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15-11-2010, 11:53 • Campobasso • Politica

Chi l'ha detto che i Molisani sono in crisi? Forse loro sì, ma non la Casta col cesto che costa

La liquidazione che spetta agli ex di Palazzo Moffa raggiunge un certo peso, per non parlare del vitalizio; ed a pagare il conto ci penseranno - come sempre - i Molisani. Ci viene da immaginare che i Nostri si metteranno a cantare, a squarciagola, il noto réfrain:"E sempre sia lodato quel fesso che ha pagato!". La sfera di cristallo per stimare quanto incasseranno di "buona uscita" non l'abbiamo; e, se chiedi qualcosa in proposito, avrai scarse, vaghe ed indisponenti risposte. Però la statistica può aiutare a capire. Cosicché, analizzando i dati delle precedenti elezioni e quelli di altre Regioni, si può arrivare ad una stima più che attendibile dell'esborso di danaro pubblico.

In media, ad ogni ex- consigliere regionale italiano andranno 43mila euro per cinque anni di carica, peraltro già sgravati da tasse e contributi, con picchi per i veterani che, in alcuni casi, potrebbero portarsi a casa fino a 257mila euro dopo tre mandati. A colpi di simili Tfr, per sforare il tetto dei 30 milioni, calcolando due legislature a testa, sarebbe sufficiente che la metà dei 709 consiglieri (e un centinaio di assessori) chiamati al rinnovo non venisse rieletto.

Si tratta di costi della politica che lievitano silenziosamente ad ogni elezione che passa. Nessuno ci fa caso perché quei parlamentini sembrano minuscoli dal momento che contano fra i 30 ed i 90 consiglieri ciascuno. Però, presi tutti insieme, fanno quasi 1.100 "onorevoli", dunque più di una Camera e di un Senato messi insieme. Ed ecco che troviamo chi infila in bilancio 8,9 milioni in più (come la Lombardia), chi "solo" 3,5 (come il Veneto) o 4 (come il Piemonte). Ma le spese crescono pure nelle Regioni più piccole, come nelle Marche e nel Molise.

Sulla casta dei regionali è stato scagliato perfino un anatèma dal cardinale di Torino Severino Poletto. Recentemente, l'alto prelato ha tuonato contro la "vergogna" di una politica che, in tempi di crisi nera, non trova di meglio da fare che aumentare lo stipendio ai suoi rappresentanti. Il Tfr piemontese con i suoi 85mila euro netti a legislatura è il più alto d'Italia, assieme a quello della Puglia di Vendola (80mila). Manco a farlo apposta, le Regioni che si sono raddoppiate i fondi (due mesi di stipendio per ogni anno trascorso da un consigliere fra i banchi) sono situate una al Nord e l'altra al Sud, quasi a volere dimostrare che la mappa delle liquidazioni da sogno straripa dovunque, mentre tutti parlano solo di "Roma ladrona!" e mai della trave nel proprio occhio. Questo accade quando occorrerebbero esempi di austerità, visto che tanta parte della popolazione langue dal punto di vista economico.

Invece, Destra e Sinistra fottono, piangono e fanno rimbalzare certe colpe dall'una all'altra; cosicché, mentre in Piemonte si accusava l'ex governatore Ghigo (Centrodestra) per avere introdotto il nuovo tariffario, si è potuto constatare che pure il Pd della Bresso si è comportato allo stesso modo. Perciò quell'indennità che, per un operaio-Fiat equivale a due vite e mezzo in fabbrica, è rimasta tuttora invariata. Ad ogni buon conto, sono veramente pochi quelli che ammettono che il troppo storpia, e che la "buonuscita" di fine mandato (per chi ritrova il posto di lavoro) non ha alcun senso. Anzi, andrebbe abolita. Il lettore ricorderà che, quando Roma impose una dieta ai conti regionali, ci fu l'insurrezione. La Regione Campania di Basssolino fece ricorso ed ebbe a spuntarla contro "un centralismo inaccettabile che scavalca i poteri locali".

E così, oggi, ogni Regione può ritoccare certi privilegi in piena autonomia. Strano a dirsi, ma la più "virtuosa" parrebbe essere la Regione Calabria (21mila euro netti a legislatura), mentre in Emilia-Romagna ed in Veneto competono, rispettivamente, 24 e 27 mila. Tempo addietro, Alberto Deambrogio (Prc) ha presentato una proposta di legge per ridurre i privilegi. Motivo: non voleva essere più bollato come sprecone a causa di queste differenze in busta paga:"Siamo diventati uno dei cavalli di battaglia dell'antipolitica per l'impostazione craxiana, mai sopita, di un uso del denaro pubblico troppo leggero". Subito dopo, è venuto a trovarsi fra l'incudine e il martello perché, mentre doveva scontrarsi con chi lo associava alla Casta, poi erano i suoi compagni stessi a pretendere sempre più contributi dalla sua indennità per sopperire alle spese vive del partito. Insomma, la fame di danaro pubblico è sistemica.

Qualcuno parifica il vitalizio ad una "baby-pensione", ma la Casta si infuria benché - in definitiva - proprio di questa si tratti. Per maturarlo, bastano quasi sempre cinque anni e non ne servono certo 35 come ai comuni mortali. Recentemente, il Lazio ha stanziato il 12,5% in più, passando da 14 a 16 milioni di euro l'anno; altri hanno stimato addirittura un incremento del 25%, come l'Umbria, ritoccando la posta da 1,9 a 2,4 milioni. D'altronde, anche per il vitalizio i Consigli sono sovrani; e, se è giusto sul piano dell'autonomia, questo crea pure delle disuguaglianze mal comprese dai cittadini.

Un consigliere regionale molisano, a 60 anni, incassava (dati 2004) 2.258 euro al mese per una sola legislatura; 3.387 per due, 4.516 per tre. Poi c'è il "premio di reinserimento" (cinque mensilità, 50mila euro). Negli anni, qualche proposta di legge per abbattere questi importi è stata presentata, ma a Palazzo Moffa non ne hanno mai voluto sapere. Insomma, nonostante le denunce, i richiami, gli appelli, nulla cambia alla Regione Molise dove i Presidenti Iorio e Picciano introitano oltre 144mila euro l'anno, gli assessori più di 132mila ed i consiglieri 123mila. Chi è Presidente di Commissione (o componente dell'Ufficio di Presidenza) può aggiungere altri 1.300 euro lordi.

Ma non finisce qui, perché c'è il "rimborso chilometrico" (1/4 del prezzo della benzina per chilometro). Cosicché al consigliere che risieda a Venafro od a Termoli vanno altri 800 euro al mese. I capigruppo dispongono di diverse decine di migliaia di euro l'anno, mentre i Presidenti di Consiglio e di Giunta possono usufruire di "spese di rappresentanza e di pubbliche relazioni" (297mila euro), di "spese per le relazioni istituzionali" (66.000), di "spese e contributi per convegni, indagini conoscitive, studi, ricerche ed altre attività per fini istituzionali" (449mila) oltre che di 790mila euro per conferire "incarichi speciali a soggetti estranei al personale della Regione aventi particolare competenza professionale ed organizzativa" e di altri 107mila "per conferenze stampe e comunicati della Presidenza della Giunta". Picciano, dal canto suo, può contare su 431mila euro per le sue "spese di rappresentanza".

A proposito, dimenticavamo che un'economia è stata realizzata: si tratta di quella concernente l'indennità per i "portaborse", ridotta del 10%.

Claudio de Luca

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Succede anche questo a Palazzo Moffa. Antonio Federico e Patrizia Manzo hanno restituito 15mila euro, gran parte degli stipendi appena ricevuti. Sul web ricevono decine di messaggi di complimenti, ma nel Palazzo alcuni colleghi consiglieri gli fanno notare: «Vogliamo vedere come farete quando, come noi, riceverete quaranta inviti di matrimonio all'anno....».

 

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