TERMOLI 2010/ La falda freatica del PdL

I sondaggi danno il centro destra di Di Brino già ad oltre il 50%. Se così fosse, non ci sarebbe il problema del ballottaggio e Termoli avrebbe già deciso che Basso è meglio. Tutto ciò ha affermato Iorio all'incontro con l'UdC. Velardi comosso ed entusiasmo cameratesco in sala, Michele Iorio ha instillato una buona dose di energia alle sue truppe azzurre.
Di Remo Di Giandomenico non parla. Del centro sinistra invece dice più di quanto ci si aspetti: Erminia Gatti dovrebbe ricostruire qualcosa che è già PD e Monaco non si sa chi rappresenta. Ipse dixit. Aggiunge, di sguincio, che un voto a Di Giandomenico è un voto buono per gli altri. E ha già stabilito, dunque, che Remo è un elemento di disturbo del centro destra e che contribuirà, semmai, a rafforzare la sinistra.
Il presidente del Molise ha un modo di parlare straordinariamente chiaro. La sua lingua è pregiata come quei cappotti che puoi rivoltare all'infinito e tornano nuovi e diversi ad ogni stiraggio. Tutti lo capiscono, indipendentemente dalla livello di istruzione. Chi non sa nulla di Termoli e del Molise avrà capito che Di Brino è un candidato forte, in una coalizione di Governo che ha progettualità e rappresentatività politica. Chi ha seguito le vicende termolesi più da vicino coglie anche un bisogno di ridimensionare il pericolo ‘Remo' ricorrendo allo spauracchio del comunismo: al di là del colle governativo sono tutti sovietici ed è meglio stare uniti e non disperdere calore prezioso in caso di tormenta. E' un atteggiamento coriaceo, come chi viene da una storia politica da protagonista ma è un po' impreparato alle fasi di stasi.
Nel centro destra ioriano non ci sono ‘seconde file'; ci sono ruoli e responsabilità diversi. Ecco perché la disposizione verticistica, che per molti è oggetto di critica feroce, risulta sempre vincente politicamente. Non sappiamo ancora se lo sarà elettoralmente, ma Termoli è un luogo reale in un contesto reale, da cui non è separabile a colpi d'orgoglio. E fin qui, ha ragione ‘Colui che viene' nel nome del Molise. A sinistra, invece, non è come racconta, in pubblico, Michele Iorio. Filippo Monaco continua il suo percorso e per quanto impervio è servito a raccogliere i cocci, pezzettino a pezzettino, di chi ha conservato un legame ideologico con la politica e spera ancora di potersi fidare dei suoi nomi storici. Dopo Greco, bisognava dimostrare che la sinistra c'è, a prescindere dalle abdigazioni temporanee a favore delle grandi coalizioni ‘tecniche'. Il PD, da parte sua, ha scelto una donna che deve ancora poter dimostrare quanto vale. Non ha un curriculum politico e non è detto che ciò non le sia utile; se non altro, non ha niente da rimproverarsi rispetto agli errori che di solito vengono sviscerati nelle campagne elettorali. Di Erminia Gatti si può dire cosa non è ma non cosa non ha fatto. E per ragioni diverse, la stessa fiducia la merita Fasciano. In zona centro sinistra, insomma, i pianeti sono tornati a cercare l'orbita della gente, suo interlocutore naturale, e sventolano i temi più efficaci: l'ambiente, la salute, la cultura, le discriminazioni, la qualità della vita quotidiana.
Al centro l'assetto è da difesa: il pdl che dice di amare Termoli si difende dal pdl di governo, a prevalenza isernina. Un ‘Kramer contro Kramer' che ha qualcosa di costruttivo, politicamente, non di distruttivo. Iorio vorrebbe ‘calare' da Isernia, utilizzando la sponda Di Brino, e a Termoli sono pronti a dimostrare di non averne bisogno. Di Giandomenico ha dato un'impostazione un po' risorgimentale della propaganda elettorale che potrebbe localizzare una falda, una crepa sotterranea nel centro destra. Lo dicono, fiduciosi, i suoi sostenitori. Si usano parole come ‘annessione' e ‘barricate' come se a Termoli si preparassero le cinque giornate di Milano. Certo, fossimo a Milano, saremmo già avanti col lavoro.
Tanto per aggiungere ceppi al fuoco, quel disobbediente di Vitagliano tesse l'elogio di La Penna e ne ricorda l'intelligenza, la capacità di vedere lontano, fino a noi. Chiedo scusa se mi ripeto, ma ci andrei cauta a citarlo. Scrive l'assessore alla Programmazione: ".. un grande uomo che, insieme ad una responsabile classe dirigente, ha consentito a noi di vivere e crescere in un Molise con scuole, strade, ospedali, Università, laureati e, soprattutto, con una nuova dignità civile. Quanto è rimasto di quella passione civile per la modernizzazione della politica? ... Guardava con tristezza a questa abdicazione lui che concepiva la politica come educazione attraverso l'esempio.. e questo, a mio giudizio, il contributo più importante che la classe dirigente e il Molise gli devono riconoscere è la capacità di vedere nella politica l'insegnamento di un costume e di un comportamento....
<Per il futuro possiamo dare testimonianza> diceva <anche salvando e difendendo quello che c'è, avendo tutti noi il dovere di consegnare ai figli il nostro Molise in condizioni migliori di quelle in cui l'abbiamo trovato.>
Ed infatti, e Vitagliano lo sa, a Termoli ed in tutto il Basso Molise abbiamo un disperato bisogno di strade, di sanità accessibile davvero e di riqualificazione del lavoro. In questa parte del mondo affacciata sul mare, nata per essere ricca per privilegio naturale, non abbiamo tanto la necessità di inventare l'occupazione ma di evitare che ogni nuova scelta di pianificazione divori ciò che già c'era e che magari aveva garantito la vita per decenni. Parlo di piccolo commercio, di agricoltura, di turismo, di artigianato, e parlo di come trovare il modo di non danneggiare questa rete di per sé essenziale ogni volta che si tenta di ‘innovare'. Preoccupazione da cui l'assessore si smarca: "E se c'è un vero elemento negativo dello sviluppo - poco imputabile alla politica per la verità - è quello della la mancata realizzazione di un sistema integrato, della efficace integrazione produttiva tra settori dominanti e le altre attività economiche, per il quale l'impegno non poteva che essere della classe imprenditoriale".
Vero è che la politica esercita il suo ruolo di indirizzo e l'impresa dovrebbe fare la sua parte sul campo. Ma non sempre i due ruoli si incontrano sugli stessi obiettivi. Però, la visione prospettica del tecnico non rinuncia alle umane passioni del politico e alla fine scrive: "..La storia è ricca di tradimenti rispetto a questa missione e tutte le volte che ciò è avvenuto sono arrivati tempi bui. Una memoria per tutte: nel primo esercizio di democrazia referendaria che si ricordi il popolo, opportunamente stimolato, scelse. E fu crocifisso Gesù, non Barabba!"
Ed eccolo, il rivolo d'acqua che si insinua nella crepa; e se ne appropria. Girolamo, avrebbe detto: "Gianfrà, scendi dalla croce, che serve altro vino".
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di nicola dell'omo
Eccolo qua, eccone un altro di personaggio che dimostra quanto poco gliene freghi delle regole.
Antonio Di Rocco, di professione Boh !
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