Un imprenditore intelligente, duro come l'acciaio, inattaccabile come l'amianto. Dante Di Dario l'abbiamo sempre immaginato così. Istrionico, abile, mille idee e duemila fatti, con le gambe che non fanno in tempo a tenere il passo alla testa. Ci piace, Dante, o meglio, ci piaceva. Ci sembrava che appartenesse alla razza degli ‘autonomi', quelli che possono fregarsene sempre dei politici, seri e meno seri, con cui noi, giornalisti, seri e meno seri, abbiamo a che fare ogni giorno.
Abbiamo sempre pensato che l'economia è rock e la politica è lenta, e l'imprenditore per antonomasia ci appariva come una cometa lontana, ma visibile. E invece, come un qualunque assessore dimissionario, di quelli che ogni giorno vengono sostituiti dal presidente di turno, ecco l'uscita a sorpresa: "Le mie dimissioni sono dettate da motivi personali. Quando i fatti d'impresa diventano oggetto di speculazioni politiche e di attacchi giornalistici, l'imprenditore deve lasciare. Io non so lavorare in questo clima. Per esprimere il meglio di me, ho bisogno di serenità, fiducia ed entusiasmo".
Persino Sandro Arco quando dovette lasciare l'assessorato alla Cultura rilanciò, provocò il President con un ‘rifiuto l'offerta e vado avanti'.
Diciamo per dire, per fare un esempio di come la politica si sia evoluta ed abbia acquisito lo sprint dell'impresa. E invece, l'Imprenditore, lui, dichiara che la colpa è degli attacchi dei giornali. Chi ci salverà ora? Se anche Lui parla come i politici? Ha ragione, la serenità è la madre di tutte le buone scelte.
Ma perché se la prende con i giornalisti? Fosse un tributo, una sorta di contorto riconoscimento ad un mestiere calpestato e denigrato, bersaglio naturale degli attacchi di chiunque gestisca un qualche potere? Fosse che DdD ci abbia voluto dire: "Yes...you can" ? Vuoi vedere che non è inutile questo lavoro inutile? Ce lo riconosce un uomo di mondo, mica un intellettuale qualunque! Non volevamo disturbare il suo sonno, ci creda. Volevamo soltanto capire e lei, più e meglio di chiunque potrebbe darci ragione di troppi sforzi andati a vuoto.
E' stato attaccato, nel senso che le hanno fatto i conti in tasca ma lei non si è chiuso in religioso e spietato silenzio. Ha parlato, ha cercato nella stampa un interlocutore, ha spiegato le sue ragioni e le ha spiegate mirabilmente.
Non a tutti, però, solo a chi ha ritenuto indoneo. Ha parlato con chi, a fiuto, le è sembrato più affidabile? Esattamente come chi scrive osserva, studia, riflette, e decide, sulla base dei dati oggettivi, cosa è condivisibile e cosa no, cosa è credibile e cosa no.
caterina sottile