Un vestito per il Molise, ombelico del mondo, terra di mezzo tra opposti ed eccessi
Da tempo immemore, in quello che fu già Contado di Molise, si agitano esemplari di politicanti fortemente longevi che se ne stanno sulla breccia (e non solo su quella) almeno dagli Anni '70. Sarebbe agevole citarne i nomi, ma è preferibile non farlo per carità di patria. Da qualche tempo questa regione è diventata il luogo in cui detta genìa riesce persino a partorire (per darle in pasto agli elettori) molte più sigle di quante ne consentirebbe la miserabile demografia del territorio. Ne conseguono due re cord negativi; ma qualcuno, rovesciando il giudizio, ne vede la positività perché - grazie alla Dea bendata - si può fruire dell'apporto "disinteressato" di politici di lungo corso che poi sono gli stessi che riemergono sotto nuove spoglie. Perciò ne concludono che il settore mostrerebbe una notevole vivacità esprimendo, assieme agli acrònimi, anche idee, sempre più aggiornate, sicuramente vantaggiose per la popolazione nella sua totalità. Tutta fuffa! E, una volta tanto, la Dea bendata farebbe meglio a scoprirsi gli occhi, a guardare le cose come sono, facendosi i fatti propri.
Nonostante la politica politicante, in Molise si campa discretamente in grazia degli stipendi e delle pensioni che arrivano da Roma e soddisfano le esigenze delle famiglie. Per il resto, di produttività reale, è meglio non parlare. In forza di questo benessere a buon mercato, i nostri figli hanno imparato a tirar mattina; peccato che - per sposarsi - debbano poi cominciare a tirar tardi, necessitati (come sono) a mettere al mondo dei figli solo quando il tenore di vita non ne riesca turbato. Sicuramente, in tutto questo, c'è anche un filo di egoismo, o di egocentrismo.
I giovani non pensano al futu ro e si concentrano soprattutto sul presente; stanno accorti a conseguire solo comodità. Siamo la regione con un tasso altissimo di proprietari di case e possiamo vantare un primato per gli immobili che trae origine dalla matrice antica e re alistica che ha sempre collegato i Molisani al mattone ed alla terra piuttosto che al capitale finanziario. Una maniera per concretare quel familismo atavico che poi si trasforma in "focolare domestico" e che trasmuta il mammismo ende mico nell'utero abitativo. Nell'abbondanza del numero dei telefonini c'è tutta la vocazione molisana alla chiacchiera, allo sfogo, alla voglia di prolungare la casa anche oltre i mattoni. C'è la paura della solitudine e la predilezione per la cultura orale. Il cellulare diventa una sorta di cordone ombelicale invisibile che ci lega ancora a mamme, a fidanzate, ad amanti e ad amici che se ne stanno da un'altra parte ma che possono incombere ad ogni istante sul nostro quotidiano. Un altro primato è quello delle "case mobili"; o, come le appellava il vate Gabriele d'Annunzio, delle "alcove d'acciaio". Abbiamo un elevato numero di autovetture pro capite, peraltro originatosi per il semplice fatto di essere diventati frequentatori dello stazzo economico degli ovini-Fiat sin dagli Anni ‘70.
Siamo noti per essere la regione dove la vita scorre monòtona e la delinquenza è quasi esclusivamente d'importazione. Il clima non ci aiuta più perché, dopo la comparsa del lago di Guardialfiera, le serate e le nottate d'inverno sono diventate nebbiose peggio di quelle della pianura padana. D'estate, l'umidità delle serate termolesi fa scappare i turisti che pure vorrebbero affollare le strade. Periodicamente, o diluvia o prevale la siccità, al punto che ne soffrono tanti luoghi in cui le frane sono all'ordine del giorno. Anche la vita culturale comincia ad apparire stagnante; mentre, nei centri storici, quella reale perde sempre più piede. Il Molisano si rende lieve la vita adattandosi a conferenze di vario tenore, spesso improvvisate ed improvvide, per cui viene praticato l'invito coatto per evitare che l'impresa si svolga dinanzi a quattro sèggiole occupate. Per il resto, la vita rimane sorretta dal senso del comico (che non viene mai meno) e dall'allegria conviviale. Però, se non difetta il senso della comitiva, è carente quello della comunità. Le compagnie si formano e si trasformano, delineandosi in ristretti gironi, che rimangono impermeabili gli uni agli altri.
Siamo la regione con una forte aliquota di comuni-polvere; vale a dire di comunità che, pur essendo "morte" nei fatti, comunque non vogliono morire. Perciò, non si sognerebbero mai di regredire a "municipio" per fondersi in una realtà comunale più grande. Abbiamo tutti una vocazione: quella del legulèo; però lasciamo molto a desiderare quando dobbiamo osservare la legge. Per fortuna, avendo compreso che l'apertura di vertenze giudiziarie è inutile e costosa, abbiamo perduto l'inveterata atàvica vocazione ad attaccar briga. Tutto questo dimostra che siamo stati la culla di un diritto a cui, dopo di avere dato questo primo ricovero, abbiamo fornito pure una bara. Per il Molisano, la prima ha due piazze (una per il diritto ed una per il rovescio) e può ospitare una coppia di gemelli (Diritto e Dritto) oppure i loro cugini (Romolo e Remo-contro).
Forse i discendenti di Cuoco pensano di essere i più intelligenti d'Italia. Di certo sono i più furbi, i più vivi, in quanto a fantasia e ad individualismo. Lascio perdere gli altri primati gastronomici, cantati da vati di professione che vantano i piatti di questo o di quell'altro borgo, definiti unici sebbene si tratti di specialità ripetute in mille altre salse nelle altre venti regioni della Penisola, fatte le dèbite eccezioni. Questa indulgenza verso i "giacimenti gastronomici" mi fa riandare con la mente a due vecchi amici (siciliano l'uno, calabrese l'altro) che in un convivio avevano preso a discutere, tra un calice e l'altro, della tipicità dei fusilli. Il primo ascriveva quel piatto alla Trinàcria, il secondo alla terra che aveva "rapito" Virgilio. Quando appresero da me che pure in Molise si trattava di un piatto tipico, restarono di sasso.
Questo è il Molise, una regione con molto "umor proprio", rattoppata al punto che mal si comprende cosa abbia a che fare Venafro con Termoli (a cominciare dal dialetto). Il territorio, "disegnato" male sin dalle linee geografiche, è cresciuto disteso tra Puglia, Campania ed Abruzzo; ma, siccome gli si vuol bene, lo si vede allungato dal Sud al Centro dell'Italia e si pensa che sia l'ombelico del mondo. La regione rappresenta il luogo del compromesso strisciante e incessante dove i politici trovano sempre una via di mezzo, un accordo sottobanco; qui il bianco può farsi nero ed il credente diventa àteo; la regola infrazione ed il liscio gasato naturale come la Ferrarelle. Da lungo tempo, il Molisano vive in una sorta di coma volontario da cui nessuno sa decidere se risvegliarsi o se finire. Si sopravvive, si vivacchia alla giornata come un lungodegente disteso nel centro del letto. Si evita persino di girarsi sul lato destro o su quello mancino perché una tale opzione potrebbe già significare qualcosa.
Claudio de Luca
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Personaggi/4 Di Rocco, di professione Boh!
di nicola dell'omo
Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.
Antonio Di Rocco, di professione Boh !
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