Sorpresa ma onorata di essere citata come "amica di Corrado Sala" ho il dovere di precisare che l'indole malvagia del corsivista più piratesco del Mar Nero molisano non l'ha avuta "grazie" alle doti caritatevoli della nostra insuperata suor Matilde, ma "a causa".
La sfumatura non è banale ma graffiante e lascia un segno dolente sulle nostre meningi.
Suor Matilde Champagne, un nome altero come la solennità di un calice (e perdonateci l'accostamento blasfemo) è stata terrore e tormento di tutti i frequentatori d'asili degli anni 70: ricordo dolce di chi, crescendo, ha sperimentato ben altri amari calici.
E' una straordinaria metafora del rigore che la nostra generazione non è riuscita ad imparare e lo ha schivato, raggirato in uno slalom furbesco ma ignobile: abbiamo imparato a sembrare, a fingere, ad avere anche non avendo faticato abbastanza, giustificandoci da soli e senza appello.
Se gli altri immeritatamente ottengono più di noi, perchè non dovremo sentirci in diritto di possedere ciò che abbiamo? Una suora energica, intelligente, inappuntabile ma creativa ci aveva insegnato ad essere liberi, pur nel rigore immodesto delle regole, nella durezza imperiosa delle scelte.
Ce lo aveva insegnato tra una canzoncina e un lavoretto con i semini di melone che sapevano di colla "coccoina", fragrante di mandorle fresche e di dita appiccicose ma abili. Da lei, in quel grande castello fatato che fu Palazzo Pollice ai tempi dell'asilo, avevamo imparato a fare, a inventare ad essere seri perchè credibili, autonomi.
E al suo fianco, alter ego rassicurante e confortevole come un ghiacciolo d'estate, c'era Suor Giuseppina: uno scricciolo di donna, vissuta soltanto un attimo, il lampo di luce di un sorriso tenero.
Queste strane vicende ci accomunano, egregio signor Sala, e sono le minuzie che di due bambini fanno due teste pensanti, due schiene dritte su gambe instancabili. Il Molise, caro "Corrado" Sala, ha bisogno di un passato da oltrepassare senza nostalgie e senza rimpianti, ma che ci dia lo slancio per andare oltre.
Questa è una regione creativa ma senza regole che non sa fare più lavoretti con i semini, capolavori nati dal nulla, e neppure sa essere orgogliosa delle sue mani appiccicose di lavoro.
Il Molise è una regione senza sudore e senza invenzione.
Ci salverà davvero la bellezza?
Se quel romanticone ottimista ma incoerente di Dostoevskij avesse conosciuto suor Matilde avrebbe scritto che "il rigore e la fantasia salveranno il mondo", la Morale e il coraggio di ammettere che senza non si vive.
Caterina Sottile