Lettera al giudice Magrone

Lettera a Nicola Magrone
di Anna Ceresetto
A proposito del conferimento della cittadinanza onoraria al dott. Magrone
Esimio dott. Magrone, sono colei che qualche giornalista evidentemente un po' distratto ha definito l'accompagnatrice della moglie di Borrelli. Sono quella persona "evidentemente di avviso diverso rispetto alla maggioranza consiliare sulla "giustizia" delle sentenze".
Il terremoto mi ha tolto tanto. Il signor Sindaco invece, che dal terremoto non ha avuto altro che da guadagnare, diceva l'altra sera con pomposa magniloquenza che "questa onorificenza è frutto del sentire comune degli abitanti di San Giuliano di Puglia". Non è vero, dott. Magrone. Non è vero. Lo lasci stare. Quel ragazzo è impulsivo, si fa trascinare dagli eventi e spesso si sbaglia. Qualche tempo fa, ad esempio, era diventato grande amico del dott. Bertolaso. E gli ha pure conferito la cittadinanza onoraria. Adesso però quell'amicizia non gli sta più tanto bene ed allora vuol diventare amico del dott. Magrone, ché forse è meglio così per la sua immagine pubblica.
Il signor Sindaco ha fatto tanti errori durante il suo mandato e questa vicenda della cittadinanza onoraria non è nient'altro che l'ultimo svarione. Forse il più tragico. Io, ad esempio, non mi sento onorata di essere Sua concittadina, esimio dott. Magrone. E come me tanta altra gente, la stragrande maggioranza del paese. Quelli che alla sua festa non c'erano.
Lei, dottor Magrone, mi ha trascinato per cinque lunghi anni attraverso le aule di tribunale accusandomi di colpe gravi ed infamanti, quali l'abuso d'ufficio e la concussione. Alla fine ne sono uscita pulita. Alla fine di tutto, quella giustizia che a Lei è tanto cara ha stabilito che in fondo una colpa ce l'avevo. La colpa di trovarmi al posto sbagliato nel momento sbagliato, avendo di fronte l'uomo sbagliato.
La ascoltavo l'altra sera mentre diceva un sacco di belle parole, giuste e condivisibili. Ci invitava, ad esempio, a rispettare le sentenze. Ed io infatti le sentenze le rispetto. Come le rispettano tutti gli altri sangiulianesi che grazie a Lei hanno dovuto subire l'infamia e l'ignominia di accuse inique ed aberranti prima di uscire finalmente puliti da un processo. È gente, questa, che oltre a rispettare le sentenze vorrebbe che ora venisse fatta finalmente un po' di giustizia. Il signor Sindaco, nell'atto di premiarLa, ha detto che Lei è andato a raccogliere "il fascicolo dall'angolino dove era stato depositato" per poi far luce sulla vicenda della scuola. Ci sono molte altre oscure vicende a San Giuliano sulle quali non è stato ancora proiettato il fascio luminoso della giustizia. Sono fascicoli che non giacciono nascosti negli angolini. Stanno sui tavoli e sulle sedie e sulle scrivanie della Procura di Larino, quella Procura che Lei conosce così bene. Sono chili e chili e chili di carta e di esposti che nessuno si è mai premurato di andare a smuovere per vedere cosa dentro ci fosse. È questo che vogliono e che aspettano tutti quei sangiulianesi che l'altra sera non c'erano alla Sua festa. Vogliono che sia fatta chiarezza sulle vicende della ricostruzione. E poi ottenere giustizia.
La invidio, dott. Magrone. Perché Lei può andare liberamente al camposanto, ogni volta che ne ha voglia. E può parlare con quei bambini. E poi può andare da qualche altra parte a raccontare di essere stato lì e di averci pure litigato, con quei fanciulli. E allora, mentre Lei racconta delle sue chiacchierate coi bambini - gli angeli il terremoto e tutto il resto del repertorio - succede che tutti si commuovono, e vengono giù profluvi di lacrime ed un sacco di applausi. Un po' quello che è successo l'altra sera a San Giuliano, dott. Magrone. Le hanno fatto alcune domande e né Lei né il signor Sindaco avete saputo rispondere. Oppure non avete voluto. Però Lei aveva il jolly nascosto nella manica della giacca e subito l'ha tirato fuori: gli angeli il terremoto e tutto il resto. E poi ha aggiunto che qualcuno, a San Giuliano, non accetta le sentenze.
E allora pure alcuni giornalisti - evidentemente emozionati ed "evidentemente di avviso diverso rispetto" all'evidenza dei fatti - si sono dimenticati le domande iniziali. Non se ne sono accorti che Lei ha lasciato tuttora irrisolti i dubbi che assalgono il popolo sangiulianese sul conferimento della cittadinanza onoraria. Non hanno capito che Lei a San Giuliano non unisce, ma divide. Ed avevano gli occhi talmente gonfi dall'emozione, questi giornalisti, che il giorno dopo hanno scritto che la sala era affollata, gremita, con i genitori delle vittime in prima linea. C'erano solo loro, dott. Magrone. Non c'era nessun altro. C'erano trenta persone quella sera nella sala consiliare. Un po' pochini, non c'è che dire. E venticinque di questi facevano parte del Comitato dei genitori delle vittime. I sangiulianesi quella sera, piuttosto che venire lì ad applaudirLa hanno preferito restare al bar a bere birra e giocare a tressette.
La invidio, dott. Magrone. Perché Lei può andare liberamente al camposanto, ogni volta che ne ha voglia. E può parlare con la mia Valentina. Io, invece - prigioniera d'un destino ridicolo e beffardo - sono costretta ad andarci quando non c'è nessuno, al cimitero. Come una ladra. Una ladra e una mariuola.
La mia mamma ed il mio papà - i nonni di Valentina - abitano ancora nelle casette del Villaggio Temporaneo. E saranno gli ultimi a rientrare nelle abitazioni del paese. Quelle vere, quelle di cemento. Rientreranno per ultimi perché qualcuno ha deciso così. Rientreranno per ultimi perché rispettano le sentenze e perché hanno la colpa di essere i miei genitori. Rientreranno per ultimi perché a San Giuliano non è ancora stata fatta giustizia.
Sono sicura, dott. Magrone, che Lei ha capito perfettamente tutto quello che Le ho scritto, anche se alcune cose non le ho potute scrivere come avrei voluto.
E sono pure sicura, dott. Magrone, che Lei non capirà mai quello che ho provato in tutti questi anni e che provo tuttora. Lei non capirà mai cosa significa andare in giro per strada ed essere apostrofata ladra e mariuola. Lei non capirà mai cosa significa non poter andare a far la spesa tranquillamente; non poter fare, insomma, tutte le cose normali che fanno tutte le mamme normali di questo mondo. Lei non ha mai ascoltato le bestialità che i compagni di scuola rivolgono alle mie bambine. Lei non saprà mai cosa vuol dire crescere e diventare grandi in un simile ambiente.
Lei, che va al camposanto ogni volta che ne ha voglia e può parlare con la mia Valentina, non capirà mai cosa vuol dire non avere nemmeno la libertà di versare due lacrime sulla tomba della propria figlia in santa pace.
Perché sono, e lo resterò per sempre - nell'immaginario collettivo che Lei ha sciaguratamente contribuito ad edificare - una ladra e una mariuola. Perché a San Giuliano, dott. Magrone, qualcuno le sentenze non le rispetta. E sono alcuni di quelli che l'altra sera erano lì ad applaudirla ed a pretendere che le sentenze venissero rispettate. Allora, dott. Magrone, glielo dica a queste persone che le sentenze vanno rispettate tutte, indistintamente. Non soltanto quelle che fanno loro comodo. E già che c'è, dott. Magrone, mi faccia un ultimo favore, Lei che è un esperto di morti che strillano: dica loro di non strillare così forte quando m'incontrano. Come facevano quella sera. Perché quello che forse Lei non sa, esimio dott. Magrone, è che loro - quando Lei non c'è e non ci sono nemmeno le telecamere dei giornalisti - strillano molto più forte di come si strillava quella sera, in sala consiliare.
È per tutte queste cose, dott. Magrone, che io oggi formalmente La diffido. La invito ad astenersi in maniera definitiva, oggi e per sempre, dall'uso strumentale della tragedia di mia figlia in pubblico e per mere finalità personali. Perché mia figlia, quando Lei va a trovarla, non ha voglia di parlare con Lei.
Anna Ceresetto
*Anna Ceresetto è la mamma di Valentina Ianiri, morta sotto le macerie della Scuola Jovine, a 6 anni, il 31 Ottobre 2002 (ndr)
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di nicola dell'omo
Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.
Antonio Di Rocco, di professione Boh !
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