Soldi del terremoto per il wi-fi In baracche ma "cittadini digitali"

SAN GIULIANO DI PUGLIA - Saranno pure terremotati, costretti ancora oggi a vivere nei prefabbricati di legno, costruiti dalla protezione civile subito dopo il sisma. Saranno pure trascorsi quasi sei anni da quel maledetto terremoto del 31 ottobre 2002 che ha portato morte e distruzione in Molise, ma adesso i quasi duemila residenti delle baraccopoli di San Giuliano, Colletorto e Bonefro sono "cittadini digitali". Proprio così recita infatti lo slogan del progetto Silcra.
Un milione di euro di fondi pubblici per portare il sistema wi-fi (una connessione veloce ad Internet attraverso la banda larga) nei comuni più danneggiati dal terremoto del Molise. Il problema è che per far tornare queste famiglie nelle loro abitazioni, pare occorra ancora tempo. E così, per ora, sono "cittadini digitali", ma tra le baracche.
Per completare le nuove case servono altri fondi pubblici. Eppure dei 550 milioni di euro erogati dallo Stato per il sisma (fino ad oggi), solo 248 sono stati effettivamente investiti per la ricostruzione, mentre 170 milioni sono stati utilizzati per il "programma di ripresa produttiva" e per "promuovere il territorio".
Un calderone nel quale sono finiti anche finanziamenti alle attività più stravaganti: dalle selezioni per Miss Italia, passando per il progetto di ricerca sulla patata turchesca, agli impianti sciistici di Capracotta, al monitoraggio delle api, agli esperimenti per il ripopolamento delle seppie, al museo del profumo, fino alla sponsorizzazione di un reality show estivo di Mediaset. Una serie di investimenti discutibili, ora al vaglio del procuratore capo della Repubblica di Larino, Nicola Magrone, che ha aperto un'inchiesta.
Ma se da un lato per finanziare la ripresa, si continua a concedere soldi facilmente e in velocità, dall'altro, per la ricostruzione si procede molto lentamente. Secondo il commissario straordinario per il terremoto, Michele Iorio, nominato nel 2003 proprio dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, occorrono complessivamente 5 miliardi di euro per far uscire il Molise dal disagio. Non solo, la somma richiesta per la ricostruzione di San Giuliano di Puglia (1000 abitanti) è di 450 milioni di euro per le case private e un miliardo di euro per opere pubbliche "di interesse strategico".
Il comune di Termoli, poi, appena sfiorato dalla scossa, alla fine del 2004 ha presentato un conto di 70 milioni di euro per la "ricostruzione". Ed ecco così spuntare dal calderone degli investimenti per la "ripresa produttiva" il finanziamento per "far uscire i residenti dell'area del terremoto dall'isolamento tecnologico": 880 mila euro, presi dal "fondo straordinario ministeriale per il sisma" ed il resto, sovvenzionato dai privati e dai quattro comuni interessati. Tutto attraverso un semplice decreto firmato dal commissario Iorio, che oltre a ricoprire anche la carica di presidente della Regione, è il leader regionale di Forza Italia.
Ma anche lo stesso progetto Silcra procede a rilento. Mancano ancora i media point nelle scuole e il "corso di alfabetizzazione digitale per gli anziani", così come previsto nel progetto approvato. "Sarà tutto pronto entro l'estate, poi toccherà agli utenti utilizzare a pieno il sistema", assicura il responsabile Gianfranco De Gregorio. Di certo c'è, che a due anni da questo investimento pubblico sono state attivate appena 410 connessioni wi-fi per altrettante famiglie. Seicento sono ancora in lista d'attesa. E da gennaio, la connessione sarà a pagamento.
Così, il paradosso è che nelle casette di legno dei villaggi provvisori, internet cammina (a caro prezzo) solo più velocemente. Molto perplesso don Ulisse Marinucci, 35 anni, parroco del paese: "Mi stupisce come la pubblica amministrazione, autorizzi questo tipo di investimenti, non certo primari. Si rischia di far percepire alla popolazione che vive nei prefabbricati già da sei anni, che la provvisorietà sia una condizione oramai definitiva".
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