15-02-2010, 0:11 • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!
TERMOLI 2010/ AbBASSO il Pd e l'Idv!
Di Pietro il Grande!

Intanto, se non altro, affrontiamo il problema del riordino degli ospedali con un candidato medico ed uno infermiere, direttamente in consiglio comunale, per precauzione.
Di Pietro il Grande
Aveva lanciato un missile terra-aria da Termoli: "Vincenzo Greco è il nostro candidato, contro la politica degli affari e contro chi ha fatto di tutto per rompere la coalizione di centro sinistra. Greco non si è dimesso per problemi giudiziari ma perché lo hanno tradito e venduto. Non farò accordi con chi insegue il potere per il potere. Voglio vedere i programmi. No al nucleare, senza possibilità di trattativa e legalità, legalità, legalità. Nessuna possibilità di mediazione con i farabutti e gli affaristi. Non sono contrario alle primarie, fermo restando che il nostro candidato è e sarà Greco; il problema è che prima di tutto dobbiamo creare la coalizione. Ci incontreremo sui programmi. Senza coalizione che primarie andremmo a fare? L'obiettvo è sconfiggere il sultanato di Iorio".
Di Pietro non parla mai in politichese, e aveva ragione. Di quale aggregazione ampia si poteva parlare con un PD che si è dichiarato guerra da solo e che la guerra l'ha anche vinta?
Ma qualche giorno dopo aver espresso la certezza assoluta sul nome del sindaco uscente, ha capito, e bene, che il problema non era solo Greco. A sinistra, come direbbe Basso Di Brino, solo macerie. Il centro destra ha un vantaggio enorme in queste strane elezioni in cui sembra che non sia Termoli la città da governare: non ha un metro di paragone con se stesso. Greco non aveva vinto sul centro destra ma sulla persona di Remo Di Giandomenico, che è un partito a sè.
Il ruolo di Antonio Di Pietro in questo contesto poteva essere risolutivo. Un uomo forte, pur con un plotone debole, avrebbe potuto almeno dare un'impressione di unità rabbiosa.
La morsa che tiene insieme il PD e l'IdV nazionali è l'antiberlusconismo, non altro. Sui temi nodali, come l'energia, la Giustizia, Di Pietro scatta in avanti da solo. E in Molise l'antiberlusconismo non è sovrapponibile all'antiiorismo. Chi è davvero l'avversario a Termoli, per esempio? Sul nucleare il suo pensiero è chiarissimo: "Ogni Regione sottratta alla maggioranza di Governo sarà un passo verso la riaffermazione del referendum dell'87 che vietava l'impianto di centrali nucleari in Italia. Non ha senso dire che il nucleare non entra in una regione se poi ce lo ritroviamo nella regione confinante".
Il centro sinistra termolese avrebbe potuto recuperare almeno i suoi temi storici e Di Pietro, in effetti, era entrato in campagna elettorale con un salto da Tarzan, urlando contro il ‘sultano Iorio'. Poi, è tornato nei ranghi di una ‘scomodità' tutta interna al salotto del centro sinistra. Tant'è, a poche settimane dall'appuntamento politico più importante per Termoli, Antonio D'Ambrosio si è disimpegnato dal PD con un ‘Addio ai monti' manzoniano; Filippo Monaco, uomo di sinistra, penultima chance del dopo-Greco, non ha superato l'esame ‘equidistanza'. E perché avrebbe dovuto essere equidistante dal suo stesso partito?
Intanto, se non altro, affrontiamo il problema del riordino degli ospedali con un candidato medico ed uno infermiere, direttamente in consiglio comunale, per precauzione.
Di Pietro il Grande
Aveva lanciato un missile terra-aria da Termoli: "Vincenzo Greco è il nostro candidato, contro la politica degli affari e contro chi ha fatto di tutto per rompere la coalizione di centro sinistra. Greco non si è dimesso per problemi giudiziari ma perché lo hanno tradito e venduto. Non farò accordi con chi insegue il potere per il potere. Voglio vedere i programmi. No al nucleare, senza possibilità di trattativa e legalità, legalità, legalità. Nessuna possibilità di mediazione con i farabutti e gli affaristi. Non sono contrario alle primarie, fermo restando che il nostro candidato è e sarà Greco; il problema è che prima di tutto dobbiamo creare la coalizione. Ci incontreremo sui programmi. Senza coalizione che primarie andremmo a fare? L'obiettvo è sconfiggere il sultanato di Iorio".
Di Pietro non parla mai in politichese, e aveva ragione. Di quale aggregazione ampia si poteva parlare con un PD che si è dichiarato guerra da solo e che la guerra l'ha anche vinta?
Ma qualche giorno dopo aver espresso la certezza assoluta sul nome del sindaco uscente, ha capito, e bene, che il problema non era solo Greco. A sinistra, come direbbe Basso Di Brino, solo macerie. Il centro destra ha un vantaggio enorme in queste strane elezioni in cui sembra che non sia Termoli la città da governare: non ha un metro di paragone con se stesso. Greco non aveva vinto sul centro destra ma sulla persona di Remo Di Giandomenico, che è un partito a sè.
Il ruolo di Antonio Di Pietro in questo contesto poteva essere risolutivo. Un uomo forte, pur con un plotone debole, avrebbe potuto almeno dare un'impressione di unità rabbiosa.
La morsa che tiene insieme il PD e l'IdV nazionali è l'antiberlusconismo, non altro. Sui temi nodali, come l'energia, la Giustizia, Di Pietro scatta in avanti da solo. E in Molise l'antiberlusconismo non è sovrapponibile all'antiiorismo. Chi è davvero l'avversario a Termoli, per esempio? Sul nucleare il suo pensiero è chiarissimo: "Ogni Regione sottratta alla maggioranza di Governo sarà un passo verso la riaffermazione del referendum dell'87 che vietava l'impianto di centrali nucleari in Italia. Non ha senso dire che il nucleare non entra in una regione se poi ce lo ritroviamo nella regione confinante".
Il centro sinistra termolese avrebbe potuto recuperare almeno i suoi temi storici e Di Pietro, in effetti, era entrato in campagna elettorale con un salto da Tarzan, urlando contro il ‘sultano Iorio'. Poi, è tornato nei ranghi di una ‘scomodità' tutta interna al salotto del centro sinistra. Tant'è, a poche settimane dall'appuntamento politico più importante per Termoli, Antonio D'Ambrosio si è disimpegnato dal PD con un ‘Addio ai monti' manzoniano; Filippo Monaco, uomo di sinistra, penultima chance del dopo-Greco, non ha superato l'esame ‘equidistanza'. E perché avrebbe dovuto essere equidistante dal suo stesso partito?
Intanto, se non altro, affrontiamo il problema del riordino degli ospedali con un candidato medico ed uno infermiere, direttamente in consiglio comunale, per precauzione.
Molti democratici di sinistra parlano di un PD impazzito, autolesionista e di Di Pietro come di un disturbatore che scientemente ha sparpagliato le ceneri dell'ex maggioranza. Sembra semplicistica questa mitizzazione del Tonino cinico e strategicamente demagogico. La scelta del dottor Pasquale Spagnuolo, ex candidato alle regionali di AN e dichiaratamente ‘uomo di destra' viene descritta dai delusi dei due partiti come una sorta di abbaglio. Un'idea di Ruta, con la mediazione dei vertici romani e approvata da Di Pietro in cambio del 'sultanato di Montenero'.
Però, tutto ciò è strano! Lino Spagnuolo è un medico amabile, ha molti amici e molti sostenitori: l'Avis, la professione medica, l'impegno sociale sono humus di una cultura politica trasversalista ma rassicurante. E, inoltre, ha posto la condizione di dover piacere a tutti. Perchè dovrebbe esporsi, senza giusta causa, a tanto clamore?
Ma, soprattutto, perché PD e IdV avevano bisogno di un candidato presentato come ‘neutrale' ma di destra? Due domande e già siamo a corto di risposte. Se il laicismo di Vincenzo Greco era la causa della sua incomunicabilità nella coalizione, questo secondo tentativo appare come una perseveranza diabolica.
Non è in discussione la qualità del candidato ma non è stato ben compreso il presupposto e, ancora meno, l'obiettivo comune. Due partiti, i maggiori partiti della maggioranza uscente, che si fanno rappresentare da un nome riconoscibile per se stesso più che per la valenza politica rispetto ad essi, penalizza proprio Antonio Di Pietro. Di quale sostanza politica è portatore se il centro sinistra perde forma e diventa sintesi casuale di esperienze esterne? Avrà pensato che l'unico modo per far perdere qualcuno di destra, ormai, è candidarlo a sinistra.
Però, tutto ciò è strano! Lino Spagnuolo è un medico amabile, ha molti amici e molti sostenitori: l'Avis, la professione medica, l'impegno sociale sono humus di una cultura politica trasversalista ma rassicurante. E, inoltre, ha posto la condizione di dover piacere a tutti. Perchè dovrebbe esporsi, senza giusta causa, a tanto clamore?
Ma, soprattutto, perché PD e IdV avevano bisogno di un candidato presentato come ‘neutrale' ma di destra? Due domande e già siamo a corto di risposte. Se il laicismo di Vincenzo Greco era la causa della sua incomunicabilità nella coalizione, questo secondo tentativo appare come una perseveranza diabolica.
Non è in discussione la qualità del candidato ma non è stato ben compreso il presupposto e, ancora meno, l'obiettivo comune. Due partiti, i maggiori partiti della maggioranza uscente, che si fanno rappresentare da un nome riconoscibile per se stesso più che per la valenza politica rispetto ad essi, penalizza proprio Antonio Di Pietro. Di quale sostanza politica è portatore se il centro sinistra perde forma e diventa sintesi casuale di esperienze esterne? Avrà pensato che l'unico modo per far perdere qualcuno di destra, ormai, è candidarlo a sinistra.
Il centro destra è ‘calato' a Termoli con un candidato istituzionale, legato al transatlantico del Molise come un'ancora. Il Pd e l'IdV hanno cercato ‘le mani pulite, il volto fresco, il nome illustre', come se fossero ancora fermi a due anni fa, al dopo-Remo.
Quando Di Giandomenico fu eletto al Parlamento, il 13 Maggio del 2001, i DS persero Termoli, il suo commercio, le sue aziende, la pianificazione del suo futuro. Allora Di Pietro accusò i comunisti di Fassino di avergli lanciato un candidato come un mortaretto tra i piedi. Di Giandomenico arrivò a Roma con 24.776 voti. Occhionero, il 'mortaretto' Ds, ne ebbe 23.918. Di Pietro, 18.778. A Termoli, erano gli anni della sinistra progressista di Giovanni Di Stasi. Ai Ds mancarono solo 858 voti per cambiare la storia e dopo di allora, l'occasione imprevista venne solo da Black hole, l'inchiesta sulla sanità molisana che fece franare 50 anni di potere democristiano. E arrivò Greco, l'antipolitico più bulgaro della storia contemporanea, ma fu davvero un blow-up.
Quando Di Giandomenico fu eletto al Parlamento, il 13 Maggio del 2001, i DS persero Termoli, il suo commercio, le sue aziende, la pianificazione del suo futuro. Allora Di Pietro accusò i comunisti di Fassino di avergli lanciato un candidato come un mortaretto tra i piedi. Di Giandomenico arrivò a Roma con 24.776 voti. Occhionero, il 'mortaretto' Ds, ne ebbe 23.918. Di Pietro, 18.778. A Termoli, erano gli anni della sinistra progressista di Giovanni Di Stasi. Ai Ds mancarono solo 858 voti per cambiare la storia e dopo di allora, l'occasione imprevista venne solo da Black hole, l'inchiesta sulla sanità molisana che fece franare 50 anni di potere democristiano. E arrivò Greco, l'antipolitico più bulgaro della storia contemporanea, ma fu davvero un blow-up.
La Politica, d'altronde, è organizzazione delle scelte, e qualcosa bisogna scegliere! Il PD ha scelto il dottor Spagnuolo, salvo ripensamenti, e Antonio Di Pietro ha detto stop, come l'orologio di Portobello. Perché? Qui la risposta la intuiamo: in questa campagna elettorale è fondamentale esserci, anche a costo di farci. Un comunista vero non sarebbe stato più stalinista di lui: ha persino minacciato la cacciata dei ribelli.
Forse, più che Stalin, ricorda quel tale ex socialista che all'improvviso si stufò di perder tempo con i partiti e se ne fece uno tutto suo, marciando su Roma.
Essere il pugno di ferro di una coalizione di latta non basta più e non gli è certo utile, a lungo termine, la fama di aggregatore di trasfughi. L'IdV sembra spezzarsi, come un pane azzimo condiviso fra chiunque vi si accosti. In Molise ha molto impressionato l'esodo recente, soprattutto perché a partire sono state le giovani promesse, Romano e Gatti. E mentre restituisce la libertà ai suoi falchi, il falconiere mostra strane attrazioni per la destra democratica, antiberlusconiana e progressista. Un'attrazione a sé, e non il contrario.
Aveva definito una parte del PD come una ‘lobby affaristica'; ma come si recupera la Morale della politica se non restituendo voce ai territori? Il centro sinistra bassomolisano poteva ripartire dalle sue sezioni, non solo dai nomi dei candidati. Non è scegliendo un candidato per vie traverse che si ottiene un consenso trasversale.
Eppure, Antonio Di Pietro sembra non accorgersi che è egli stesso la soluzione che cerca. Incontra la gente, parla e di lui ci si fida: "Il candidato è Greco; non ci sono possibilità di mediazione con chi lo ha venduto; dobbiamo oscurare il sultanato di Michele Iorio.."
E invece, accetta la trattativa col PD e una candidatura non condivisa dalle rispettive basi; fosse anche la migliore possibile, andrebbe spiegata meglio. Ma Pialì Pascià Di Pietro non spiega niente a nessuno.
La politica del fare il contrario di ciò che dice.
Focus
I grillini, i soldi restituiti e lo strano problema dei consiglieri regionali: 40 inviti di nozze all'anno
Succede anche questo a Palazzo Moffa. Antonio Federico e Patrizia Manzo hanno restituito 15mila euro, gran parte degli stipendi appena ricevuti. Sul web ricevono decine di messaggi di complimenti, ma nel Palazzo alcuni colleghi consiglieri gli fanno notare: «Vogliamo vedere come farete quando, come noi, riceverete quaranta inviti di matrimonio all'anno....».
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Personaggi/4 Di Rocco, di professione Boh!
di nicola dell'omo
Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.
Antonio Di Rocco, di professione Boh !
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