Ho letto con molta attenzione e piacere l'articolo a firma di Caterina Sottile su Mario Monicelli.
Un ricordo del maestro che fa onore al giornalismo molisano. Con una delicatezza e contemporaneamente stile Caterina ha impartito a tutti, quando dico tutti intendo tutti, una lezione di stile e di cultura, cosa che oggi manca. Una lezione che difficilmente si potrà cancellare perché è una perla che spicca in questo pattume che spesso e volentieri siamo costretti a commentare se non a scrivere; parlo di me.
Sicuramente, conoscendo il carattere di Caterina mi bacchetterà su quanto scritto, ma non posso ignorare e tanto meno far passare in silenzio che il vecchio detto: la classe non è acqua è quanto mai attuale. Pochi, anzi pochissimi possono vantare una scioltezza di scrittura accoppiata ad una cultura a trecentosessantagradi.
Pochi, pochissimi possono giocare con la lingua italiana ad uso e consumo non solo del lettore che, dagli scritti può solo imparare, ma soprattutto di noi che quotidianamente, cerchiamo di dare contezza a quanto accade. Ecco perché mi sono permesso di scrivere queste cose che, ripeto, faranno arrabbiare Caterina, ma lo si doveva fare. Se si scorre il testo si carpisce un qualcosa che non tutti sono capaci d'imbastire.
Un qualcosa che permette al lettore di apprendere in pochi istanti l'animus del maestro ma soprattutto di chi ha analizzato il trascorso del viareggino che ieri sera forse, perché era stanco della vita, ha salutato il mondo in silenzio e che oggi lo ricorda anche con ipocrisia. Una vita come scrive Caterina lunga, piena di successi sempre in prima linea dove lo spirito del grande vecchio, aveva 95 anni, veniva fuori ogni qualvolta lo si interrogava.
Uno spirito che ha saputo infondere a chi lo incontrava la forza di rompere gli schemi di cui Monicelli era nemico. Uno spirito i cui echi sono giunti anche qui in provincia e hanno lasciato il segno, tant'è che l'articolo di Caterina è la prova provata di quanto ho scritto.
Un articolo in cui i contenuti sono talmente alti che denotano una sensibilità inusitata. Un articolo in cui tutta la forza viene fuori senza essere prorompente ma garbata, quasi in punta di piedi che arriva e ti sferza a dimostrazione che nella vita non si finisce mai d'imparare. Vedete se mi sono permesso di scrivere queste cose è perché ho capito che è arrivato il momento di fare una profonda riflessione sul modo di porgermi e porgerci ai lettori, agli ascoltatori.
E' arrivato il momento di stare zitti e imparare da chi sa esprimere il proprio io, come spesso scrivo, con forza e caparbietà, senza mai perdere di mira l'obiettivo far partecipe il lettore...a voi la scelta su cosa. Grazie Caterina.
Massimo Dalla Torre