, deliberato dalla Regione Molise nel 1999, l'adesione all'associazione CESAD si palesa, secondo gli inquirenti, totalmente illegittima e inutile e in realtà finalizzata a giustificare il finanziamento da parte del comune di Termoli, di cui l'onorevole Di Giandomenico era sindaco fino al 5 febbraio scorso, di 360.000 euro tra il 2003 e il 2004."
Le sindaco mostra un documento del segretario generale del comune di Termoli che proverebbe che il Policella non ha rapporti d'appalto con il comune di Termoli; allega anche una certificazione del commissario straordinario della ASL per provare che non risultano rapporti d'appalto dal 2002 al 2006. Quanto a eventuali tangenti da lui richieste per la realizzazione di un inceneritore, Di Giandomenico afferma che il piano provinciale dei rifiuti non prevede la realizzazione di inceneritori a Termoli. E afferma: "Circa la prestazione del servizio pasti per i bambini della colonia, tale servizio è stato offerto gratuitamente dalla società Tre Stelle RR Puglia per i bambini di San Giuliano, paese colpito dal sisma del 2002. Con riferimento all'accusa di aver sostenuto il progetto Cesad, per un verso, il finanziamento del comune non è stato di 360 mila euro bensi di soli 45 mila, ma, inoltre, la Cesad e il Progetto Mimosa avevano obiettivi diversi. Quanto ai rapporti con la Formedical, riconosco di essermi interessato ai prezzi degli ecografi e di aver incontrato in una circostanza un rappresentante della Formedical ma ho interrotto ogni rapporto con lui quando ho appreso dell'esorbitante costo del macchinario (200 mila euro). La ricostruzione fatta nell'ordinanza di custodia cautelare é del tutto contraddittoria giacchè a fronte dell'enunciato per cui vi sarebbero stati più incontri, in realtà se ne acclara uno solo che non ha il significato illecito che gli inquirenti intendono attribuirgli."
Quanto al trasferimento di danaro all'estero da parte della dottoressa De Palma, chiarisce che sua moglie voleva acquistare una multiproprietà gestita dalla catena alberghiera Marriott che le potesse consentire soggiorni nelle varie parti del mondo in cui si trovano le varie strutture ricettive e avrebbe chiesto un prestito a Esterino Policella. prestito saldato con la vendita di una casa di proprietà di San Severo o con la cessione di una villa di famiglia. Secondo l'onorevole Di Giandomenico comunque il trasferimento della somma negli USA è del tutto regolare.
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