La nutella della notte: Telemolise cult e la massa critica di Moby dick
Nella foto, Manuele Martelli, in equilibrio sul futuro

Da qualche giorno Telemolise è diventata la mia Tv cult. Prima lo spot sui canili, poi la diretta con Michele Iorio. Guardare Telemolise è diventato come mangiare nutella alle due di notte, dopo aver lavato i denti: una cosa pericolosa ma inevitabile. La strana affascinazione merita una meditazione profonda. Ne faremo una rubrica: La nutella della notte
Moby Dick, ore 21.00
Cultura, opportunità per il futuro?
Stasera un incontro al vertice per parlare di Cultura. In studio, Manuele Martelli, ideatore di un contestato Concorso letterario regionale, che invece ha riscosso un inatteso successo proprio tra i giovanissimi studenti. Lo scrittore Pier Paolo Giannubilo, Sandro Arco, direttore della Fondazione Molise Cultura e l'immanente architetto Franco Valente. In collegamento da Termoli, l'assessore Nicola Occhionero e Patrizia Pano. Su tutti, Mincozzi, capitano Achab del suo Moby Dick.
Martelli sembra lì per discutere la tesi di fronte al Magnifico. Parla del concorso dicendo: esso si articola..esso prevede e dice che la cultura non è di destra nè di sinistra. Noi nostalgici del comunismo già sentiamo aria di 'luogocomunismo'.
Arco, bello e tenebroso, è un po' abbacchiato. Minicozzi gli chiede perchè la Fondazione non decolla. Lui incassa ma dice che intanto la Fondazione si guarda attorno, osserva cosa fanno gli altri, fuori dal Molise. Prima di dare la parola a Valente, Minicozzi annuncia il goal dell'Inter. Evvai con la prima cucchiaiata di nutella. Giannubilo mi rialza subito il morale e ci mette in guardia dalle provincializzazioni dei saperi.
Occhionero, assessore alla Cultura alla Provincia di Campobasso, da Termoli, esordisce con: "La Fondazione non serviva! Le solite robe clientelari" ecc ecc. Mi ha subito immalinconito il povero Sandrino; ma in fondo ha svegliato l'assessore che è in lui e Fondazione o meno, a un certo punto il seggio elettorale s'è aperto, ed è subito sera prima delle elezioni. Franco Valente, folle e incontenibile: In molise se apri una fabbrica di cappelli, nascono tutti senza testa. Io dico che se è nato Franco Valente, non dobbiamo preoccuparci. Tranne quando dice che per lui l'Unità d'Italia è un lutto e che Garibaldi ha annesso il Meridione, non l'ha unito al nord. Il milanese che c'è in me s'era un po' agitato ma poi ha proposto una gestione geopolitica della Cultura molisana partendo, solo per fare un esempio, dai fiumi: il festival del Biferno, il Festival del Fortore, del Trigno, del Volturno. Con tutto l'indotto di professionalità e professioni che si potrebbe mettere in circolo. Un giovane scrittore chiede consiglio a Giannubilo e lui dice, più o meno: "Non farti fregare dai banditi delle promesse editoriali fatate". E questo è il problema: la cultura dovrebbe essere cercata, scovata, come un tartufo. Ma come un tartufo dovrebbe tenersi lontanissima dal vento del momento. Valente, ancora lui, dice che l'Università del Molise forma guide turistiche che non guideranno mai nessuno e dovranno andare a cercarsi lavoro altrove. E arriva la telefonata del Rettore. Pensavamo volesse interrogare Martelli, il più giovane degli ospiti, e invece parla di 'massa critica'. Occhionero ha un soprassalto a sentir parlare di Massa, nel senso di Augusto. Ma invece Cannata parlava di rete di comunicazione fra enti di formazione, università, scuole, istituzioni, territorio. E dice che lui tende a tenere 'le fabbriche aperte'. Massa critica e fabbriche aperte: Hasta la victoria, Giovà. E finalmente!
Ora, io avrei una proposta ingenua per la Fondazione Cultura: a noi non servono le idee, e nemmeno che qualcuno ci aiuti a scrivere libri. Quello sappiamo farlo da soli. Ci serve una macchina agguerrita di manager della cultura, non di chiacchiere, che i libri poi li sappia vendere, e gli eventi li faccia diventare pubblico pagante. Ci servono gli imprenditori della cultura, che 'ci vendano', come l'olio o il vino. Lasci perdere i mendicanti di fondi che invece di trovarsi una fatica pretendono di scrivere, fare il cinema o inventarsi poeti. O gli intellettuali a tagliando. Chi sa scrivere, chi ha talento, chi è nato attore o pittore o romanziere non ha bisogno di essere finanziato come un impiegato pubblico. Anzi, di solito gira al largo dagli enti e dagli assessorati.
L'intelligenza, come i figli, non si paga. Ma siccome costa, in Molise dobbiamo solo trovare un modo per non confonderla con le patacche. Vorrei che la Fondazione fosse un marchio doc e si occupasse di produrre ricchezza dalla vendita delle idee che ci sono, fisiologicamente, ci sono sempre. Evitiamo che ancora una volta ciò che tocca una fondazione in molise diventi 'non credibile' fuori dal Molise. Il mercato, anche quello evanescente del pensiero, premia da sè il talento vero. Difficile è creare il mercato.
E alla fine, Manuelito Martelli si è sciolto e ha tirato fuori il caratterino: "Ragazzi, lasciate perdere stè menate elettorali e fate le cose che vi piacciono. Le istituzioni ci saranno vicine comunque". Appena ha smesso di fare il bravo studente meritevole ha detto una cosa dirompente.
caterina sottile
Il link della puntata di Moby Dick
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Personaggi/4 Di Rocco, di professione Boh!
di nicola dell'omo
Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.
Antonio Di Rocco, di professione Boh !
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