Punto dal suo stesso pungiglione, infilzato da quelle api che ha da sempre utilizzato come esercito per perorare la sua battaglia. Che a questo punto, documenti alla mano, non può che definirsi personale e mossa da obiettivi tutt'altro che condivisibili. Affondato dalle sue stesse armi, la ricerca dei documenti per poter suffragare i suoi scritti, Vinicio D'Ambrosio esce pesantemente sconfitto dalla sua individuale ricerca della verità.
Lo scrittore del best seller molisano, lo scopiazzatore degli articoli e delle inchieste tratte dalle pagine dei giornali, quello che va in giro per il Molise e le regioni limitrofe a pubblicizzare l'oscuro lavoro fatto da altri ignari giornalisti, aveva pensato bene di mutuare una ricetta editoriale che sta facendo furore. Quella di raccontare le cattive gestioni del potere.
Fin qui nulla questio. Lo fanno (quasi) tutti i giornalisti, quelli che hanno bene stampato nel cuore e nella materia grigia il compito di chi prova a fare questo lavoro. Riuscire a fare informazione, in maniera seria e documentata.
La differenza tra Vinicio D'Ambrosio e i (pochi) giornalisti liberi è che questi ultimi non hanno scheletri nell'armadio e di conseguenza non temono la verità.
Ecco. La verità. I documenti dicono che lo strenuo accusatore del modello Iorio (criticabile ancora, sia chiaro) e dell'allegra gestione dei fondi pubblici è stato parecchio colluso con queste strategie.
API MELLIFLUE
Esempi? Se D'Ambrosio racconta del finanziamento sulle ormai famose api melliflue dimentica che nel 2005 propose lo stesso progetto che ora dileggia alla Comunità Montana di Trivento. Se fosse passato avremmo la Città delle Api (vedi pdf). Altro che barzelletta, questa sarebbe stata davvero da morire dal ridere, no?
E se il fustigatore dei costumi molisani attacca il sistema universitario regionale (per carità, criticabile ancora) sottolineando le docenze e le connivenze, perché non spiega che è stato anche lui ingranaggio di tale meccanismo?
UNIVERSITA'
Una docenza nel 2006 (vedi foto), quindi in piena era Cannata, per un seminario costato quasi 3mila euro. Lo ha dimenticato, dottor D'Ambrosio?
E quando reclama l'eticità dei comportamenti di chi rappresenta i cittadini nelle Istituzioni (argomento sempre valido e non in discussione) dimentica le sentenze della Corte dei Conti che lo ha condannato per aver percepito contributi a favore delle cooperative in maniera illegittima. Sarà che il suo nome non compare, visto che ci sono solo le iniziali, ma possibile mai che lo abbia dimenticato?
Da oggi in avanti potremmo iniziare a chiamarlo "Vinizio" visto che il vizio di cantarla a tutti dovrà passargli in un solo colpo. Perché da oggi non è più credibile.
Ma la sua probabile assenza dai palcoscenici letterari non diminuirà i danni che ha cagionato. In primis ai giornalisti che non hanno scheletri nell'armadio. Quelli che fiutano e cercano notizie, che non hanno alcun timore di raccontarle ai lettori e che a volte, per questo, patiscono anche guai giudiziari e professionali.
Alla loro dignità, oscurata pesantemente da questa storiaccia, qualcuno non crederà più visto l'esempio lampante di cui sopra.
Al loro lavoro, scopiazzato con eleganza e poi magicamente dimenticato, forse più di qualcuno non presterà più l'attenzione dovuta.
Il resto è cronaca. Si chiama figura di m....