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23-04-2012, 23:16 • Campobasso • Politica

Sanità: giochi di privatizzazione e proposte di transizione

"PpM" ne aveva già scritto tempo addietro. Col federalismo, l'SNN dovrebbe "scivolare" nella direzione di una gestione privatistica. In tale eventualità, come finirebbe con il comportarsi l'imprenditoria se non mantenendo in piedi soltanto i reparti più remunerativi di un ospedale, abbandonando i rami secchi al loro destino? Nel frattempo, c'è chi prospetta una soluzione di transizione: chiudere gli ospedali di Venafro e di Larino, riorganizzare efficacemente quello di Agnon, trasferire quello di Campobasso a "Tappino" e la "Cattolica" a Larino.

Nell'occasione della discussione sugli scottanti temi sanitari relativi al "Cardarelli" ed alla "Cattolica", la Sala dell'Assemblea regionale del Molise era diventata un po' come il Tempio degli Evangeli da cui Gesù ebbe a cacciare i "vili mercanti, intesi alla moneta", che l'affliggevano con la loro presenza. Ma a Campobasso il Messia non c'è, se non in effige, e perciò non è potuto intervenire per replicare un'analoga estromissione. Ma ora il punto è: come sarebbe possibile difendere la Sanità pubblica locale se ognuno crede di potere vantare in proposito una sua personale ricetta? Peraltro, la confusione maggiore è riscontrabile soprattutto nel Centrosinistra, eccezion fatta per Sel e per la Federazione della Sinistra da cui certi problemi sono stati quanto meno sviscerati senza animosità e con lodevole competenza Di contro, per quanto concerne il Pd, occorre prendere atto che i Democratici hanno saputo partorire soltanto un ventaglio di ipotesi, peraltro presentate con una metodologia dialettica che definire inconcludente vorrebbe dire avere voluto usare un eufemismo per carità di patria.

La realtà è che, in materia di Sanità, chi governa localmente è stato letteralmente "costretto" a mettere mano a riforme strutturali rivelatesi penalizzanti per talune aree della regione quali il Venafrano, l'Agnonese ed il Larinese, e poi incappate nella censura del Tar Molise per essere stati violati persino i livelli essenziali di assistenza. Eppure quei contestati tagli magari sarebbero stati anche condivisi se la "rimodulazione" non avesse guardato unicamente ai campanili, privilegiando i pennacchi di certe comunità (Campobasso, Termoli ed Isernia) soltanto perché elettoralmente più consistenti. Sarebbe stato molto più serio adoperarsi, razionalizzando i reparti e tutelando le "eccellenze"; ma la politica ha preferito esercitarsi prevaricando le aspettative del territorio ed approfittando dell'acquiescenza di popolazioni che - fatte le dèbite eccezioni - hanno preferito rimanere assenti sino alla fine.

E' anche vero, però, che, con il federalismo fiscale, il Servizio sanitario nazionale dovrebbe "scivolare" in una spinta regionalizzazione, al punto che ci si potrebbe incamminare nella direzione di una gestione privatistica dei nosocomi. In tale eventualità, come finirebbe con il comportarsi l'imprenditoria privata se non mantenendo in piedi soltanto i reparti più remunerativi per abbandonare ogni altro "ramo secco" al suo destino? In effetti, nelle esternazioni federalistiche, risulta fondante l'idea secondo cui porzioni di ospedale potrebbero essere affidate direttamente alla mano privata con la conseguenza che, in un medesimo presidio, potrebbe essere attuata una "spartizione" delle cure e delle strutture. Già il fatto che nel sistema sia stato introdotto da qualche tempo l'intramoenia la dice lunga. Perciò potrebbe avverarsi quella (che oggi è solo una eventualità) di vedere finire in intramoenia non soltanto l'uno o l'altro specialista quanto addirittura interi reparti.

Ciò posto, alle funamboliche diatribe della politica militante, sta ora contrapponendosi il buon senso di categorie diversamente impegnate; nel caso di specie quello esercitato della Redazione del giornale "La Fonte" di Casacalenda, portatrice di una interessante rimodulazione sanitaria che, qui di seguito, abbiamo provato a sintetizzare."Nei primi anni 90 - scrive il mensile nel suo ultimo numero - si cominciò a parlare della necessità di superare una organizzazione della sanità molisana basata sulla centralità degli ospedali. Si avvertiva l'esigenza di passare ad un sistema capace di prendersi cura della salute dei cittadini facendo perno su due elementi fondamentali: la prevenzione ed i servizi sanitari territoriali. Fu chiaro a tutti che bisognava creare una rete ospedaliera più snella e più qualificata che assorbisse minori risorse, così da investire in prevenzione ed in politiche più attente al territorio. Purtroppo il prosieguo della vicenda patì un èsito infausto a causa dell'approssimazione e dell'ipocrisia di quasi tutta la nostra classe politica.

"Infatti - continua la testata - mentre si parlava di prevenzione e di territorio, si provvedeva ad allargare la rete dei presidi ospedalieri, intasandola con doppioni e con clientele e gettando le basi per il dissesto odierno proprio quando occorreva perseguire una sola proposta, semplice e chiara, basata sul rafforzamento degli ospedali di Campobasso, di Termoli e di Isernia affiancati da una struttura ‘montanara' ubicata in Agnone. Secondo quella proposta, la ‘Cattolica' doveva essere ospitata nel nuovo ospedale di Larino mentre il nuovo edificio venafrano poteva essere dato in uso oneroso alla ‘Neuromed'. Quasi tutti i politici si opposero e preferirono favorire la costruzione della sede di ‘Tappino' per la ‘Cattolica' e l'insediamento di ‘Neuromed' a Pozzilli. Il risultato fu quello di mantenere in piedi i due ospedali di Larino e di Venafro che ora rischiano la chiusura perché incompatibili con le risorse finanziari disponibili.

"In questo quadro - conclude il giornale di Casacalenda - si inserisce l'emergenza concernente la precaria staticità del ‘Cardarelli'. Ma i politici non vogliono vederla, mentre c'è un'unica soluzione di buon senso: chiudere gli ospedali di Venafro e di Larino e dare una organizzazione snella ed efficace all'ospedale di Agnone mentre quello di Campobasso deve essere trasferito nella struttura della ‘Cattolica' e quest'ultima spostata a Larino nell'attuale mastodontica cattedrale. Naturalmente gli edifici dei nosocomi, non strettamente necessari, debbono essere posti in vendita così che gli introiti, unitamente alla diversa collocazione del ‘Cardarelli' e ad una concreta ed immediata riduzione della spesa sanitaria, potrebbero essere destinati alla prevenzione ed ai servizi territoriali. Senza contare che la presenza della ‘Cattolica' nel centro frentano consentirebbe di attrarre utenza dalla fascia adriatica, in parallelo con quanto accade per ‘Neuromed' con riferimento all'area dell'alta Campania e del basso Lazio, contribuendo a far lievitare la mobilità attiva della Regione Molise". Il dibattito è aperto.

Claudio de Luca

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