Tremonti controvento: la manovra fiscale mette mano ai certificati verdi per le energie da fonti rinnovabili

Italia Nostra, con una lettera aperta al Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, aveva chiesto che nella manovra finanziaria si riconsiderasse il sistema dei certificati verdi previsti per gli impianti di produzione di energia alternativa al petrolio. Marcello Seclì , Presidente di Italia Nostra, Sezione Sud Salento, aveva decisamente alzato il tiro contro l'eolico e il fotovoltaico slegato da una pianificazione contestuale della produzione energetica, soprattutto nei territori a vocazione turistica e agricola: "I certificati verdi hanno innescato una corsa all'oro alla produzione di energie rinnovabili da mega-eolico e mega-fotovoltaico in forme devastanti e industriali in tutto il Sud Italia, alimentando quella che si deve certamente ritenere la più catastrofica ed immane speculazione della storia d'Italia; .. economie locali oggi minacciate dalla scomparsa dei suoli agricoli e di pascolo sotto distese sconfinate di pannelli fotovoltaici desertificanti il territorio in nome di una strumentalizzata falsa ecologia.. Chiediamo che si mantenga la politica di incentivo per gli impianti fotovoltaici domestici a basso impatto con pannelli ubicati sui tetti e tettoie di edifici e strutture moderne, che danno vantaggi diretti economici per le famiglie, tanto importanti in questi tempi di crisi, e che si mantengano gli incentivi per i rimboschimenti in ottemperanza del Protocollo di Kyoto, come forme d'intervento virtuose e intelligenti, alternative alla produzione d'energia in forme, sempre industriali, sebbene da fonti rinnovabili, fin ora catastroficamente sostenuta con grandissimi fondi pubblici. Il taglio dei Certificati Verdi taglierebbe la testa al toro di una speculazione immorale e dagli effetti assurdi e paradossali, poiché trasforma le energie alternative, che dovranno salvare il pianeta da nocivi fumi ed altri inquinanti, nonché dall'effetto serra, il surriscaldamento globale desertificante, in occasioni di interventi, invece, di vasta desertificazione artificiale e morte della biodiversità e della più florida e sana economia turistica e agricola del territorio italiano! "
Un intervento durissimo che Giulio Cesare Tremonti ha evidentemente accolto.
La manovra fiscale ha messo mano, mediante l'art. 45, proprio sui certificati verdi e, addirittura, con effetto retroattivo. Disposizione contro cui reagisce l'ANEV, Associazione Nazionale Energia del Vento con oltre 2.000 soggetti rappresentanti il comparto eolico nazionale in Italia e all'estero (tra cui E- On, Sorgenia, Acea Electrabel, IVPC, Ansaldo Sistemi Industriali, Erg Renew) lancia l'allarme ed esprime disappunto per le misure contenute nella manovra economica del Governo: "La misura prevista dall'Art. 45 infatti abolisce, anche retroattivamente, l'unico meccanismo di garanzia del sistema di sostegno alla crescita delle Fonti Rinnovabili, che serve invece proprio a tutelare il mercato e ad evitare speculazioni derivanti dall'oscillazione artificiosa dei prezzi dei Certificati verdi. Il provvedimento proposto, da una prima analisi svolta, rischia seriamente di compromettere le iniziative in essere, che ricordiamo nel solo settore eolico (studio Uil-ANEV) al 2009 vedono occupati circa 25.000 lavoratori (con un incremento di circa 5.000 unità nel solo anno 2009), tra settore e indotto. Inoltre la formulazione del medesimo Articolo 45 comprometterebbe tutti gli investimenti in corso di finanziamento nel settore delle rinnovabili, che negli ultimi due anni è stato uno dei pochi anticiclici a consentire crescita occupazionale nel nostro Paese. Estremamente grave è poi il fatto che tale sistema di stabilizzazione del mercato, fu introdotto a tutela degli investitori nazionali SOLO in caso di un eventuale inadempimento del nostro Paese rispetto al raggiungimento degli obblighi liberamente assunti dall'Italia in sede Comunitaria.Tecnicamente l'abolizione dell'obbligo del riacquisto da parte del Gestore dei Servizi Energetici (GSE) dei Certificati Verdi in eccesso in dote agli operatori delle rinnovabili, potrebbe portare in assenza di un adeguamento coerente della quota d'obbligo, ad una sostanziale destabilizzazione del sistema e di conseguenza, da un punto di vista occupazionale, agli effetti disastrosi sopra richiamati e da un punto di vista ambientale ad un profondo passo indietro per il progressivo abbandono di produzione di energia da fonti rinnovabili nel nostro paese".
In pratica, cosa avverrà? E cosa sono i certificati verdi?
L'appetibilità finanziaria delle energie da fonti rinnovabili è determinata proprio dal 'mercato' dei certificati verdi, titoli negoziabili che certificano una certa quantità di emissioni di CO2: se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas naturale, carbone ecc.) perché "da fonti rinnovabili", il gestore ottiene dei certificati verdi che può rivendere a industrie o attività che sono obbligate a produrre una quota di energia mediante fonti rinnovabili ma non lo fanno autonomamente.
Introdotti dal decreto di liberalizzazione del settore elettrico, il Decreto Bersani, in Italia sono emessi dal Gestore dei Servizi Energetici GSE (Gestore Servizi Energetici) su richiesta dei produttori di energia da fonti rinnovabili. La legge stabilisce che i produttori possano richiedere i certificati verdi per 8 anni (per impianti entrati in servizio o revisionati dopo l'aprile del 1999) e per 15 anni per impianti successivi al 31/12/2007 (norma in finanziaria 2008). I certificati verdi permettono alle imprese che producono energia da fonti convenzionali (petrolio, carbone, metano) di rispettare la legge che obbliga ogni produttore o importatore di energia a usare fonti rinnovabili per il 2%.
L'impresa produttrice di energia acquista, presso la borsa gestita da GSE, i certificati verdi che gli occorrono per raggiungere la soglia del 2% della propria produzione. La quota del 2% si incrementa ogni anno, dal 2004, di 0,35% punti percentuali. I certificati verdi possono essere accumulati e venduti successivamente, ad esempio quando il valore sia cresciuto a seguito della domanda di mercato.
Fino ad oggi i produttori di energia da fonti rinnovabili avevano, per legge, la "priorità di dispacciamento" cioè la garanzia, da parte del gestore della rete, di comprare l'energia così prodotta.
Lo scopo era di utilizzare i meccanismi del libero mercato per incentivare l'energia pulita, evitando un intervento diretto dello Stato. Parlando di milioni di euro è difficile evitare che l'interesse speculativo fine a se stesso forzasse la diffusione di impianti, come per esempio l'eolico, anche oltre la razionale 'capienza' dei territori idonei ad accoglierlo. Peraltro il decreto Bersani lasciava spazio a qualche ambiguità perchè concedeva questi sussidi anche alle fonti cosiddette assimilate alle rinnovabili (definizione tutta italiana e senza riscontri in Europa) una gran parte dei fondi sono stati destinati in modo controverso anche alla combustione di scorie di raffineria o agli inceneritori; allargamento poi corretto da un secondo decreto, più restrittivo.
Scardinare il meccanismo dei certificati verdi probabilmente allontanerà gli imprenditori meno solidi che comunque hanno trovato spazio in quel complicato sistema di mediazione tra chi riusciva ad ottenere i certificati e chi poi realmente realizzava gli impianti. Essendo il provvedimento reotrattivo si prevede un vero big bang.
caterina sottile
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