07-03-2011, 22:27 • Campobasso • Politica
Dall'Msi a Fli sino all'adesione ... al WWF. Ma Fini è ancora "finiano"?

di Claudio de Luca
Fondato da Almirante, Romualdi e Michelini nel 1946, il Msi era servito a reinserire nel circolo politico i reduci di Salò. Il Movimento contribuì a renderli elettori accesi, pronti a menare le mani, ma disinteressati. Nelle "politiche" del 1972 conseguì l'8% dei voti, prelevandoli dal serbatoio Dc. Con Rauti mostrò di stare quasi defungendo, e perse 1 milione di preferenze. Rieletto segretario nel luglio 1991, Fini resterà tale fino allo scioglimento del Msi avvenuto nel gennaio 1995. Oggi chi si sente tradito da Fli vorrebbe riavere indietro ogni anno perduto e tutte le passioni bruciate, non sopportando di avere dovuto buttare a mare le proprie idee, i sacrifici, la cultura ed i pensieri in cui credeva.
Quella persona la incontravo spesso, al solito caffè di Termoli, e si fermava volentieri a discorrere. Affrontavamo argomenti vari, mai andando al di fuori delle righe; sinché un giorno mi venne da accennare all'Msi, ad An e quindi alle vicende più prossime di Fli. Ricordo che feci una battuta:"Secondo Lei, dopo tutto questo fuggi-fuggi da "Futuro e libertà, sarà rimasto finiano almeno Fini?". Il suo viso assunse un'espressione che non dimenticherò mai e cominciò a parlare come un fiume in piena. "Quando mi iscrissi alla ‘Giovane Italia' - esordì - avevo poco più di 16 anni. Sognavo un Paese migliore, amavo la tradizione ma sapevo anche ribellarmi, non apprezzando chi avesse contestato arrogantemente. Per amore di questi principi mi schierai dalla parte di quanti avrebbero avuto sempre torto; e lo feci per il solo gusto di sentirmi libero. A scuola facemmo rinascere un giornale ed io ero l'unico pulcino nero della redazione. Ma così riuscivo a professare la mia passione politica e ad esercitare la voglia che avevo di comunicare".
Fatta questa premessa, mi disse di essersi sentito tradito da Gianfranco Fini. "Mi piacerebbe di riavere indietro ogni anno perduto e tutte le passioni bruciate, lo spreco di pensieri, le energie, le parole che avevo dedicato ad una certa visione del mondo e che - per anni - mi hanno fatto affibbiare un'etichetta che stava per costarmi un posto di lavoro". Ed ecco perché questo (oramai) vecchio giovane non sopportava più che qualcuno, dopo di avere buttato a mare le sue idee, i suoi sacrifici, la sua cultura ed i pensieri in cui credeva, potesse usare un patrimonio residuale di passioni per il proprio interesse politico e per quelli privati di una famiglia acquisita.
Continuò:"Capisco che le idee possano mutare per mantenersi adeguate ai tempi, ma l'abiura (intesa quale nuova pratica di vita) è ben altra cosa. Ciò che proprio non apprezzo è il dovere constatare che vengano messi da parte coloro che alla politica dettero molto senza ricavarne alcunché ed il fatto di essere costretto ad accertare che ogni sacrificio oggi è finito nella ‘Ferrari' del cognato di Fini, fotografato mentre la lava sotto l'appartamento di Montecarlo, appartenuto ad un'iscritta che ne aveva reso erede il Partito, nella speranza di contribuire - con il suo lascito - al trionfo di un'Idea".
Mentre l'uomo parlava, meditavo che, in definitiva, se da Berlusconi, erano in pochi ad attendersi "miracoli",da Fini ci si aspettava ben altro. Sarà pur vero che i tempi sono mutati, che le esigenze sono diventate altre, che la politica è in divenire, però giocare sui sogni di ragazzini che fondavano le proprie potenzialità oniriche su speranze emarginate poteva solo significare che, ad essi, si era preferito un Italo Bocchino qualunque. "E' solo per questi comportamenti che dovrebbe andarsene. Egli non ha alcun diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio o di un combattente. Non può svendere la loro dignità, i sacrifici patiti, l'ingenuità delle idee professate. Noi ci abbiamo rimesso per davvero, lui ci ha guadagnato". Ma ora questi "vecchi" ragazzi del "condottiero" mancato pensano che, se un uomo è disposto a svendere casa, o l'immobile vale poco o è lui a valere ancora di meno; però stavolta sappiamo tutti che l'appartamento di Montecarlo qualcosa valeva.
Quando fu fondato da Almirante, Romualdi e Michelini (1946), il Msi era servito a reinserire nel circolo politico i reduci di Salò che ne erano rimasti ai margini col rischio di diventare dei rivoluzionari. Il Movimento contribuì a farne degli elettori accesi, pronti pure a menare le mani, ma sicuramente disinteressati. Negli anni ‘50 e ‘60, il Segretario Michelini appoggiò vari governi ed i missini ottennero qualche favore sottobanco. Quando fu la volta di Almirante, questi cambiò direzione. Parlava bene, gli piaceva la piazza e il rischio di sollevarla non gli impediva di pronunciare frasi a effetto e parole d'ordine incendiarie. Ebbe un successone nelle "politiche" del 1972 (8% dei voti), rubandone molti alla Dc. Ma Andreotti disse:"Sono elettori in libera uscita. Dobbiamo riprenderceli"; e l'Msi entrò definitivamente nel mirino del Palazzo e dei cortei antifascisti.
Successivamente, i Tribunali di tutta Italia addebitarono varie bombe ai "Fascisti". Rauti fu incarcerato per piazza Fontana, ma soprattutto per avere fondato "Ordine nuovo". Da allora, fece proseliti nel partito, e gli "antifascisti" cominciarono a trattarlo con una certa benevolenza per la fronda interna che era in grado di animare. Il Msi reagiva all'assedio; ma, poiché alimentava le violenze di piazza, l'elettorato borghese se ne allontanò. Almirante perse il controllo della situazione e nel partito i nostalgici della politica soft micheliniana diventarono una legione. Nel ‘76 la metà dei parlamentari fondò "Democrazia nazionale", ma l'esperimento fallì perché gli elettori di destra presero la faccenda alla stregua di un tradimento e restarono fedeli a Giorgio. Allora il partito si divise in 7 correnti; quella più forte era guidata da Gianfranco Fini. Quest'ultimo, prima di diventare segretario, era famoso per essere un ignoto; ciò nonostante Giorgio, deludendo chi avrebbe voluto succedergli, lo fece eleggere con l'intenzione di farne un suo replicante. Nei suoi due anni di segreteria Gianfranco si avvicinò a Tatarella che gli consigliò di allearsi proprio con Rauti per liberarsi dei capicorrente Servello, Pazzaglia, Lo Porto, etc. Scoperto il piano, i tre si accordarono con Rauti prima che lo facesse Fini, e quest'ultimo perse la poltrona sostituito da Rauti che, nel 1990, ereditò un partito con una dote di 2 milioni di voti e che sapeva colpire pure a sinistra. Purtroppo, alle elezioni amministrative, l'MSI mostrò di stare quasi defungendo e perse 1 milione di preferenze. Fini verrà rieletto segretario nel luglio 1991 per restarlo fino allo scioglimento del Msi avvenuto nel gennaio 1995.
Questa, nelle sue grandi linee, la storia del Partito con cui Fli parrebbe non avere alcunché a fare. E sì, perché ha ragione l'amico rattristato. Quest'area politica, nonostante le disavventure patite, è stata sempre un caposaldo per ch l'avesse pensata in un certo modo. Ieri, chi votava per il Msi lo faceva senza contropartite, trattandosi di uno schieramento pressoché privo di poltrone. Chi lo sosteneva non pretendeva posti di lavoro perché intendeva solo dare qualche spallata al sistema. Insomma, alla maggior parte bastava l'illusione del cambiamento. Oggi c'è chi le prebende le vuole per davvero perché la presenza a Palazzo sveglia gli appetiti, mentre l'opposizione è dura. Gianfranco Fini è diventato l'incarnazione di una tale politica, l'uomo che, dopo di avere distrutto l'Msi, oggi ha mandato a gambe all'aria pure il Fli. Ed ora, assieme a Bocchino, avviatisi verso l'estinzione magari dovranno iscriversi al WWF
Claudio de Luca
Fondato da Almirante, Romualdi e Michelini nel 1946, il Msi era servito a reinserire nel circolo politico i reduci di Salò. Il Movimento contribuì a renderli elettori accesi, pronti a menare le mani, ma disinteressati. Nelle "politiche" del 1972 conseguì l'8% dei voti, prelevandoli dal serbatoio Dc. Con Rauti mostrò di stare quasi defungendo, e perse 1 milione di preferenze. Rieletto segretario nel luglio 1991, Fini resterà tale fino allo scioglimento del Msi avvenuto nel gennaio 1995. Oggi chi si sente tradito da Fli vorrebbe riavere indietro ogni anno perduto e tutte le passioni bruciate, non sopportando di avere dovuto buttare a mare le proprie idee, i sacrifici, la cultura ed i pensieri in cui credeva.
Quella persona la incontravo spesso, al solito caffè di Termoli, e si fermava volentieri a discorrere. Affrontavamo argomenti vari, mai andando al di fuori delle righe; sinché un giorno mi venne da accennare all'Msi, ad An e quindi alle vicende più prossime di Fli. Ricordo che feci una battuta:"Secondo Lei, dopo tutto questo fuggi-fuggi da "Futuro e libertà, sarà rimasto finiano almeno Fini?". Il suo viso assunse un'espressione che non dimenticherò mai e cominciò a parlare come un fiume in piena. "Quando mi iscrissi alla ‘Giovane Italia' - esordì - avevo poco più di 16 anni. Sognavo un Paese migliore, amavo la tradizione ma sapevo anche ribellarmi, non apprezzando chi avesse contestato arrogantemente. Per amore di questi principi mi schierai dalla parte di quanti avrebbero avuto sempre torto; e lo feci per il solo gusto di sentirmi libero. A scuola facemmo rinascere un giornale ed io ero l'unico pulcino nero della redazione. Ma così riuscivo a professare la mia passione politica e ad esercitare la voglia che avevo di comunicare".
Fatta questa premessa, mi disse di essersi sentito tradito da Gianfranco Fini. "Mi piacerebbe di riavere indietro ogni anno perduto e tutte le passioni bruciate, lo spreco di pensieri, le energie, le parole che avevo dedicato ad una certa visione del mondo e che - per anni - mi hanno fatto affibbiare un'etichetta che stava per costarmi un posto di lavoro". Ed ecco perché questo (oramai) vecchio giovane non sopportava più che qualcuno, dopo di avere buttato a mare le sue idee, i suoi sacrifici, la sua cultura ed i pensieri in cui credeva, potesse usare un patrimonio residuale di passioni per il proprio interesse politico e per quelli privati di una famiglia acquisita.
Continuò:"Capisco che le idee possano mutare per mantenersi adeguate ai tempi, ma l'abiura (intesa quale nuova pratica di vita) è ben altra cosa. Ciò che proprio non apprezzo è il dovere constatare che vengano messi da parte coloro che alla politica dettero molto senza ricavarne alcunché ed il fatto di essere costretto ad accertare che ogni sacrificio oggi è finito nella ‘Ferrari' del cognato di Fini, fotografato mentre la lava sotto l'appartamento di Montecarlo, appartenuto ad un'iscritta che ne aveva reso erede il Partito, nella speranza di contribuire - con il suo lascito - al trionfo di un'Idea".
Mentre l'uomo parlava, meditavo che, in definitiva, se da Berlusconi, erano in pochi ad attendersi "miracoli",da Fini ci si aspettava ben altro. Sarà pur vero che i tempi sono mutati, che le esigenze sono diventate altre, che la politica è in divenire, però giocare sui sogni di ragazzini che fondavano le proprie potenzialità oniriche su speranze emarginate poteva solo significare che, ad essi, si era preferito un Italo Bocchino qualunque. "E' solo per questi comportamenti che dovrebbe andarsene. Egli non ha alcun diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio o di un combattente. Non può svendere la loro dignità, i sacrifici patiti, l'ingenuità delle idee professate. Noi ci abbiamo rimesso per davvero, lui ci ha guadagnato". Ma ora questi "vecchi" ragazzi del "condottiero" mancato pensano che, se un uomo è disposto a svendere casa, o l'immobile vale poco o è lui a valere ancora di meno; però stavolta sappiamo tutti che l'appartamento di Montecarlo qualcosa valeva.
Quando fu fondato da Almirante, Romualdi e Michelini (1946), il Msi era servito a reinserire nel circolo politico i reduci di Salò che ne erano rimasti ai margini col rischio di diventare dei rivoluzionari. Il Movimento contribuì a farne degli elettori accesi, pronti pure a menare le mani, ma sicuramente disinteressati. Negli anni ‘50 e ‘60, il Segretario Michelini appoggiò vari governi ed i missini ottennero qualche favore sottobanco. Quando fu la volta di Almirante, questi cambiò direzione. Parlava bene, gli piaceva la piazza e il rischio di sollevarla non gli impediva di pronunciare frasi a effetto e parole d'ordine incendiarie. Ebbe un successone nelle "politiche" del 1972 (8% dei voti), rubandone molti alla Dc. Ma Andreotti disse:"Sono elettori in libera uscita. Dobbiamo riprenderceli"; e l'Msi entrò definitivamente nel mirino del Palazzo e dei cortei antifascisti.
Successivamente, i Tribunali di tutta Italia addebitarono varie bombe ai "Fascisti". Rauti fu incarcerato per piazza Fontana, ma soprattutto per avere fondato "Ordine nuovo". Da allora, fece proseliti nel partito, e gli "antifascisti" cominciarono a trattarlo con una certa benevolenza per la fronda interna che era in grado di animare. Il Msi reagiva all'assedio; ma, poiché alimentava le violenze di piazza, l'elettorato borghese se ne allontanò. Almirante perse il controllo della situazione e nel partito i nostalgici della politica soft micheliniana diventarono una legione. Nel ‘76 la metà dei parlamentari fondò "Democrazia nazionale", ma l'esperimento fallì perché gli elettori di destra presero la faccenda alla stregua di un tradimento e restarono fedeli a Giorgio. Allora il partito si divise in 7 correnti; quella più forte era guidata da Gianfranco Fini. Quest'ultimo, prima di diventare segretario, era famoso per essere un ignoto; ciò nonostante Giorgio, deludendo chi avrebbe voluto succedergli, lo fece eleggere con l'intenzione di farne un suo replicante. Nei suoi due anni di segreteria Gianfranco si avvicinò a Tatarella che gli consigliò di allearsi proprio con Rauti per liberarsi dei capicorrente Servello, Pazzaglia, Lo Porto, etc. Scoperto il piano, i tre si accordarono con Rauti prima che lo facesse Fini, e quest'ultimo perse la poltrona sostituito da Rauti che, nel 1990, ereditò un partito con una dote di 2 milioni di voti e che sapeva colpire pure a sinistra. Purtroppo, alle elezioni amministrative, l'MSI mostrò di stare quasi defungendo e perse 1 milione di preferenze. Fini verrà rieletto segretario nel luglio 1991 per restarlo fino allo scioglimento del Msi avvenuto nel gennaio 1995.
Questa, nelle sue grandi linee, la storia del Partito con cui Fli parrebbe non avere alcunché a fare. E sì, perché ha ragione l'amico rattristato. Quest'area politica, nonostante le disavventure patite, è stata sempre un caposaldo per ch l'avesse pensata in un certo modo. Ieri, chi votava per il Msi lo faceva senza contropartite, trattandosi di uno schieramento pressoché privo di poltrone. Chi lo sosteneva non pretendeva posti di lavoro perché intendeva solo dare qualche spallata al sistema. Insomma, alla maggior parte bastava l'illusione del cambiamento. Oggi c'è chi le prebende le vuole per davvero perché la presenza a Palazzo sveglia gli appetiti, mentre l'opposizione è dura. Gianfranco Fini è diventato l'incarnazione di una tale politica, l'uomo che, dopo di avere distrutto l'Msi, oggi ha mandato a gambe all'aria pure il Fli. Ed ora, assieme a Bocchino, avviatisi verso l'estinzione magari dovranno iscriversi al WWF
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