"Tammurriata" Idv: vaie truvanne mo' chi è stàte che ha cugliùte bbuono ‘o tire?
Durante i lavori l'ex-Pm ha mostrato di sorridere sempre, mettendo ognora in mostra tutti i suoi denti. Ciò nonostante, non è riuscito a nascondere i suoi poco tranquilli stati d'animo, che a molti sono apparsi essere ben lontani da quelli (relativamente sereni) serbati dal leader negli ultimi anni. In effetti, chi ha stilato il programma congressuale ha messo a cuocere troppa trippa per i gatti; alimentando la platea con i tanti interrogativi e facendo lievitare le numerose questioni rimaste in sospeso in questi ultimi mesi, proprio mentre la situazione richiede risposte chiare.
Il problema-prìncipe riguarda il "collega" ex-magistrato Luigi De Magistris. Tonino ne ha evocato il nome, mostrando di dire - né più né meno - quello che Pippo Baudo usa gridare di tanti artisti: questo l'ho inventato io. E' giunto persino a definirlo "sangue del mio sangue" (e si potrebbe non voler bene ad un figlio?), ma la domanda rimane: Gino il napoletano è, o non è, il rivale politico d'‘u zù Tonine? Nei fatti parrebbe proprio di sì, nonostante lo stesso europarlamentare abbia avuto a smentirlo, del tutto platealmente e senza esserne stato richiesto, sul palco stesso del congresso. Ed ha voluto dire la cosa in una maniera veramente curiosa:"Io sostengo la mozione di Di Pietro, seppure egli abbia vent'anni meno di me". Nella sostanza, ha lanciato un messaggio ai suoi adepti: per il momento, aspettiamo e continuiamo ad affidare tutto a Tonino, se non altro sinché i tempi non saranno maturi per potere mettere da parte un personaggio così ingombrante.
In definitiva, cos'hanno in comune i due ex-pubblici ministeri? Molto poco. Il "giovane" (414mila preferenze alle recenti elezioni europee) vuole un "partito d'azione"; un partito che possa accogliere pure Sinistra radicale, movimenti, le cosiddette sciarpe viola e girotondini vari. In pratica, una struttura democratica al punto di tollerare persino gli atteggiamenti di chi, in qualche modo, voglia dissentire dalla linea ufficiale. Invece, al "vecchio" (395mila preferenze) piace tagliare e ricucire i rapporti Idv-Pd, giungendo a dire (non sappiamo con quanta sincerità, viste le "tirate" del personaggio) che il giorno più importante della sua vita potrebbe essere quello in cui fosse intervenuta una fusion tra i due partiti. BERSANI mostra di crederci; ma, se don Enrico Berliguer fosse ancora vivo, presumibilmente resterebbe leggermente preoccupato dopo certe boutades. Sarebbe possibile ad una "sciarpa littoria" diventare "compagno"?
Tutto ciò posto, seppure (secondo i pronostici) sia stato confermato alla suprema guida dell'Italia dei valori, Di Pietro sembra essere diventato il titolare di un contratto a tempo determinato; appunto quello somministratogli dal "pivello" De Magistris che vorrebbe tenere in piedi il Nostro con le flebo almeno sinché non abbia finito di tessere l'ordìto di certe trame, portando a conclusione la strategia avviata dal momento in cui ebbe ad entrare nel partito.
In quest'ultimo congresso la delegazione più numerosa è stata quella campana (con un'alìquota del 13% su di un totale di 3.600 delegati). Ebbene, Segretario-Idv nella regione felix è tale Nello FORMISANO, un ex-democristiano accusato da Paolo FLORES D'ARCAIS, direttore di "MicroMega", di "aver riempito il partito delle mani pulite di faccendieri e di arrivisti, in larga misura provenienti dalle file della balena bianca". E' per questi motivi che la citata Rivista sostiene De MAGISTRIS: vuole ottenere la decapitazione della vecchia guardia in nome di un rinnovamento più radicale. A don Tonino riuscirebbe poco facile buttare a mare i voti assicurati nel Napoletano dal bacino elettorale "curato" da Formisano. Perciò, i rinnovamenti possono attendere, così come la sfida finale con il "figliolo" magistrato, quello che lui stesso ha inventato. Insomma, il buon Di Pietro farà pure la figura dell'arbitro "assiso in mezzo a lor", ma - nei fatti - appare costretto al centro della morsa di un tavolo da falegname. Prima o poi gli stringeranno la testa sino a stritolarlo.
Oltre a questo, sul testone e dentro la materia grigia del leader, "provvisorio" e dimidiato aleggiano ben altre preoccupazioni. Quando il Corriere della Sera ha pubblicato le fotografie di zio Tonino, seduto al tavolo di una cena insieme a Bruno Contrada e ad alcuni ufficiali dei Carabinieri, l'uomo di Montenero se l'è legata al dito e si è ripromesso che - a congresso concluso ed esauriti gli impegni elettorali per le "regionali" - indagherà sino in fondo per vedere chi siano i poteri che se ne stanno dietro la vicenda.
Il fatto è che il modo di porsi dell'Italia dei valori (consule Di Pietro) costituisce una spina nel fianco del centro sinistra (si veda quanto sia determinante per il Pd per le regionali) e un ostacolo alle aspirazioni moderate oggi portate avanti da via Solferino. E che questo sia vero lo dimostra la frase buttata lì da DE MAGISTRIS, in fase congressuale, quando ha tenuto a precisare che con l'Udc di Cuffaro al massimo potrebbe attivare un laboratorio per produrre cannoli siciliani. Non è un mistero che gli "azionisti movimentisti" del Corriere stiano spingendo per una politica di stabilità che sia fondata su intese capaci di tranquillizzare l'economia italiana. Intenzioni cui Di Pietro si è sempre dimostrato allergico.
Conclusioni: a congresso cessato e gabbato lo santo, Tonino non potrà starsene con le mani in mano se intende continuare a mantenere la leadership dell'Italia dei livori.
CidiElle
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