22-09-2011, 23:56 • Campobasso • Politica
Assilli ittici: meglio la trota del Po o il cavèdano del Trigno?

Il primo titolo lo aveva sparato "Prima pagina Molise:"La trota del Po ed il cavèdano del Trigno. Cristiano Di Pietro ‘operatore ecologico' della politica molisana", con aperta allusione all'uso della granata che il neo-candidato alle "regionali" aveva minacciato per spazzare via l'universo mondo politico locale al fine di "ricompattarlo" più proficuamente.
Per di più l'articolo di "Ppm" rilevava che, se la Destra era già presidiata, al Nord, da quella trota del Po, rappresentata dal figliolo dell'Umberto, a Sinistra compariva un contraltare nel cavèdano del Trigno, dal momento che il leader dell'Idv aveva l'intenzione (come poi è accaduto) di lanciare il prodotto dei suoi magnanimi lombi nell'agone locale. "E'il trionfo dell'inopportunità e dell'opportunismo", ha dichiarato Francesco Storace de "La Destra". "In Molise si sta perpetrando un abuso che investe la credulità popolare, con manifesti su cui il cognome Di Pietro lascia intendere che ad essersi candidato sia il padre e non il figlio".
Per Tonino, quello senior, la polemica non ha senso; e lo ha ripetuto in tutte le salse alla gran parte dei quotidiani nazionali ed alle testate televisive che, dopo la levata di scudi dell'Idv termolese, hanno voluto occuparsi della faccenda. "Mio figlio Cristiano non comincia a fare politica da oggi; la pratica.da dieci anni. Ha cominciato con me sin da quando ho fondato il Partito. Dapprincipio attaccava i manifesti al muro; poi è diventato consigliere nel Comune natale ed infine è stato eletto nel Consiglio provinciale. Adesso vuole conquistare uno scranno alla Regione Molise. Cosa c'è di male?". Per analogia, gli dà ragione il candidato-Presidente Frattura, il cui papà è stato Presidente della Giunta regionale in altri tempi:"E' vero che, quando si sia figli di qualcuno, non si debba essere agevolati; però non si deve manco essere penalizzati. Perciò, teniamoci lontani dal gossip e dedichiamoci ai veri contenuti di questa campagna elettorale".
In un certo senso, il principale avversario di Iorio ha ragione perché i fatti sono questi: di figli di papà in politica ce n'è sempre stati. Basti pensare a personaggi di Destra come di Sinistra quali i Craxi (Bobo e Stefania), Massimino D'Alema, Giuseppe Cossiga, Alessandro Forlani, Enrico La Loggia ed Antonio Martino. Perciò viene da chiedersi come mai, questa volta, la candidatura del figliolo di Dì Pietro sia stata subito sbertucciata, dopo di essere stata accostata a quella di Renzo Bossi, subito soprannominato - universalmente - il Trota.
Presumibilmente, in Molise si è cominciato soltanto per lanciare una battutaccia, dal momento che associare la trota del Po al cavèdano (o al céfalo) del Trigno è argomento ben facile. Perciò qualcuno, pensando al "Bossino" (che ha preso subito il posto di Francesco Totti a "Striscia la notizia", diventando il popolare personaggio di tante barzellette), ha ritenuto che si trattasse solo di notazioni caricaturali. Ma, nel caso di Cristiano, non pare che possa esservi soltanto questo, considerata pure la differenza che corre tra i curricula di quei due pàrgoli oramai cresciuti.
Del "Dipietrino" si udì parlare nel 2007, quando cominciò ad essere citato, assieme a suo papà ed ai fratellastri Anna e Toto, nella denominazione della Società An.to.cri. (che poi erano le iniziali dei tre) a cui erano stati intestati gli immobili di Roma e di Milano, acquistati e poi affidati in locazione al Partito per una cifra leggermente superiore al'importo del mutuo da pagare. Più tardi gli echi della vicenda si smorzarono, così come si attenuarono i contenuti di quell'altra storia che indusse Cristiano a "dimettersi" dall'Idv in seguito alle intercettazioni della Procura di Napoli, effettuate nell'ambito dell'inchiesta "Global service". Ora i fatti paralleli che concernono i due leaders ci fanno ricordare che, ai tempi di "Mani pulite", Bossi e di Pietro incarnavano (il primo nelle piazze, il secondo nei tribunali) i simboli di una rivoluzione tramite cui tutti avevamo sperato che potesse essere abbattuto un sistema che, però, oggi sono in molti a ritenere che venga tradito proprio in grazia dell'ostinazione della coppia di trovare un posto ai figli, per di più in una carica elettiva che comporta ragguardevoli privilegi.
Ecco perché il quisque de populo si domanda cosa mai stia accadendo proprio in un campo in cui mai avrebbe pensato di vedere riprodurre erbacce già estirpate. Ma come, il Commissario Manetta (copyright Corrado Sala) e l'Umberto sono diventati identici, almeno nei comportamenti familistici, ai Forlani, ai Craxi, dopo di avere contribuito all'allontanamento di questi ultimi dal firmamento politico nazionale? Non è ben strano che, proprio loro, si siano attrezzati per fare fruttare il proprio cognome nel mondo dei suffragi elettorali? Ed ecco perché la gente ha pensato subito che l'acqua in cui ora vorrebbe nuotare il "cavèdano" in definitiva è la stessa in cui già sta già sguazzando il "trota" da qualche anno.
Or dunque, in tale ottica, potrebbe non far sorridere la precisazione del senatur quando ricorda che il pesciolino del Nord ha corso da solo, vedendo riversare sul proprio nome una montagna di preferenze? Cosa ci sarebbe da meravigliarsi, considerato che è facile prevedere che saranno tante pure quelle che pioveranno addosso al Cristianuccio nostrano. Ma, pensa la gente, si tratterebbe comunque di sinecure garantite, seppure i due "pesci" rossi non possano non avere i medesimi diritti dei loro papà, a cominciare da quello di vivere bene, raggranellando - dopo appena cinque anni un vitalizio esentasse che supererebbe i 2.300 euro, avendo avuto magari solo il merito di avere affisso qualche manifesto elettorale in gioventù, il primo tra i lumbard ed il secondo tra i campuasciàne.
Ecco, si domandano gli elettori, ma questi benedetti figlioli non potevano tirare quotidianamente le loro otto ore di lavoro, standosene seduti alla cassa di un centro commerciale per 1.000 euro o in una fabbrichetta per 1.200 o magari continuando a fare i "questurini" per 1.300 euro al mese? Girare col trattore per i campi no, innanzitutto perché sarebbe stato molto più faticoso e poi perché sa farlo bene già papà. Quando al giovane Trota, intellettualmente tanto vivace, perché continuare a ciucciare chinotti al tavolino di un bar oppure a tirare tardi con gli amici quando è di gran lunga meglio vivere con una doviziosissima indennità parlamentare?
Ecco perché sono in molti a pensare che Bossi e Di Pietro, entrambi statisti col sigaro, hanno fatto il miracolo di far comprendere appieno al colto ed all'inclita, con questo loro comportamento, quanto possa rivelarsi cosa facile l'arte del parlare. Ha detto ancora Storace:"Il paparino ha sostenuto che, in fondo, il figliolo chiede preferenze; e che, quindi non ha privilegi, perché non è nominato. Ma il manifesto con la sveglia è interessante perché il giovanotto vorrebbe appendere quell'oggetto al collo degli elettori. In effetti. si guarda bene dall'accennare al proprio nome di battesimo. Dice solo ‘in Molise, votate Di Pietro'. Punto e basta. In realtà, con le preferenze, oggi si eleggono anche i familiari".
Claudio de Luca
Per di più l'articolo di "Ppm" rilevava che, se la Destra era già presidiata, al Nord, da quella trota del Po, rappresentata dal figliolo dell'Umberto, a Sinistra compariva un contraltare nel cavèdano del Trigno, dal momento che il leader dell'Idv aveva l'intenzione (come poi è accaduto) di lanciare il prodotto dei suoi magnanimi lombi nell'agone locale. "E'il trionfo dell'inopportunità e dell'opportunismo", ha dichiarato Francesco Storace de "La Destra". "In Molise si sta perpetrando un abuso che investe la credulità popolare, con manifesti su cui il cognome Di Pietro lascia intendere che ad essersi candidato sia il padre e non il figlio".
Per Tonino, quello senior, la polemica non ha senso; e lo ha ripetuto in tutte le salse alla gran parte dei quotidiani nazionali ed alle testate televisive che, dopo la levata di scudi dell'Idv termolese, hanno voluto occuparsi della faccenda. "Mio figlio Cristiano non comincia a fare politica da oggi; la pratica.da dieci anni. Ha cominciato con me sin da quando ho fondato il Partito. Dapprincipio attaccava i manifesti al muro; poi è diventato consigliere nel Comune natale ed infine è stato eletto nel Consiglio provinciale. Adesso vuole conquistare uno scranno alla Regione Molise. Cosa c'è di male?". Per analogia, gli dà ragione il candidato-Presidente Frattura, il cui papà è stato Presidente della Giunta regionale in altri tempi:"E' vero che, quando si sia figli di qualcuno, non si debba essere agevolati; però non si deve manco essere penalizzati. Perciò, teniamoci lontani dal gossip e dedichiamoci ai veri contenuti di questa campagna elettorale".
In un certo senso, il principale avversario di Iorio ha ragione perché i fatti sono questi: di figli di papà in politica ce n'è sempre stati. Basti pensare a personaggi di Destra come di Sinistra quali i Craxi (Bobo e Stefania), Massimino D'Alema, Giuseppe Cossiga, Alessandro Forlani, Enrico La Loggia ed Antonio Martino. Perciò viene da chiedersi come mai, questa volta, la candidatura del figliolo di Dì Pietro sia stata subito sbertucciata, dopo di essere stata accostata a quella di Renzo Bossi, subito soprannominato - universalmente - il Trota.
Presumibilmente, in Molise si è cominciato soltanto per lanciare una battutaccia, dal momento che associare la trota del Po al cavèdano (o al céfalo) del Trigno è argomento ben facile. Perciò qualcuno, pensando al "Bossino" (che ha preso subito il posto di Francesco Totti a "Striscia la notizia", diventando il popolare personaggio di tante barzellette), ha ritenuto che si trattasse solo di notazioni caricaturali. Ma, nel caso di Cristiano, non pare che possa esservi soltanto questo, considerata pure la differenza che corre tra i curricula di quei due pàrgoli oramai cresciuti.
Del "Dipietrino" si udì parlare nel 2007, quando cominciò ad essere citato, assieme a suo papà ed ai fratellastri Anna e Toto, nella denominazione della Società An.to.cri. (che poi erano le iniziali dei tre) a cui erano stati intestati gli immobili di Roma e di Milano, acquistati e poi affidati in locazione al Partito per una cifra leggermente superiore al'importo del mutuo da pagare. Più tardi gli echi della vicenda si smorzarono, così come si attenuarono i contenuti di quell'altra storia che indusse Cristiano a "dimettersi" dall'Idv in seguito alle intercettazioni della Procura di Napoli, effettuate nell'ambito dell'inchiesta "Global service". Ora i fatti paralleli che concernono i due leaders ci fanno ricordare che, ai tempi di "Mani pulite", Bossi e di Pietro incarnavano (il primo nelle piazze, il secondo nei tribunali) i simboli di una rivoluzione tramite cui tutti avevamo sperato che potesse essere abbattuto un sistema che, però, oggi sono in molti a ritenere che venga tradito proprio in grazia dell'ostinazione della coppia di trovare un posto ai figli, per di più in una carica elettiva che comporta ragguardevoli privilegi.
Ecco perché il quisque de populo si domanda cosa mai stia accadendo proprio in un campo in cui mai avrebbe pensato di vedere riprodurre erbacce già estirpate. Ma come, il Commissario Manetta (copyright Corrado Sala) e l'Umberto sono diventati identici, almeno nei comportamenti familistici, ai Forlani, ai Craxi, dopo di avere contribuito all'allontanamento di questi ultimi dal firmamento politico nazionale? Non è ben strano che, proprio loro, si siano attrezzati per fare fruttare il proprio cognome nel mondo dei suffragi elettorali? Ed ecco perché la gente ha pensato subito che l'acqua in cui ora vorrebbe nuotare il "cavèdano" in definitiva è la stessa in cui già sta già sguazzando il "trota" da qualche anno.
Or dunque, in tale ottica, potrebbe non far sorridere la precisazione del senatur quando ricorda che il pesciolino del Nord ha corso da solo, vedendo riversare sul proprio nome una montagna di preferenze? Cosa ci sarebbe da meravigliarsi, considerato che è facile prevedere che saranno tante pure quelle che pioveranno addosso al Cristianuccio nostrano. Ma, pensa la gente, si tratterebbe comunque di sinecure garantite, seppure i due "pesci" rossi non possano non avere i medesimi diritti dei loro papà, a cominciare da quello di vivere bene, raggranellando - dopo appena cinque anni un vitalizio esentasse che supererebbe i 2.300 euro, avendo avuto magari solo il merito di avere affisso qualche manifesto elettorale in gioventù, il primo tra i lumbard ed il secondo tra i campuasciàne.
Ecco, si domandano gli elettori, ma questi benedetti figlioli non potevano tirare quotidianamente le loro otto ore di lavoro, standosene seduti alla cassa di un centro commerciale per 1.000 euro o in una fabbrichetta per 1.200 o magari continuando a fare i "questurini" per 1.300 euro al mese? Girare col trattore per i campi no, innanzitutto perché sarebbe stato molto più faticoso e poi perché sa farlo bene già papà. Quando al giovane Trota, intellettualmente tanto vivace, perché continuare a ciucciare chinotti al tavolino di un bar oppure a tirare tardi con gli amici quando è di gran lunga meglio vivere con una doviziosissima indennità parlamentare?
Ecco perché sono in molti a pensare che Bossi e Di Pietro, entrambi statisti col sigaro, hanno fatto il miracolo di far comprendere appieno al colto ed all'inclita, con questo loro comportamento, quanto possa rivelarsi cosa facile l'arte del parlare. Ha detto ancora Storace:"Il paparino ha sostenuto che, in fondo, il figliolo chiede preferenze; e che, quindi non ha privilegi, perché non è nominato. Ma il manifesto con la sveglia è interessante perché il giovanotto vorrebbe appendere quell'oggetto al collo degli elettori. In effetti. si guarda bene dall'accennare al proprio nome di battesimo. Dice solo ‘in Molise, votate Di Pietro'. Punto e basta. In realtà, con le preferenze, oggi si eleggono anche i familiari".
Claudio de Luca
Focus
I dieci comandamenti di Domenico Iannacone, torna in tv con un programma tutto suo
Il giornalista molisano racconta la sua nuova trasmissione che parte il 13 maggio su Rai Tre. «Abbiamo percorso una strada nuova facendo una inchiesta morale, una cosa che in Italia non si faceva da tempo». E ci sarà anche una storia girata a Campobasso.
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