Aggiungi un posto a tavola: a pranzo con Vitagliano mancavano Oreste, Remo e Angelo Michele
Se gli uomini della Giunta regionale fossero personaggi di fantasia Vitagliano sarebbe un ‘super eroe' dei Fantastici Quattro, ‘la torcia umana'. E non è una metafora spiritosa ma serve a rendere l'idea dell'energia sovrumana con cui si muove, agisce e tenta di riaggregare le forze finendo per alzare troppo la temperatura.
Termoli è tutta da rifare e nessun politico che voglia essere davvero rappresentativo potrebbe mai sottovalutarne l'importanza: Cosib, Zuccherificio, piano di rilancio industriale, piano edilizio, nucleare, energia, Interporto sono i temi da svolgere nel prossimo decennio. Peraltro, il fallimento del governo di Vincenzo Greco, e il disorientamento del centro sinistra che ha provocato, fornisce una inattesa opportunità di riannodare i fili e di riportare il fulcro politico del Basso Molise a destra.
Contro il notaio che impersonò la rivoluzione pacifica della società civile di sinistra si candidò l'avvocato Oreste Campopiano. Ebbe coraggio ad affrontare il giudizio degli elettori dopo black hole e le note vicende che travolsero il sindaco uscente, nonché parlamentare, Remo Di Giandomenico. Al confronto dell'uomo nuovo, personificazione di un bisogno di riscatto inedito, Campopiano perse ai punti ma non riuscì davvero a combattere. L'epilogo della crisi amministrativa ora rischia di legittimare una sorta di revisionismo storico e il centro destra si rialza, ripartendo non dall'ultimo giorno dell'amministrazione Greco ma dall'ultimo giorno del governo di Di Giandomenico. Ecco perché sembra strano ai profani l'assenza dell'avvocato Campopiano al convivio che nelle intenzioni avrebbe dovuto riaprire quell'album fotografico chiuso frettolosamente. Con Gianfranco Vitagliano si sono seduti Leone, Crema, Di Rocco, Del Torto. Mancava il coordinatore di Forza Italia, partito di Maggioranza regionale, Ulisse Di Giacomo. Il senatore ha spiegato la propria assenza come una volontà di non interferire, in questa primissima fase di incontri, nel dibattito tutto interno al gruppo dei consiglieri comunali. Ed è un modo di consentire alle forze politiche di una città di rincontrarsi e di riorganizzare un percorso che prima di essere schematicamente elettorale ha bisogno di contenuti politici compatibili con la realtà del territorio. La Politica c'entra e aleggia sovranamente su ogni decisione ma avrà bisogno di essere condivisa e riconoscibile in loco.
Assenti anche il consigliere uscente Spezzano e il coordinatore dell'UdC, Velardi. Tatticismo, prudenza o cos'altro? Velardi rivendica il diritto per l'UdC di un candidato ma la 'mediazione conviviale' dell'assessore alla programmazione ha scaldato gli animi più che i cuori. Il commento di Oreste Campopiano è dirompente: "Prima di sedersi a tavola a mangiare bisogna sedersi su altri tavoli politici per decidere il nome del candidato sindaco al Comune di Termoli. Sono sicuro che questo avverrà in breve tempo e nelle sedi opportune". E sulla possibilità che il candidato ‘forte' sia Di Brino dice: "Sono convinto della buona fede del nostro governatore che non lascia alla stampa alcune indiscrezioni proprie soltanto di tavoli politici. Il candidato del centrodestra deve essere non solo unico ma anche vincente".
Il Basso Molise vuole ritrovare se stesso, la sua naturale tradizione autarchica e Gianfranco Vitagliano si è posto a capotavola di un Congresso di Vienna tra conterranei; un segnale forte per tastare le potenzialità delle dirigenze locali, la loro ritrovata combattività. Sicuramente utile per camminare a piedi nudi sul terreno di Termoli, per sentirne davvero la consistenza. La più grande città del Molise marittimo, industriale, commerciale è un feudo formidabile e questa è una partita con cui bisognerà recuperare autorevolezza, autonomia, non solo rispetto alla sinistra ma forse, anche rispetto al Governo regionale.
Però, alle scorse elezioni Greco ha vinto grazie al tumulto spontaneo della società civile e apparentemente frapponendosi fra la gente comune e la Politica degli schemi e delle strategie. Michele Iorio non lascerebbe scoperto quel nervo e non trascurerebbe di capitalizzare il fallimento di quell'esperienza. Fingere di non aver visto e lasciare che i ‘termolesi' se la sbrighino da soli significherebbe abdigare. Alla maggioranza regionale non basterà, a nostro avviso, che cambino le bandiere ma dovrà riaffermare la forza del proprio ruolo di coordinamento: la Politica, con i suoi colori riconoscibili, contro la mitologia delle forti personalità troppo autoreferenziali, come è stato Vincenzo Greco. C'è un interesse strategico oggettivo per una città enormemente appetibile e c'è una esigenza di metodo politico per radicare il consenso. Non ci sorprenderemmo se Iorio affrontasse il confronto proprio con Di Giandomenico e se cercasse di far convergere tutte le forze su un candidato nuovo, imprevisto ma davvero ampiamente condiviso nel centro destra regionale. Non necessariamente un politico ma sicuramente una figura strutturale al contesto del Governatore. Le personalità troppo forti non giovano quasi mai alla ragion di Stato.
Caterina Sottile
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