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09-01-2011, 20:23 • Larino • Cronaca

LA NOTA. Cittadinanze onorarie che dividono e i sentimenti di opinabilità delle sentenze

di Claudio de Luca

Con una lettera aperta al diretto interessato, Anna Ceresetto (mamma di una delle bambine morte nel 2002 sotto le macerie della scuola di S. Giuliano di P.) ha voluto contestare la concessione della cittadinanza onoraria conferita dal suo Comune al Pm di Larino Nicola Magrone. La protesta della signora potrebbe rappresentare la spia di una "nuova" condizione: quella dello stato di opinabilità che oggi, per motivi diversi, ha finito con l'avvolgere la pronuncia di tante sentenze giudiziarie. In proposito viene da chiedersi: ma non è che la colpa di tutto questo possa essere un po' anche di quei magistrati che mostrino di essere malati di protagonismo?


L'incipit è quello simenoniano della "Lettera al mio giudice":"Egregio dr Magrone, sono quella persona ‘evidentemente di avviso diverso' rispetto alla maggioranza consiliare del mio Comune sulla ‘giustizia' delle sentenze". Inizia così la nota che Anna Ceresetto, mamma di Valentina Ianiri (una delle bambine morte sotto le macerie della scuola di S. Giuliano di P.), ha indirizzato al Pm di Larino (di recente posto in quiescenza) per contestarne i comportamenti esteriori.

La clamorosa presa di posizione epistolare, recapitata e pubblicata con evidenza da questa testata, parrebbe volere smentire l'acquiescenza di certi ambienti molisani verso le Autorità e voler invitare - almeno indirettamente - alcuni giornali a smetterla di affrontare solo argomenti riferibili a nugae catulliane anziché redigere analisi politiche più aderenti alla realtà. Insomma, quella nota proporrebbe di mettere in discussione un po' tutto, senza nutrire il timore che possano derivarne conseguenze. L'invito tacito sarebbe quello per cui, in Molise, non può continuare ad essere lecito di lanciare monetine a "lor signori" solo se non se ne accorgano, intenti come sono a leggere soltanto i propri autoreferenziali comunicati-stampa.

La cosa curiosa è che, dalla non-acquiescenza verso i politici, si sia transitati pure a discutere le sentenze dei nostri Tribunali, sebbene i Magistrati (un po'come il Duce ai suoi tempi) talvolta ritengano di avere sempre ragione. Però, se nel caso di "Lui" ciò accadeva perché faceva prendere a manganellate chi lo avesse contrastato, oggi c'è tutto un coro che canta "i tribunali hanno sempre ragione / perché vuol così la Costituzione". Ebbene, non deve essere proprio vero se ora sale alla ribalta qualcuna che ritiene l'assunto in questione non necessariamente un assiòma. Il principio nuovo è quello per cui tutto può essere posto in discussione; e, a dimostrarlo, vorrebbero essere proprio gli argomenti recati dalla lettera aperta della signora Ceresetto.

Insomma, pure nella ventesima regione la Magistratura avrebbe cominciato a "dividere" l'opinione pubblica, almeno quando abbia atteso a certe particolari indagini. Per comprenderne i motivi, occorrerebbe chiedersi perché ciò sia accaduto. Oggi, per fatti che hanno destato gran clamore dopo di essere finiti sub judice, non soltanto c'è stato chi ha tifato per l'innocenza di chi si riteneva ingiustamente accusato ma si è sentito pure chi giurava sulla sua colpevolezza e persino chi tifava pro o contro il Pm ed i Collegi giudicanti lungo i rami dei vari gradi. Chi non nutre dubbi (beato lui!) è l'esagitato leader Idv, Tonino Di Pietro che, per deformazione professionale, è sempre favorevole a tutte le sentenze di condanna, facendo diventare "manettari" pure i suoi elettori e i giornalisti di area. Questo clima manichéo, da "o di qua o di là", ha fatalmente abituato l'opinione pubblica alle mischie giudiziarie e la gente ha fatto il callo alle urla ed alle frasi truculente.

Così, ogni sentenza è diventata opinabile; e chi non sia giudice, ma semplice spettatore, ne difende l'architettura solo quando la cosa potrebbe far comodo alla propria parte; diversamente ne dichiara bugiardi i contenuti o li ignora, a seconda del proprio interesse immediato, comunque senza conoscere una riga delle carte processuali. Ma di chi può essere la colpa di tutto questo? Dei Molisani, che sarebbero faziosi per natura? Degli Italiani, furbi e spregiatori d'ogni legge? Dei politici (quelli inetti ed incapaci) che sanno parlare soltanto alla pancia degli elettori, diventando imbonitori alla Vanna Marchi? Può darsi che il "quadro" possa delinearsi esaurientemente già attraverso queste componenti ma se ne potrebbe anche individuare una ulteriore nei comportamenti da starring "cinematografica" spesso tenuti dai Magistrati.

Sbaglierò; ma, intervenendo continuamente a gamba tesa negli affari pubblici, saltando alla gola di questo o di quel politico, di centrodestra o di centrosinistra che sia (e talvolta anche a sproposito!), taluni giudici inquirenti non potrebbero avere dato l'impressione di essere più amanti del protagonismo che della verità, collocando la giustizia su di un piano di insignificanza e riducendo i termini di una vicenda ad una discussione degna dei frequentatori dei "Bar dello sport"? Se così fosse, il risultato sarebbe quello per cui la pubblica opinione si sia ridotta a credere nella fondatezza e nella plausibilità delle sentenze per fede oppure a rifiutarle per motivi ideologici.

Naturalmente, chi scrive non si riferisce in alcun modo all'attività posta in essere nel Basso Molise dal dr Magrone, non avendo elementi per discutere gli atti posti in essere e gli accertamenti effettuati da questo Magistrato; però, a torto od a ragione, la lettera aperta della signora Ceresetto mostra un'altra faccia della verità e sembra raccontare che - dietro il retto di una medaglia - debba esserci necessariamente anche un verso, magari rimasto in ombra:"Nel conferirle la cittadinanza onoraria - scrive la donna - il Sindaco di S. Giuliano ha detto che Lei è andato a raccogliere ‘il fascicolo dall'angolino dove era stato depositato' per poi far luce sulla vicenda della scuola. Eppure ci sono molte altre oscure vicende a S. Giuliano su cui non è stato ancora proiettato il fascio luminoso della Giustizia, pur trattandosi di fascicoli che non giacciono nascosti negli angolini, bensì sui tavoli, sulle sedie e sulle scrivanie della Procura di Larino. Quella Procura che Lei conosce così bene. Sono chili e chili di carta e di esposti che nessuno si è mai premurato di andare a smuovere per vedere cosa ci fosse dentro".

Che dire? Che, forse, sarebbe auspicabile conoscere più cose di quante possano essercene note al fine di avere un quadro più dettagliato di tante vicende recenti.

Claudio de Luca

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