Il presidente michele minuscolo è mitteleuropeo e i giornalisti.. tutti campobassani

Il Molise non ha una identità propria davvero forte soltanto perché non sappiamo dare il giusto valore alle cose. Ci limitiamo pigramente ad una visione d'insieme e ci sfuggono i particolari davvero caratterizzanti. Ecco perché ci ostiniamo in questo esercizio estetico con cui rileviamo minuscole e maiuscole. Direte, oggi costoro hanno proprio voglia di perder tempo. No, cari lettori. Il Tempo non si perde se le attese portano a qualcosa che non conoscevamo.
Mentre il Presidente Iorio, Michele maiuscolo, era alle prese con le cene americane del suo amico Barack, l'altro Presidente del Molise, michele Picciano, era indaffarato a riarredare casa, la nostra. La differenza fra una m maiuscola ed una minuscola non è nell'altezza o larghezza, come potrebbe pensare l'osservatore superficiale e prosaico. In verità, la m minuscola evoca il senso della sintesi, dell'organizzazione, dell'ordine mentale che pur avendo un controllo assoluto del ‘tutto' sa individuare il particolare, sa armonizzare i vuoti e i pieni. Ragionamento complesso per chi non si intende di pittura o di scultura; ma noi che invece siamo esteti e pure astuti, il pensiero di Picciano l'abbiamo colto e compreso perfettamente. Il Presidente del Consiglio del Molise immagina lo spazio della massima Istituzione molisana come fosse il Senato, la Camera, il Parlamento europeo e sogna di bonificarlo da quel provincialismo tipicamente campobassano con cui ci facciamo sempre riconoscere.
I corridoi del primo piano della sede della Regione sono brulicanti di scansafatiche travestiti da giornalisti: poltriscono, mangiucchiano, borbottano, qualche volta ridacchiano o parlano durante i Consigli. O, peggio, stanziano nel poco spazio dell'ingresso come parcheggiatori abusivi in attesa di non si sa bene cosa in una pericolosa promiscuità con i politici: "Consigliè, Wè, Ciao, Ma perché non hai firmato? Ah, ma lo voti? Nooo, e come mai? Il caffè? Si, dai, andiamo. .."
L'Informazione del Molise, al Presidente michele Picciano, deve sembrare uno sgradevole brusìo di sottofondo ed ha cercato, forse, di spalmare di silicone mitteleuropeo quei corridoi così irrimediabilmente mediterranei. "E che è questa spiaggia libera affollata di venditori di collanine?" avrà pensato. Non ci costa alcuna fatica confessare che un po' ha ragione. Il giornalismo molisano è, come dire, ‘da bar'. Michele Picciano lo immagina invece inguainato in una pellicola isolante.
Ecco che quella sua m concentrata come un cubetto di detersivo in pasticche ha cominciato a pensare, motu proprio, ad un luogo pulito, areato, asettico. Chiudi la porta là, devia il percorso di qua e conduci la processione dei cronisti verso uno spazio ben delimitato, come in un gioco dell'oca. Nella sala del Consiglio regionale si arriva solo attraverso la porta da cui accede il pubblico. Cancellata quell'orrida vetrata che prima ci avevano rifilato come ‘riservata alla stampa', lo spazio disponibile è decisamente aumentato. Riorganizzata anche l'area tecnologica: più telefoni, più sedie, più confort. Certo, se scappa la pipì torni alla casella di partenza e devi chiedere il permesso ai vigilanti per attraversare il Mar Rosso dell'antibagno. Ma i vigilanti sono pazienti e discreti, e non è questo il problema.
Cosa ispira tanta innovazione? La preclusione del libero accesso alle scale che portano ai piani superiori e quindi al contatto diretto, ma riservato, con i consiglieri e con gli assessori. Tant'è, se si vuole dialogare in privato con loro bisogna scriverlo su un biglietto e passarlo segretamente ad una gentile hostess. La quale, lo sottoporrà al consigliere scelto. Ergo, bisognerà attendere che lo stesso, se disponibile, si presenti al cospetto del giornalista. Inoltre, chiunque abbia l'esigenza di salire le scale del palazzo deve farsi annunciare e comunicare la propria insana volontà ai soliti, pazienti e discreti vigilanti. Niente via vai incontrollato: chiunque passi dalle parti del Consiglio sarà formalmente immortalato. Una sorta di gioco delle coppie in cui i giornalisti indicano le loro preferenze e aspettano che prima o poi i consiglieri li scelgano o si lascino scegliere. Il Presidente Picciano invece la racconta con più eleganza. Immagina un'atmosfera da clinica svizzera che conferisce al Palazzo un'aurea di credibilità vera.
Certo, inutile illudersi di raccogliere i commenti a caldo di D'Alete che esce dall'aula, o di Pallante che sbatte le sudate carte una sull'altra e abbandona il Consiglio in segno di protesta. Vuoi mettere il pathos di una caciara isituzionale che sembra una corrida fra toreri in giacca e cravatta? Niente più cronaca viva, diretta ma solo rassicuranti dichiarazioni in doppia copia, ben confezionate e passate nell'amuchina degli uffici stampa. Ce lo immaginiamo Giggino Terzano che si allontana furibondo e noi appresso coi bigliettini da consegnare alle hostess che poi dovranno raggiungerlo. E temiamo, fortemente temiamo, che alla fine dovrà pensarci Michele maiuscolo a riacchiapparlo, senza bigliettini, solo con il suono suadente della voce. Eppure, tutto ciò ha un fascino surreale che ci illude di poter essere, anche a Campobasso, anglosassoni per un giorno.
Ma mentre pensiamo di dichiarare, previa nota scritta da porre alla hostess, la nostra assoluta approvazione, michele Picciano, architetto geniale ma mite, smentisce se stesso e dice che in realtà è stato frainteso dai vigilanti e che non ha mai dato loro indicazioni perché impedissero l'accesso ai piani superiori. La deviazione del percorso d'ingresso, inoltre, è solo un'esigenza momentanea, in attesa che i lavori di ampliamento della sala stampa vengano completati. Se fosse nel Parlamento europeo userebbe il termine: misunderstanding! Un dietrofront con la m minuscola.
Fossimo nel secolo di Manzoni (maiuscolo pure lui che non è altro) con un tal presidente saremmo tutti condannati a rimanere ‘singles' , condannati a subire le angherie della Monaca di Monza (tutte sue le M; quando si dice l'iniquità!)
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