Sostiene Bellocchio...

Così parlò Cloridano Bellocchio, ex Sindaco di Guglionesi, mente sottile della sinistra molisana: "Il ‘ciclone' estivo che ha investito il Partito Democratico del Molise (sul caso Provincia) costituisce un altro colpo gravissimo inferto al partito, alla sua credibilità , alla sua prospettiva. Per le modalità ed il merito dell'affaire Di Falco c'è da rimanere ‘sbigottiti'. Ma visto la ‘nebbia' che è stata fatta calare sull'intera vicenda,(con riscontrata abilità mediatica!!), ma anche certa deriva di ‘balcanizzazione ‘ del blocco del centro sinistra, vale la pena ripartire dai fatti per poi fare qualche considerazione di ordine politico.
L'iniziativa di D'Ascanio contiene evidenti debolezze sia sul piano metodologico, sia sul piano dei contenuti. Schematicamente:
1. Non si conducono battaglie politiche aventi lo scopo ‘legittimo' di modificare gli equilibri interni del Partito utilizzando i poteri assegnati in capo al Presidente della Provincia.
2. Non si colpiscono ‘gratuitamente' la dignità delle persone trattate come mezzi o strumenti per ‘scopi altri'.
3. Se era necessario compiere una verifica politica sulla produttività e coerenza dell'azione amministrativa occorreva coinvolgere, per tempo, il Partito e l'insieme delle forze della coalizione per governare con sufficiente tranquillità il processo;
4. In ogni caso occorreva (machiavellicamente!) , farsi bene i conti.
Qual' è il bilancio di questa iniziativa?
a) L'indebolimento della maggioranza di centro-sinistra che governa l'Ente (l'ultimo rimasto in mano al Centro-sinistra in questa sfortunata e complicata stagione) che a quanto sembra, allo stato, non ha più i numeri sufficienti. Mettendola di fatto nella mani di una persona. Tra l'altro non eletta nel centro-sinistra;
b) l' indebolimento del grado di coesione interno del PD e la sua immagine complessiva e, di conseguenza, dell'intero centro-sinistra;
Emerge con trasparenza la condizione di scarsa lucidità da parte del ‘comandante in capo' e di chi lo ha consigliato, i quali sopravvalutando la propria forza hanno messo in grave imbarazzo il Segretario Regionale, ed altri Consiglieri in quota PD, costringendola/i di conseguenza a compiere scelte ‘forti'.
Infatti, se è vero che da una parte ci sono le ragioni della governabilità, la cui responsabilità è in capo al Presidente, dall'altra non possono essere ignorate le ragioni della rappresentanza più complessiva qual è quella del partito, la cui responsabilità è in mano al segretario politico.
Qualcuno avrebbe dovuto gestire la vicenda con maggior senso di responsabilità e misura. Senza cercare a tutti i costi la vittoria dell'uno sull'altro. Qui è mancato il ruolo di sintesi dell'intero gruppo dirigente che avrebbe dovuto operare isolando (o calmierando) la posizione di chi aveva dato inizio alle danze.
Il gesto di Annamaria, và sottolineato, è l'effetto (discutibile quanto si vuole) non la causa. D'altra parte cosa avrebbe dovuto fare Annamaria?. Accettare supinamente l'iniziativa, pur di salvare ‘responsabilmente' un ‘esperienza di governo di centro-sinistra alla Provincia di Campobasso? Credo che ne sarebbe uscita travolta. Ma, cosa più importante e drammatica, ne sarebbe uscito travolto il Partito Democratico e la sua ambizione politico-culturale di ‘partito della democrazia'.
Questo al di là delle dietrologie pettegole della serie ‘chi c'è dietro'. Esiste in questo caso una fattualità che ha per fortuna un suo valore obbiettivo. E mette tutti nella condizione di esercitare responsabilmente un funzione critica. D'altra parte a voler essere maligni altri personaggi è da una vita che ‘stanno dietro'. E non hanno mai pagato per i fallimenti della sinistra. Anzi.
In questa circostanza, forse per la prima volta, l'atteggiamento di Annamaria ha rappresentato un'idea nuova della politica fatta di coerenza, responsabilità e coraggio delle proprie azioni. Costi quel che costi.
Ma la domanda ineludibile a questo punto è: era proprio necessario avviare una iniziativa del genere? A chi serviva. A quale causa nobile? Per chi e per che cosa?.
Se i risultati sono stati quelli evidenziati occorre prenderne atto, senza perdere altro tempo ed assumere i provvedimenti e le iniziative politiche sul caso. La sortita d'Ascanio-Nagni ha prodotto grave danno al partito. Ha rotto il legame umano tra i suoi dirigenti. Ha fatto emergere un disegno velleitario di riorganizzazione( l'assalto a palazzo d'inverno!) che è lontano dalle logiche democratiche e, persino, del rispetto per la persona.
Pertanto alla fine, in ogni caso, tale sortita potrà produrre solo un partito più ristretto. Un partito normale saprebbe cosa fare. Sarà altrettanto capace l'attuale dirigenza? Vedremo.
I tanti problemi del Partito Democratico ( e questi non li ha creati ab-origine D'Ascanio, al quale amichevolmente e senza ipocrisia vorrei suggerire di cambiare tattica) sul piano culturale ed organizzativo forse trovano origine, tra le altre cose, proprio nella paura di utilizzare fino in fondo la democrazia, come schema organizzativo e come fine della propria iniziativa. Qui le responsabilità sono evidenti e con essi la scarsa lungimiranza dei ‘vecchi comandanti in capo'. Credo sia arrivato il tempo di utilizzare le competenze e le risorse di cui il partito dispone rinunciando definitivamente alle logiche della cooptazione che sembrano essere prevalse nella prassi utilizzata dai leader per governare il neonato partito.
Ricominciando dalla conoscenza dei problemi della società e dalla voglia di affrontarli, recuperando la voglia di misurarsi con le soluzioni possibili, riallacciando rapporti con le competenze culturali e scientifiche, recuperando la capacità di indignarsi di fronte alle ingiustizie anche quanto a subirle sono altri. Quindi ricostruire un tessuto connettivo ed una coesione, sui contenuti e sui metodi, del gruppo dirigente. E smetterla di fare come i fratelli coltelli. Mi pare che il risultato delle ultime politiche proprio queste cose ci abbiano detto.
Cloridano Bellocchio
Membro della direzione regionale
Cloridano Bellocchio è uomo di intelletto notevole e può discutere di qualunque argomento con estrema finezza. Non dice, in questa analisi serena e apparentemente lineare, cosa abbia indotto il presidente della Provincia ad accanirsi su Franco Rainone prima e su Francesco Di Falco dopo. Ad entrambi è stato revocato l'assessorato senza troppi preamboli. Perchè? Se non lo dice è perchè è evidentemente trascurabile ma, volendo considerare assodato ciò, rileva uno sfaldamento grave, al di là del momentaneo assestamento della frana interna alla maggioranza consiliare. Cloridano Bellocchio coglie, inoltre, una "riscontrata abilità mediatica" che tradotto in bassomolisano potrebbe voler dire che la stampa molisana ha acceso i fari soltanto su Nicola D'Ascanio e sulle sue tesi. Non è lecito nè richiesto che PrimaPaginaMolise risponda a nome degli altri quotidiani, ma da qui abbiamo ascoltato prima di tutti e su tutti Costantino Manes Gravina che ha esposto le ragioni dei firmatari della sfiducia al Presidente con assoluta autorevolezza. L'attenzione della stampa per la crisi regionale non è dipesa tanto da una presunta (se pur possibile) "abilità" di qualcuno ma da un interesse oggettivo. L'immagine metaforica che i giornalisti hanno ricevuto è di un carro tirato da parti opposte da due buoi; i quali, più che di trainarlo danno l'impressione, ciascuno dalla propria direzione, di volersi sbrigliare. Forse per questo, in assenza di elementi concreti da sviscerare, si sono farcite le pagine di commenti, di sensazioni, di considerazioni più intuitive che oggettive. Ha assolutamente ragione, Cloridano Bellocchio, quando parla di nebbie, di fumosità e l'evoluzione, quasi aberrante, che ha risolto il primo round della crisi ha finito per rendere questi uguali a quelli e tutti irriconoscibili, come una foto che sbiadisce velocemente sotto la pioggia. Il PD molisano non ha fatto in tempo a nascere che è già usurato dal tempo e dalla incomunicabilità:"Un partito normale saprebbe cosa fare."
Un partito normale dovrebbe sapere cosa 'non' fare e, in ogni caso, uno che di "cose normali" se ne intende, Massimo D'Alema, nel 1994 disse: "Il compito della mia generazione è portare la sinistra italiana al governo del paese. Altre generazioni hanno fatto cose fondamentali: hanno riconosciuto la democrazia, hanno rinnovato il paese. Ora, per noi, il problema è il governo: vogliamo essere messi alla prova." Era il 1° luglio 1994, ed era stato appena eletto il segretario del Pds. La prova, forse, non è stata ancora superata e il PD è stato rimandato a Settembre.
caterina sottile
I grillini, i soldi restituiti e lo strano problema dei consiglieri regionali: 40 inviti di nozze all'anno
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di nicola dell'omo
Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.
Antonio Di Rocco, di professione Boh !
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