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23-04-2012, 1:27 • Campobasso • Politica

I Comuni incassano, ma non possono assumere. In Molise né incassano né assumono!

Il tormentato via libera offerto al decreto sul federalismo municipale ha fatto riaccendere il dibattito sulle tasse locali, alla luce della "semilibertà" fiscale che, già da quest'anno, permette: 1) ai Comuni di ritoccare l'addizionale Irpef; 2) alle Province di alzare l'imposta sull'"rc auto".

Nel 2010, ultimo anno di "blocco" totale, le entrate tributarie degli enti locali territoriali lievitarono di un miliardo e 300 milioni di euro (il 7% in più rispetto al 2009; un bottino quadruplo rispetto a quello che i Sindaci potrebbero ottenere oggi se decidessero tutti quanti di sfruttare al massimo il riavvio delle aliquote offerto dal decreto federalista). Questo è possibile grazie alla tarsu, la tassa sul Servizio-rifiuti, che ha rappresentato l'unica voce esclusa dal congelamento e che, anche in questo periodo, ha potuto subire ritocchi e aggiustamenti per portare il livello delle entrate sempre più vicino al costo del servizio. In un solo anno, mentre gli introiti dell'ici, dell'addizionale irpef, dell'imposta sulla pubblicità e della tassa sugli spazi pubblici continuavano il loro tranquillo tran-tran, gli incassi della tarsu sono lievitati del 15,8%.

UN "MONDO" LOCALE IN MOVIMENTO - Ma i rifiuti non sono l'unico incremento a cifra doppia registrato dai bilanci locali. Le tariffe per i principali servizi (dagli asili-nido alle mense) sono aumentate - in media - dell'8% in un anno, spinte soprattutto dai Comuni di Piemonte, Lombardia e Liguria che le hanno incrementate (sempre in media) del 23,5%. Nel complesso, i rifiuti e gli altri servizi hanno portato 7,4 miliardi, che rappresentano il 13% in più rispetto al 2009. I consuntivi del 2010 sono stati anticipati da "il Sole-24 ore" che ha già presentato gli incassi annuali realizzati, come rilevati dal monitoraggio effettuato dal Ministero dell'economia dopo di avere registrato i flussi di cassa in tutte le Pubbliche amministrazioni. Se ne è potuto dedurre che gli incassi effettivi dei Sindaci possono essere il frutto di due elementi: a) una revisione di tasse, (quando possibile, e di tariffe; b) una più intensa capacità di riscossione, alimentata dal fatto che le strette ai trasferimenti e le richieste del patto di stabilità hanno aumentato il bisogno di recuperare le entrate in tutti i modi possibili.

Insomma, mentre l'ingresso dei Comuni nel campo della lotta al "nero tributario" sta muovendo i primi passi, molte Amministrazioni si sono mosse con maggiore decisione nel contrasto all'evasione di tasse e tariffe locali. Risultato: nel 2010 le casse locali hanno visto aumentare del 6,6% le entrate dagli asili-nido, del 10,6% gli incassi dei parcheggi a pagamento, mentre le mense sono cresciute del 4,6%, arrivando a valere più di 620 milioni all'anno; e gli impianti sportivi hanno prodotto addirittura il 26,6% di entrate in più rispetto a 12 mesi prima. Sono cresciute del 10,8%, sfiorando gli 1,1 miliardi, anche le risorse che rientrano nel calderone degli "altri servizi pubblici" (comprendono i rientri per le varie forme di assistenza, le entrate legate alle attività più varie dai permessi di sosta ai tickets per le agevolazioni, sino alle iniziative ricreative per giovani, anziani e famiglie). Unica voce in controtendenza, i teatri e i musei che, rispetto al 2009, hanno visto diminuire gli incassi dello 0,6% mentre - in due anni - hanno perso per la strada l'11,9%.

Come si è accennato, sono i rifiuti l'unica voce del 2010 ad avere gonfiato le entrate tributarie. In qualche caso, il dato è spinto anche dalla scelta di alcune città che, dopo la sentenza n. 238 del 2009, con cui la Consulta ha deciso che la tariffa è in realtà un tributo, hanno riportato le entrate Tia in bilancio nel 2010. Questo elemento entra però in gioco in un numero limitato di Comuni, anche perché il caos seguito alla pronuncia costituzionale ha prodotto nelle amministrazioni un ampio ventaglio di scelte contabili. La Tia, poi, è stata introdotta in meno di un sesto dei Comuni italiani; ed anche al Sud, dov'è quasi assente, la voce Tarsu cresce del 15,5%, in linea con la dinamica nazionale. Del resto, quella sui rifiuti è l'unica tassa che - nel 2008 - è stata esclusa dal blocco generalizzato al fisco locale, proprio per consentire ai Comuni di avvicinarsi progressivamente al pareggio fra le entrate ed i costi del servizio. Rimandato per anni, ora il passaggio dalla tassa alla tariffa diventa un appuntamento obbligato per tutti i Comuni, e impone di portare le entrate allo stesso livello delle uscite. Ma un adeguamento automatico imporrebbe aggiustamenti troppo drastici alle richieste dei Sindaci, come mostrano anche le esperienze iniziali della minoranza di Comuni che già hanno introdotto la tariffa. Per gli altri servizi, gli aumenti degli incassi sono generalizzati, e confermano la critica che era stata rivolta dagli stessi primi cittadini al blocco dei tributi: dovendo far quadrare i conti e centrare il patto di stabilità con trasferimenti ridotti e fisco bloccato, la leva tariffaria rischia di essere sovra-utilizzata. Con un problema aggiuntivo: a differenza delle addizionali, che sono progressive, le tariffe (per esempio quelle dei parcheggi) non distinguono fra chi ha redditi alti e bassi, e in molti casi (si pensi agli asili-nido) si concentrano proprio su chi ha più bisogno.

La manovra economica della scorsa estate ha introdotto stringenti vincoli alle autonomie locali sia sul fronte delle nuove possibili assunzioni, sia sulla riduzione della spesa per il personale. In particolare, le disposizioni (contenute negli articoli 9 e 14 del Dl n. 78 del 2010 hanno di fatto imposto una forte limitazione alla piena autonomia organizzativa dei Comuni. Ciò avviene nello stesso momento in cui i singoli enti stanno perfezionando l'attuazione della riforma della Pubblica amministrazione, il cui elemento (fortemente innovativo) è proprio la spinta alla valorizzazione del merito e della produttività dei dipendenti.

Sul versante della spesa, la manovra economica ha eliminato qualunque possibilità di deroga alla riduzione del costo del personale previsto dalla finanziaria (legge n. 296 del 2006). Requisito indispensabile per poter rinforzare i propri organici e reclutare nuove risorse è il possesso di una incidenza della spesa per il personale pari o inferiore al 40% di quella corrente. In ogni caso, chi è in regola con i conti ha la possibilità di assumere a tempo indeterminato - nel limite del turn over rispetto all'anno precedente - se si tratta di un Comune con una popolazione al di sotto dei 5mila abitanti; e, nel limite del 20% dei dipendenti cessati dal servizio l'anno prima, se l'ente in questione è soggetto al patto di stabilità.

Una deroga è stata comunque prevista dal comma 118, art. 1, della legge di stabilità: negli enti in cui l'incidenza delle spese di personale sia pari, o inferiore, al 35% delle spese correnti sono ammesse le assunzioni a copertura integrale del turn over al fine di consentire l'esercizio delle funzioni fondamentali di polizia locale previste dall'art. 21, comma 3, lettera b), della legge n. 42 del 2009. Relativamente alle modalità di computo delle spese di personale per verificare il rispetto delle "regole", pare ormai chiarito che continuano ad applicarsi i criteri dettati dalla circolare del Ministero dell'Economia e delle finanze n. 9 del 2006 e le indicazioni fornite dalla Corte dei conti, Sezione autonomie, nella delibera n. 16 del 2009. Restano, invece, ancora fortissime perplessità in ordine al calcolo del rapporto che intercorre tra la spesa del personale e la spesa corrente; tale tematica è di particolare delicatezza e urgenza, in quanto la corretta definizione di questo indice costituisce il prerequisito per effettuare ogni tipo di reclutamento.

LA SITUAZIONE MOLISANA - Tutto ciò posto, il lettore molisano non ha l'impressione che la P.a. della 20.a regione cammini come il gambero; che, anzi, addirittura se ne rimanga ferma, mentre tutto il resto le corre intorno?

Claudio de Luca

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