Fondazione Pavone, Patriciello e Pietracupa condannati per abuso d'ufficio ad un anno e sei mesi
Le condanne
Un anno e sei mesi di reclusione all'europarlamentare Aldo Patriciello, al consigliere regionale Mario Pietracupa e agli imputati Melaragno, Di Renzo eDi Tella. Il reato di cui i giudici Michele Russo, Maria Libera Rinaldi e Laura Scarlatelli li hanno ritenuti colpevoli è abuso d'ufficio. Per Don Orlando Di Tella si aggiunge la condanna a quattro mesi di reclusione per la violazione dei sigilli della fondazione Pavone apposti nel 2004. Per il tentativo di truffa, per il tentativo di malversazione e per l'abuso edilizio tutti sono stati assolti perché il fatto non sussiste. La sentenza è arrivata dopo quattro ore e mezza di camera di consiglio quando erano circa le 23.30 del mattino. Patriciello ricorrerà in appello. L'unica persona che è andata assolta è stata il dirigente della Asl Sergio Di Vico che esce definitivamente dalla vicenda.
La ricostruzione
I cinque imputati condannati per abuso d'ufficio nell'ambito del processo sulla destinazione d'uso della Fondazione Pavone erano accusati di aver contribuito, in maniera truffaldina, a commettere gli illeciti a loro imputati per realizzare la trasformazione dell'associazione da struttura assistenzialista a sanitaria. Per questo l'istituto Neuromed di Pozzilli si sarebbe interessato ai locali di Salcito voluti dalla coppia di coniugi Pavone dopo la morte della loro figliola. Il sequestro della struttura è avvenuto nel 2004. Quando della trasformazione in centro per eccellenza da affiliare alla Neuromed ancora non era stato realizzato proprio nulla.
Il processo
I giudici Russo, Rinaldi e Scarlatelli si sono riuniti in camera di consiglio alle 18.30. Dopo aver ascoltato le arringhe difensive dei legali degli imputati. L'ultimo a parlare è stato Mariano Prencipe. Ha chiesto l'assoluzione perché il fatto non sussiste per i reati di abuso d'ufficio, tentata truffa e tentata malversazione. Per la posizione del parroco Don Orlando Di Tella ha chiesto l'assoluzione anche per il reato di violazione dei sigilli. Prima di lui per Sergio Di Vico aveva preso la parola l'avvocato Saverio Costanzo. Che ha chiesto l'assoluzione per il suo assistito perché di fatto non avrebbe commesso alcun tipo di reato. Perché la trasformazione di destinazione della struttura sarebbe avvenuta dal 1994 quando nel ruolo di Di Vico c'era il dirigente Michelangelo Bonomolo. Tesi evidentemente accolta dal collegio giudicante che lo ha mandato assolto. I legali hanno chiesto l'assoluzione anche per gli altri imputati coinvolti nella vincenda. Per Aldo Patriciello ci hanno pensato gli avvocati Ranaldi e Stellato. Sottolineando che non ci sono prove della partecipazione economico finanziaria dell'eurodeputato nella struttura sanitaria Neuromed. In mattinata il pm Fabio Papa aveva chiesto una condanna ad un anno ed otto mesi di reclusione per i reati di tentato abuso d'ufficio, tentata truffa e tentata malversazione. Le condanne richieste erano per l'europarlamentare Aldo Patriciello, per il consigliere regionale Mario Pietracupa e per Di Tella, Melaragno Di Vico e Di Renzo. Per il reato di truffa qualificata invece è stata chiesta l'assoluzione perché il fatto non sussisteva. Richiesta di prescrizione per il reato di abuso d'ufficio e chiesti altri due anni di reclusione per il parroco Orlando Di Tella per il reato di violazione dei sigilli. La requisitoria del pubblico ministero Fabio Papa è durata circa un'ora e trenta. Nella quale ha ricostruito la fase di passaggio della fondazione Pavone da struttura sociale fino ai contatti intervenuti con la clinica privata Neuromed di Pozzilli.
I commenti
Aldo Patriciello e Mario Pietracupa hanno atteso nervosamente la sentenza. Sono rimasti in aula, in compagnia dell'onorevole Riccardo Tamburro per tutta la giornata. Al termine della lettura della sentenza Mario Pietracupa ha deciso che ricorrerà in appello. Come tutti gli altri condannati. Non ha inteso commentare oltre una sentenza che gli sembrava ingiusta. Più dura la posizione dell'europarlamentare Aldo Patriciello. "Combatterò contro una sentenza che mi sembra ingiusta- ha esordito Patriciello- ricorrerò in appello per dimostrare che si tratta di una condanna assurda. Spero che già la Corte d'appello farà giustizia. Così come l'ho fatto per oltre sei anni". Sergio Di Vico è tornato a casa trionfante. Un attimo per leggere il dispositivo di due pagine e poi subito a casa. Accanto a Patriciello e Pietracupa anche lo staff che li accompagna in tutti i giorni lavorativi. Tutti delusi dalla condanna.
Effetti della sentenza
Ai cinque condannati verrà applicata anche la sospensione dai pubblici uffici. Nessuno di loro varcherà le soglie del carcere perché la condanna è coperta da indulto. Ma nonostante tutto i condannati ne vogliono uscire completamente puliti. Per conoscere le motivazioni che hanno indotto i giudici alla condanna bisognerà attendere novanta giorni. Poi gli avvocati avranno altri 45 giorni di tempo per presentare il ricorso in appello.
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