31-01-2012, 22:53 • Campobasso • Cronaca
La vicenda "Infiltrato": quando i cronisti si fermano alla frontiera dei fatti
"L'infiltrato" è una testata on line molisana che, ultimamente, ha perduto - in un colpo solo - gli apporti professionali del Direttore responsabile Pasquale Di Bello e del giornalista di punta Michele Mignogna. La collaborazione era iniziata l'estate scorsa, preceduta da un forte battage pubblicitario, alimentato dalla stessa Redazione. Al contrario, la sparizione dei due dall'organico redazionale non è stata "coperta" col medesimo fervore originario. E' stato per questo che la pubblica opinione ha preso a domandarsi cosa mai sia accaduto nella Fortezza "Bastiani" pentra. Però, a soddisfare il quesito, è intervenuto solamente un comunicato-stampa, persino faticoso da rinvenire. Scorriamone i contenuti.
"Dopo di esserci confrontati - questo l'incipit prosastico - abbiamo deciso di far luce sugli eventi legati alla nascita di un nuovo polo informativo molisano, volendo chiarire, a chi avesse visto nella nostra presenza una garanzia per il progetto, che siamo estranei all'iniziativa. Non la appoggiamo né la sosteniamo, a differenza di quanto era stabilito nei progetti iniziali e nonostante le chiacchiere di chi - probabilmente per accreditarsi - ci ha tirato in ballo fino a qualche giorno fa, almeno sinché non abbiamo deciso di cambiare Direttore. Il progetto era nato per includere le voci fuori dal coro, creando un gruppo compatto, di cui ha fatto parte - per un periodo limitato - anche Pasquale Di Bello nei cui confronti il rispetto non è mai mancato; tanto che, spesso e volentieri, è stata la Redazione a guidare il Direttore e non viceversa, com'è normale che sia in qualunque squadra che funzioni. Successivamente, l'idea di inclusione iniziale, che ha animato il progetto, si è trasformata in una esclusione ad orologeria, dove - day by day - si veniva inconsapevolmente estromessi e dove la chiarezza, che è alla base di ogni rapporto, ha lasciato il posto ad ambiguità e ad iniziative di cui si veniva a conoscenza solo in via indiretta.
"Un altro dei motivi che ci ha spinto a dimissionare il Direttore - conclude la nota - riguarda la mancanza di trasparenza su chi economicamente reggerà l'iniziativa. Per quanto ci riguarda, non prendiamo e non prenderemo mai soldi né da Vitagliano né tantomeno da Patriciello. Questo non significa che altri lo faranno, ma noi preferiamo mettere le cose in chiaro per cui ognuno è libero di scegliersi il proprio padrone. Noi non ne vogliamo".
A volte - nel nome della libertà di stampa - si ritiene di potere essere autorizzati a dire cose poco piacevoli, quali che siano; o magari a citare fatti che, da altri, potrebbero essere considerati infamanti; od anche legittimati a sostenere la veridicità di circostanze potenzialmente atte a denigrare. Purtroppo, mentre esistono leggi per proteggere la diffusione delle libere opinioni, non v'è norma alcuna in grado di proteggere: 1) la gente dalla Stampa; 2) gli stessi giornalisti da eventuali personalissimi concetti di libertà intimamente nutriti. Cosicché, bene spesso, si ritiene di potere scrivere ai danni (o per il vantaggio) di chiunque, usando toni che fuoriescano dalle righe.
In alcuni casi, si pretenderebbe addirittura che certi comportamenti non possano manco essere contestati; e si finisce con l'atteggiare il viso a stupore quando personaggi, o gente comune, reiteratamente colpiti, ritengano di dovere ricorrere al Giudice penale (o, più spesso, a quello civile) per denunciare le afflizioni cartacee patite. Cercando e ritrovando (all'occorrenza anche infiocchettando) situazioni e fatti della vita da rovesciare sui nemici (che spesso sono soltanto ex-amici), si vorrebbe potere ammannire indiscrezioni, che potrebbero risultare fasulle, quasi sempre riciclate dagli spettegulesss fatti circolare con perizia da chi abbia interesse a diffonderli, avendo però l'ardire di difendere cause di presunta libertà. Ed è così che si finisce con il parlare di stravolgimenti e di attentati al libero pensiero, dimenticando che - tecnicamente - una testata concreta pur sempre un'azienda commerciale che, come tale, legittimamente può essere acquistata e venduta, lasciando ai giornalisti che in essa operavano l'ònere di andar via o di restare.
Forse non è proprio questo il caso de "L'infiltrato", seppure vi sia stato chi - come la giornalista Caterina Sottile -, avvertita l'invasività di taluni passaggi del comunicato sopra sintetizzato, ne ha voluto sottolineare i toni ritenuti più esagerati:"Lo stile è quello di "Radio Londra". Si afferma che mai la Redazione si sottoporrà al controllo di Vitagliano e di Patriciello; e che Di Bello, Mignogna e gli altri collaboratori che si apprestano a varare la nuova nave hanno giocato su due fronti. Io credo che la volubilità, l'eccesso di zelo, l'allegro squadrismo non siano doti affidabili per chi deve fare informazione. La prossima volta, prima di toccare certe questioni, si rifletta per qualche minuto. Nella nota è stato scritto ‘Non prendiamo e non prenderemo mai soldi né da Vitagliano né tantomeno da Patriciello. Questo non significa che altri lo faranno, ma noi preferiamo mettere le cose in chiaro, così che ognuno sia libero di scegliersi il proprio padrone'.
"Che bella avanzata coraggiosa - conclude la Sottile -. Ma i soldi i ‘fuggitivi' li prendono o no? Se è la Redazione stessa a metterlo in dubbio (‘ciò non significa che li prendano'), come si permettono poi di fare insinuazioni? E da chi vogliono mantenersi distanti se poi si ammette di non sapere manco se la faccenda dei soldi sia vera o meno. Allora, di cosa stiamo parlando? Ecco, questo è il genere di 'allegro squadrismo' che non fa prendere sul serio chi abbia a praticarlo".
Claudio de Luca
"Dopo di esserci confrontati - questo l'incipit prosastico - abbiamo deciso di far luce sugli eventi legati alla nascita di un nuovo polo informativo molisano, volendo chiarire, a chi avesse visto nella nostra presenza una garanzia per il progetto, che siamo estranei all'iniziativa. Non la appoggiamo né la sosteniamo, a differenza di quanto era stabilito nei progetti iniziali e nonostante le chiacchiere di chi - probabilmente per accreditarsi - ci ha tirato in ballo fino a qualche giorno fa, almeno sinché non abbiamo deciso di cambiare Direttore. Il progetto era nato per includere le voci fuori dal coro, creando un gruppo compatto, di cui ha fatto parte - per un periodo limitato - anche Pasquale Di Bello nei cui confronti il rispetto non è mai mancato; tanto che, spesso e volentieri, è stata la Redazione a guidare il Direttore e non viceversa, com'è normale che sia in qualunque squadra che funzioni. Successivamente, l'idea di inclusione iniziale, che ha animato il progetto, si è trasformata in una esclusione ad orologeria, dove - day by day - si veniva inconsapevolmente estromessi e dove la chiarezza, che è alla base di ogni rapporto, ha lasciato il posto ad ambiguità e ad iniziative di cui si veniva a conoscenza solo in via indiretta.
"Un altro dei motivi che ci ha spinto a dimissionare il Direttore - conclude la nota - riguarda la mancanza di trasparenza su chi economicamente reggerà l'iniziativa. Per quanto ci riguarda, non prendiamo e non prenderemo mai soldi né da Vitagliano né tantomeno da Patriciello. Questo non significa che altri lo faranno, ma noi preferiamo mettere le cose in chiaro per cui ognuno è libero di scegliersi il proprio padrone. Noi non ne vogliamo".
A volte - nel nome della libertà di stampa - si ritiene di potere essere autorizzati a dire cose poco piacevoli, quali che siano; o magari a citare fatti che, da altri, potrebbero essere considerati infamanti; od anche legittimati a sostenere la veridicità di circostanze potenzialmente atte a denigrare. Purtroppo, mentre esistono leggi per proteggere la diffusione delle libere opinioni, non v'è norma alcuna in grado di proteggere: 1) la gente dalla Stampa; 2) gli stessi giornalisti da eventuali personalissimi concetti di libertà intimamente nutriti. Cosicché, bene spesso, si ritiene di potere scrivere ai danni (o per il vantaggio) di chiunque, usando toni che fuoriescano dalle righe.
In alcuni casi, si pretenderebbe addirittura che certi comportamenti non possano manco essere contestati; e si finisce con l'atteggiare il viso a stupore quando personaggi, o gente comune, reiteratamente colpiti, ritengano di dovere ricorrere al Giudice penale (o, più spesso, a quello civile) per denunciare le afflizioni cartacee patite. Cercando e ritrovando (all'occorrenza anche infiocchettando) situazioni e fatti della vita da rovesciare sui nemici (che spesso sono soltanto ex-amici), si vorrebbe potere ammannire indiscrezioni, che potrebbero risultare fasulle, quasi sempre riciclate dagli spettegulesss fatti circolare con perizia da chi abbia interesse a diffonderli, avendo però l'ardire di difendere cause di presunta libertà. Ed è così che si finisce con il parlare di stravolgimenti e di attentati al libero pensiero, dimenticando che - tecnicamente - una testata concreta pur sempre un'azienda commerciale che, come tale, legittimamente può essere acquistata e venduta, lasciando ai giornalisti che in essa operavano l'ònere di andar via o di restare.
Forse non è proprio questo il caso de "L'infiltrato", seppure vi sia stato chi - come la giornalista Caterina Sottile -, avvertita l'invasività di taluni passaggi del comunicato sopra sintetizzato, ne ha voluto sottolineare i toni ritenuti più esagerati:"Lo stile è quello di "Radio Londra". Si afferma che mai la Redazione si sottoporrà al controllo di Vitagliano e di Patriciello; e che Di Bello, Mignogna e gli altri collaboratori che si apprestano a varare la nuova nave hanno giocato su due fronti. Io credo che la volubilità, l'eccesso di zelo, l'allegro squadrismo non siano doti affidabili per chi deve fare informazione. La prossima volta, prima di toccare certe questioni, si rifletta per qualche minuto. Nella nota è stato scritto ‘Non prendiamo e non prenderemo mai soldi né da Vitagliano né tantomeno da Patriciello. Questo non significa che altri lo faranno, ma noi preferiamo mettere le cose in chiaro, così che ognuno sia libero di scegliersi il proprio padrone'.
"Che bella avanzata coraggiosa - conclude la Sottile -. Ma i soldi i ‘fuggitivi' li prendono o no? Se è la Redazione stessa a metterlo in dubbio (‘ciò non significa che li prendano'), come si permettono poi di fare insinuazioni? E da chi vogliono mantenersi distanti se poi si ammette di non sapere manco se la faccenda dei soldi sia vera o meno. Allora, di cosa stiamo parlando? Ecco, questo è il genere di 'allegro squadrismo' che non fa prendere sul serio chi abbia a praticarlo".
Claudio de Luca
Focus
I grillini, i soldi restituiti e lo strano problema dei consiglieri regionali: 40 inviti di nozze all'anno
Succede anche questo a Palazzo Moffa. Antonio Federico e Patrizia Manzo hanno restituito 15mila euro, gran parte degli stipendi appena ricevuti. Sul web ricevono decine di messaggi di complimenti, ma nel Palazzo alcuni colleghi consiglieri gli fanno notare: «Vogliamo vedere come farete quando, come noi, riceverete quaranta inviti di matrimonio all'anno....».
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Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.
Antonio Di Rocco, di professione Boh !
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