17-02-2011, 7:03 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
L'Italia non s'è desta/ E gli studenti lanciano una petizione per i 150 anni dell'Unità

Gli studenti chiedono che il 17 Marzo 2011, 150° anniversario dell'Unità d'Italia, le scuole rimangano chiuse. Lanciano una petizione e lo fanno attraverso internet, lo spazio e il mezzo che più conoscono e frequentano.
E' uno di quei giorni che, mi prende la malinconia.. Ascolto la voce di Baglioni che graffia appena la seta liscia della voce di Ornella. La Vanoni in gola non ha corde vocali ma un sax suadente, avuto in dono da Dio per cantare. Li invidio e mi chiedo perchè l'Italia ha così paura di se stessa. L'Italia è sempre accucciata, con la sua cultura della sopravvivenza, pasticciata come pasta per la pizza. Basterebbe avere il coraggio di dire: ma quella è la storia!
Domani è un altro giorno, si vedrà.... Devi essere schierato, devi fare a botte ma mai una volta che ci si possa sentire in pace con la propria verità, felici di parlare la lingua più cosmopolita della terra. Noi non siamo nazione, siamo figli di arabi e di vichinghi e ci portiamo dentro l'istinto del viaggio e quello della bellezza. Siamo disegnati, come schizzi, da Federico II° o da Leonardo, dalla scienza o dall'immaginazione e sopravviviamo di parole anche quando il pane non è buono. Siamo bastardi dentro come Caravaggio e modifichiamo ciò che è semplice per farne cose complicate e incantate, come Michelangelo. Mazzini e Garibaldi e tutto ciò che ne è seguito dopo, non ci appartengono poi così tanto. Ma la lancinante melanconia caravaggesca ci è bastata a resistere, contro tutti i demoni dei secoli. La scienza e la bellezza ci servono a tenerci aggrappati alla barca, abituati come siamo alle tempeste e alle scuffie della storia.
Non festeggiare l'Unità d'Italia è come negare che a Napoli ci sono i vicoli, a Roma il Colosseo e a Venezia le gondole. Significa frullare, definitivamente, la realtà con l'utilità momentanea del consenso. A sinistra ci insegnavano ad evolverci dalla retorica di 'patria e famiglia'. Ma non fai in tempo ad abbattere un totem che ne rispunta un altro. Per la Lega Nord festeggiare l'Unità sarebbe come concedere uno spot gratuito e gigantesco ai detrattori del Federalismo. Negare il diritto di farlo, però, è affermare che è già in atto il separatismo, non solo il federalismo fiscale. E' ben altro!
Ma a proposito di 'benaltrismo', c'è un aspetto più serio, che mi interessa molto di più della fanghiglia di banalità con cui si intrattengono i lettori pigri. A loro non si chiede di saper leggere ma di ricalcare le lettere e le frasi come i bambini. E adattando la verità oggettiva alla semplificazione del consenso elettorale si cerca di convincere più persone possibile, cominciando dagli infanti nelle scuole, che non serve conoscere i fatti, tutti i fatti, ma solo i propri.
L'analfabetismo colto è un male terribile. Non è mancanza di istruzione ma è la perdita del senso dell'istruzione, della sua finalità. Capire solo ciò che ci è utile significa non capir nulla, non desiderare di cambiare nulla nè, che è peggio, di difendere nulla.
E mi prende la malinconia, perchè io Fratelli d'Italia non l'ho mai imparata a memoria e Mameli l'ho sempre considerato un po' retorico. Ma è il concetto di 'Fratelli' che si vuole indebolire. I bambini nati nel 2000, a cui viene detto che non è importante festeggiare l'Unità, non saranno figli di una patria ma solo di una campagna elettorale, un po' più movimentata delle altre, che ha elevato a valore istituzionale la banalità. Come facevano i comunisti quando commemoravano la Resistenza e non le Foibe per paura di perdere voti. L'idiozia fatta regola non è un problema politico, contestuale. E' un nemico universale da combattere per serietà, non per ideologia. Il problema, ora e qui, non è il colore della casacca ma la stoffa, la qualità di una classe dirigente ignorante e annichilente. Ricominciamo da qui, ciascuno nella sua 'banda', ma scegliendo gli strumenti e i musicisti migliori. Perchè tutte queste stupidaggini su cui si discute per giorni cominciano a farmi sentire freddo. E l'Unità d'Italia è come la nebbia di Totò: non si vede, ma c'è. Se battesse un colpo, mi passerebbe anche 'el magùn'
caterina sottile
• SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
E' uno di quei giorni che, mi prende la malinconia.. Ascolto la voce di Baglioni che graffia appena la seta liscia della voce di Ornella. La Vanoni in gola non ha corde vocali ma un sax suadente, avuto in dono da Dio per cantare. Li invidio e mi chiedo perchè l'Italia ha così paura di se stessa. L'Italia è sempre accucciata, con la sua cultura della sopravvivenza, pasticciata come pasta per la pizza. Basterebbe avere il coraggio di dire: ma quella è la storia!
Domani è un altro giorno, si vedrà.... Devi essere schierato, devi fare a botte ma mai una volta che ci si possa sentire in pace con la propria verità, felici di parlare la lingua più cosmopolita della terra. Noi non siamo nazione, siamo figli di arabi e di vichinghi e ci portiamo dentro l'istinto del viaggio e quello della bellezza. Siamo disegnati, come schizzi, da Federico II° o da Leonardo, dalla scienza o dall'immaginazione e sopravviviamo di parole anche quando il pane non è buono. Siamo bastardi dentro come Caravaggio e modifichiamo ciò che è semplice per farne cose complicate e incantate, come Michelangelo. Mazzini e Garibaldi e tutto ciò che ne è seguito dopo, non ci appartengono poi così tanto. Ma la lancinante melanconia caravaggesca ci è bastata a resistere, contro tutti i demoni dei secoli. La scienza e la bellezza ci servono a tenerci aggrappati alla barca, abituati come siamo alle tempeste e alle scuffie della storia.
Non festeggiare l'Unità d'Italia è come negare che a Napoli ci sono i vicoli, a Roma il Colosseo e a Venezia le gondole. Significa frullare, definitivamente, la realtà con l'utilità momentanea del consenso. A sinistra ci insegnavano ad evolverci dalla retorica di 'patria e famiglia'. Ma non fai in tempo ad abbattere un totem che ne rispunta un altro. Per la Lega Nord festeggiare l'Unità sarebbe come concedere uno spot gratuito e gigantesco ai detrattori del Federalismo. Negare il diritto di farlo, però, è affermare che è già in atto il separatismo, non solo il federalismo fiscale. E' ben altro!
Ma a proposito di 'benaltrismo', c'è un aspetto più serio, che mi interessa molto di più della fanghiglia di banalità con cui si intrattengono i lettori pigri. A loro non si chiede di saper leggere ma di ricalcare le lettere e le frasi come i bambini. E adattando la verità oggettiva alla semplificazione del consenso elettorale si cerca di convincere più persone possibile, cominciando dagli infanti nelle scuole, che non serve conoscere i fatti, tutti i fatti, ma solo i propri.
L'analfabetismo colto è un male terribile. Non è mancanza di istruzione ma è la perdita del senso dell'istruzione, della sua finalità. Capire solo ciò che ci è utile significa non capir nulla, non desiderare di cambiare nulla nè, che è peggio, di difendere nulla.
E mi prende la malinconia, perchè io Fratelli d'Italia non l'ho mai imparata a memoria e Mameli l'ho sempre considerato un po' retorico. Ma è il concetto di 'Fratelli' che si vuole indebolire. I bambini nati nel 2000, a cui viene detto che non è importante festeggiare l'Unità, non saranno figli di una patria ma solo di una campagna elettorale, un po' più movimentata delle altre, che ha elevato a valore istituzionale la banalità. Come facevano i comunisti quando commemoravano la Resistenza e non le Foibe per paura di perdere voti. L'idiozia fatta regola non è un problema politico, contestuale. E' un nemico universale da combattere per serietà, non per ideologia. Il problema, ora e qui, non è il colore della casacca ma la stoffa, la qualità di una classe dirigente ignorante e annichilente. Ricominciamo da qui, ciascuno nella sua 'banda', ma scegliendo gli strumenti e i musicisti migliori. Perchè tutte queste stupidaggini su cui si discute per giorni cominciano a farmi sentire freddo. E l'Unità d'Italia è come la nebbia di Totò: non si vede, ma c'è. Se battesse un colpo, mi passerebbe anche 'el magùn'
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