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30-07-2010, 18:28 • Campobasso • Cronaca

Sanità, la Cgil Molise condanna la cattiva gestione

Il Comitato Direttivo Regionale della Cgil Molise ha approvato all'unanimità la Piattaforma sulla Sanità in Molise.
Nel documento sono evidenziati i fattori critici della sanità molisana e si condanna l'attuale sistema rigettando con forza ogni tentativo di far pagare ai cittadini i costi della cattiva gestione e sprechi con un aumento della tassazione fiscale e dei ticket a fronte di un offerta qualitativa sanitaria scadente e inadeguata.
La Cgil Molise rivendica la necessità di porre il territorio al centro delle Politiche Sanitarie attraverso le applicazioni concrete della L. 328 del 2000, il riordino della rete ospedaliera (esempio eliminazione dei doppioni di primariato e delle consulenze), un nuovo rapporto pubblico privato e un nuovo ruolo delle università e dei centri di ricerca che non si che siano complementari al pubblico, e non concorrenziali, al fine di garantire adeguatamente i L.E.A. e la riduzione delle lise di attesa del sistema sanitario. 

Ecco il documento:

La Cgil del Molise esprime grave preoccupazione rispetto alle scelte e alle modalità con cui in Molise vengono affrontate le politiche socio assistenziali e socio sanitarie.

Tanti sono i fattori critici della sanità molisana, in modo particolare vanno evidenziati: 

La mancanza di una appropriata e preventiva analisi dei bisogni sociali e sanitari del territorio; 

La mancanza di un Fondo Regionale per la non autosufficienza e del Piano Socio-Sanitario; 

L'assenza di tavoli di concertazione permanente ai diversi livelli territoriali; 

La mancata attivazione delle UVM (Unità di Valutazione Multidisciplinare) a livello distrettuale che vanifica il processo di integrazione socio-sanitaria e l'assistenza integrata socio-sanitaria domiciliare;
La mancata realizzazione-attivazione delle RSA e delle strutture Residenziali, Semiresidenziali e Diurne; 

La fragilità e l'arretratezza del sistema organizzativo e gestionale dei servizi socio-sanitari, acuite dalla disomogeneità territoriale degli appalti, da una esternalizzazione indiscriminata dei servizi e dalle ripetute interruzioni dei servizi per mancanza di risorse; 

L'eccessiva presenza di strutture sanitarie private accreditate, non sempre complementari al sistema pubblico, che rendono residuali le prestazioni sanitarie pubbliche; 

La carenza di poli di eccellenza che sono causa dell'incremento della mobilità passiva per alcune prestazioni.

Il processo di riorganizzazione del SSR, previsto dal Piano di Rientro 2007/2009, non ha interrotto il meccanismo (divenuto ormai cronico) che genera solo deficit; tale fallimento è oggi ulteriormente gravato dai tagli alla Sanità, Regioni e Comuni imposti dal Governo Nazionale.

Rispetto ad una siffatta situazione la Cgil del Molise condanna l'attuale sistema fallimentare che ha investito la sanità molisana e rigetta con forza ogni eventuale tentativo del Governo Regionale di far pagare ai cittadini molisani i costi di tale fallimento attraverso un aumento della tassazione fiscale e dei ticket.

A questo, si aggiunge un rapporto poco trasparente per le scelte che hanno riguardato, ormai da quasi cinque anni, l'istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia con schemi di protocolli d'intesa e accordi di programma tra MIUR, Università degli Studi del Molise, Regione Molise e Consorzio Universitario del Molise, con un impegno di spesa allora di 14 milioni di euro. 

Ulteriore elemento aggravante è la considerazione che queste scelte hanno determinato un impoverimento delle risorse economiche molisane senza consentire ai giovani molisani, ai laureati e ai ricercatori, un effettivo diritto allo studio, alla crescita professionale ed alla possibilità di realizzare percorsi formativi in grado di garantire prospettive praticabili per il loro futuro. 

In un contesto nel quale il potere decisionale è, ormai da decenni, nelle mani di pochi decisori politici ed accademici, diventa urgente che la società molisana si riappropri di questi temi e si facciano proposte capaci di coniugare gli ambiti di intervento dell'offerta formativa regionale e le modalità di utilizzazione delle risorse, con strumenti di reale coinvolgimento e partecipazione democratica. 

Una situazione così grave impone seri interrogativi sul futuro della Facoltà di Medicina e delle restanti reti sanitarie universitarie presenti sul territorio (Cattolica e La Sapienza). 

Siamo interessati a dare prospettive credibili e praticabili all'Università del Molise, anche alla luce degli effetti che saranno prodotti dal federalismo fiscale, rifiutando le paventate scorciatoie annunciate recentemente dal Rettore dell'Università del Molise, ancora una volta senza momenti di discussione, quali quelle di procedere alla sottoscrizione di protocolli e di costituire federazioni con le Università Pugliesi e Lucane.

Cure primarie e cure degli anziani 

La valutazione delle performance del sistema sanitario molisano è a dir poco preoccupante poiché la maggioranza dei servizi e delle prestazioni esaminati hanno ottenuto una scarsa, se non addirittura, pessima valutazione dei risultati raggiunti. 

Riteniamo che la fonte primaria degli sprechi sia da ricercare nell'incapacità di programmazione-attivazione di un'assistenza primaria di qualità capace di garantire i livelli essenziali di assistenza, ridurre i costi dei servizi e l'ospedalizzazione impropria, di abbattere le liste di attesa, di rafforzare la prevenzione e l'educazione sanitarie. 

In particolare, attraverso l'Unità primaria di Assistenza Territoriale (che ha il compito di prendere in carico il cittadino-utente) il sistema potrebbe garantire la corretta gestione dei percorsi di cura. Infine, nelle zone montane, caratterizzate da una scarsa presenza di popolazione, sarebbe opportuno promuovere l'uso dell'informatica medica, del telesoccorso e della telemedicina.
Il nostro territorio si caratterizza per un progressivo e costante invecchiamento della popolazione pertanto diventa fondamentale costruire a favore degli anziani una rete di assistenza integrata socio sanitaria domiciliare e case famiglie nei luoghi di residenza. 

Inoltre, le complesse e articolate problematiche della non autosufficienza (che non riguarda però solo gli anziani) impongono l'urgente elaborazione di una legge regionale per l'istituzione del Fondo Regionale per la non autosufficienza; l'attivazione degli Osservatori epidemiologici e sociali Regionali volti a monitorare insieme ai bisogni e alle problematiche della non autosufficienza, gli interventi posti in atto; l'istituzione in ogni distretto di una unità di valutazione multidisciplinare integrata in grado di elaborare piani di assistenza domiciliare personalizzati; la creazione di un tavolo di concertazione permanente. 

L'attuale "Programma Regionale di Interventi per la non autosufficienza" è tanto insufficiente e inefficace a coprire i bisogni da vanificare i diritti dei cittadini non autosufficienti e delle loro famiglie. Il programma, infatti, vincola il diritto all'assegno di cura (il cui importo è indeterminato e con un tetto massimo di € 400,00) ad una scadenza temporale e ad un limite di reddito. Occorrerebbe, invece, che la prevenzione e le cure delle patologie croniche venissero affrontate con interventi indirizzati alla costruzione di una rete integrata di servizi socio-sanitari capace di rispondere nel tempo giusto e in modo efficiente ed efficace ad una domanda crescente di cura e assistenza per patologie croniche e degenerative (soprattutto delle persone anziane) partendo dalle criticità del sistema, a cominciare dallo spostamento delle risorse dagli ospedali ai territori, e dalle condizioni di maggiore sofferenza e di esclusione sociale. 

Va peraltro sottolineato che il costituito Comitato per la non autosufficienza, riunitosi una sola volta, non è di fatto operativo. 

Infine, risulta urgente ridefinire la fascia reddituale attinente la soglia di povertà e le modalità dei criteri di applicazione dell'ISEE per la definizione dell'esenzione e dei soggetti tenuti alla compartecipazione al costo dei servizi integrati socio-assistenziali e socio-sanitari.

Riordino del sistema sanitario regionale 

La Cgil del Molise rivendica un modello di Sanità che assuma il territorio e la prevenzione quali obiettivi primari e faccia della programmazione lo strumento con il quale garantire e assicurare il bene salute. In questa Regione, invece, si assiste al perpetuarsi di un sistema che considera la Sanità un centro di potere politico ed economico che prefigura la de-strutturazione del Sistema Sanitario universalistico, equo e solidale così come disegnato dalla legge 833/78 e dal D.Lg. 229/99. 

E' necessario riflettere seriamente sui cosiddetti sprechi provocati dalle innumerevoli sacche di gestione del potere in cui il denaro dei cittadini si disperde senza controllo a scapito dell'efficienza del sistema pubblico e il ricorso alla privatizzazione. 

Non ci convince affatto la tesi che il privato risulti più efficiente del pubblico; anzi, in mancanza di una programmazione organica, trasparente e partecipata, va ricordato che i privati non investono e non rischiano nulla poiché i finanziamenti delle loro attività derivano esclusivamente dal finanziamento pubblico. 

Ribadiamo con forza che bisogna porre il territorio e il distretto al centro della Sanità attraverso : 

La riduzione dei posti letto con riconduzione degli ospedali alle cure per acuti; 

Il riordino della rete ospedaliera e riqualificazione del sistema attraverso, ad esempio, l'alta specializzazione, l'eliminazione dei doppioni di primariato, l'implementazione di servizi di medicina per non acuti, riabilitativa e di lungo degenza; 

Il riequilibrio nelle dotazioni organiche con l'eliminazione degli esuberi dei medici attraverso una loro ricollocazione e il potenziamento del personale infermieristico e degli ausiliari specializzati; 

La creazione di un sistema integrato di servizi socio-sanitari; 

Un nuovo rapporto pubblico-privato che guardi al privato come una possibilità di integrare l'offerta pubblica e che non si ponga in competizione tanto da produrre solo la frammentazione delle risorse disponibili; 

Un nuovo ruolo delle Università e dei Centri di Ricerca concepiti come centri integrativi di alta specializzazione rispetto alla sanità pubblica e non con ruoli riconducibili a specialità già esistenti che producono solo competizione a perdere; 

La revisione, in riduzione, dell'assetto istituzionale delle aziende sanitarie locali da definire in base alle esigenze amministrative, economiche e sanitarie e attraverso l'attivazione del Comitato di Direzione previsto dal D.Lg. 229/99 con la conseguente attenuazione del potere monocratico assoluto del Direttore Generale;
La previsione di una sanità integrativa anche'essa universale e solidale intesa come opportunità per accedere a prestazioni sanitarie non offerti dal Servizio Sanitario (ossia non previsti dai LEA).

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