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31-12-2009, 9:40 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

Benvenuto 2010: il futuro da prendere al volo

In Molise il 14% della popolazione è povera (Italia 11,1%).  Circa 4 famiglie su 10 non hanno risorse per affrontare spese impreviste  di 700 Euro, 2 su 10 non possono riscaldare adeguatamente la propria abitazione, affrontare spese mediche e in generale arrivano a fine mese con difficoltà; 3 su 10 non hanno soldi per il vestiario. Il dato è però leggermente inferiore rispetto al dato generale che riguarda tutto il Sud. Siamo meridionali, ma meno meridionali degli altri. E quasi quasi ci viene da dirlo in milanese: "Se l'è minga suppa l'è pan bagnàa"
 
I dati sono della Caritas di Termoli-Larino e a leggerli bene confermano ciò che diciamo da tempo: il Molise si regge su una economia apparente che ha fondamenta sempre più fragili. In milanese o in molisano, la lettura dei dati Caritas produce qualche brivido: 
Non ha avuto soldi per alimentari: + 112,1% 
Non ha avuto soldi per spese mediche: + 15,7% . 

Questa è una percentuale inquietante, soprattutto perché immaginiamo possa riguardare soprattutto bambini e anziani o comunque nuclei familiari in cui ci sono entrambi. 
Non ha avuto soldi per vestiti necessari: + 37,6%
Arriva a fine mese con molta difficoltà: +36,4%
In arretrato con le bollette:8,4%
 
E questi due dati ci incuriosiscono più di tutti: 
Non riesce a riscaldare la casa adeguatamente:+19,8% 
e l'8,4% non può pagare con regolarità le bollette, presumibilmente anche quelle per l'elettricità. 
Il Molise sembra essere diventato il primo produttore di energia del mondo, da qualche anno a questa parte, e la percentuale di famiglie che non riesce neppure a scaldare la casa è aumentata del 19% nell'ultimo anno.       
 
Ma oggi non abbiamo voglia di piagnistei e vogliamo essere propositivi. L'ottimismo è il sale della vita e forse per questo soffriamo un po' di ipertensione.
                             
Fra qualche ora avremo tutti un anno in più, persino Michele Iorio, che è sempre così giovane nell'aspetto e così forte nei fatti. Peraltro, appariva in ottima forma e con un taglio di capelli molto glamour alla conferenza stampa di fine anno. Qualcuno teme che sia il padrone incontrastato del Molise e un territorio che subisce padroni non è un territorio destinato ad uno sviluppo reale. Però, se i problemi avessero soltanto un nome e un cognome sarebbe facile risolverli. Credo che un Governatore e la sua Giunta siano il riflesso istituzionale di una realtà umana, politica, sociale che, come è sempre accaduto, precede e sopravvive agli amministratori. Il segno che la classe dirigente può lasciare è quella traccia che testimonia uno spostamento, un avanzamento anche lieve.
 
Immaginiamo il Molise come una spiaggia in cui sono passate tante ruote, pesanti o leggere. Osservando i solchi si può capire quanto chiaro, utile o meno, sia stato il percorso compiuto. E allora, piuttosto che giudicare le manovre inutili o sindacare sulla profondità della traccia cominciamo a metterci al fianco dei piloti e a guidare il progresso di questa regione. 

Il Molise ha un problema che nessuno sembra considerare importante: l'identità sociale che proviene dal lavoro. La precarietà, diventata normale, impedisce alle nuove generazioni di ‘essere' oltre che di fare. 
I ragazzi non hanno più la possibilità di fare un lavoro abbastanza a lungo da diventare bravi, da essere i migliori ma afferrano ciò che possono, legittimamente, per sopravvivere. Per le professioni intellettuali, come in tutto il mondo, tendono a fuggire fuori dal Molise ma non è indizio di resa. La creatività ha implicitamente bisogno di essere nutrita altrove per esprimersi davvero. L'allarme è che i giovani non hanno più modo e tempo di imparare i mestieri manuali e di pensare a se stessi come entità autonome su cui investire, scommettere. A 20 anni ci si dovrebbe sentire abbastanza forti per costruire una strada dal nulla, o almeno per tentare di ampliarla. E invece l'obiettivo primario dei ragazzi è trovare ‘qualcuno che possa' aiutarli. Quasi sempre, un politico. 

Quell'atteggiamento di sconfitta atavica banalmente definito ‘mentalità clientelare' in realtà è adattamento acritico a ciò che c'è. La rinuncia a pretendere di modificare il percorso deve essere percepito da tutta la Politica come una sconfitta etica pesante; un basso livello di reattività popolare non deve rassicurare chi governa perché la disattenzione apparente dequalifica i politici e li rende interscambiabili. E' un effetto collaterale ingovernabile a lungo termine e non certo solo molisano. 

Di tipicamente molisano invece abbiamo una concezione feudale dell'economia, tutta arroccata e in bilico sulla roccia del denaro pubblico. L'economia globale ha deteriorato ulteriormente il delicato equilibrio dei paesi, travolti dall'aggressività dei grandi centri commerciali che hanno divorato gli spazi delle piccole attività a gestione familiare. Così come ha sfiancato gli agricoltori. Proprio a causa della crisi i prodotti alimentari tipici sono diventati voce trainante del mercato italiano. Gli italiani hanno imparato a spendere bene e comprano cose buone, indispensabili, scegliendo la salute e rinunciando al resto. In Molise, in controtendenza, si svendono aziende agricole magnifiche perché alla difficoltà dei contadini si è risposto con i venditori porta a porta di energia. In pochi mesi abbiamo visto un'invasione, fino a sfiorare la speculazione, che ha definitivamente demotivato i coltivatori, spinti a compiere scelte estemporanee e frettolose. 

L'agricoltura ha bisogno di una visione d'insieme in cui ciascuna azienda non è indipendente dall'altra. Tutte sopravvivono solo preservando l'intero territorio. E se la crisi annienta il commercio, l'agricoltura, la piccola impresa, genera disoccupati adulti, che hanno difficoltà maggiori a reimmettersi nel ciclo del lavoro. 

In attesa di una modernità che non si è mai compiuta i paesini del Molise non hanno più la forza di vivere di micro economia e si sono trasformati in vuote periferie che producono solo nuovi bisogni. 

Non mi spaventa la povertà, ammesso che si possano definire povere comunità per le quali l'auto, il telefono, internet, l'istruzione o l'accesso all'informazione sono comunque un'ovvietà. Mi spaventa molto invece l'inerzia diffusa, l'assuefazione alla frustrazione per i diritti negati che ci autorizza, tutti, a non sentire la responsabilità di difendere ciò che abbiamo. Eppure, continua ad annoiarmi molto la retorica del 'capo cattivo' oppressore del popolo buono. 

Siccome siamo quasi nel 2010 posso permettermi di dialogare con i lettori di primapaginamolise come un'anziana seduta su una panchina, al sole tiepido di questo secolo con poche speranze e molte possibilità. 
Il primo compito che mi fu affidato quando cominciai a scrivere fu la cronaca di una conferenza sulla gestione del patrimonio idrico del Molise. Si parlò delle stesse cose di cui parliamo ancora: l'acqua è nostra o non è nostra? La diamo alle altre regioni o ce la teniamo? Anche allora il Presidente del Molise era Michele Iorio, dopo il famoso ribaltone, e anche per lui era il primo incarico, in fondo, anche se ben più impegnativo del mio.  Mi fu presentato molto gentilmente e gli dissi: "Mi chiamo...sono corrispondente per San Martino in Pensilis" Certo, sapevo che non era proprio un curriculum degno di nota, ma non potevo mentire. Rispose, senza scomporsi: "San Martino in Pensilis ha anche un corrispondente?" Ecco, al mio esordio nel mondo del lavoro capii subito che qualunque lavoro tu faccia, se lo fai in un piccolo territorio perdi tempo. Gli imprenditori, i piccoli o grandi datori di lavoro, hanno bisogno di strade, di tecnologia efficiente, burocrazia snella, di comunicazione veloce e di sicurezza sociale. Un'impresa sana in un contesto 'lento' perde metà del suo valore e sono proprio gli investitori più sani che non possono rinunciare a tutto questo anche se in cambio darebbero qualificazione, legalità del lavoro e ricchezza diffusa. Non è facile come scriverlo su un giornale, ma si può fare. 

Per questo voglio dedicare gli auguri di Primapaginamolise a chi ci crede, a chi vorrebbe e non pensava di trovare ascolto, agli anziani del Molise che fanno fatica a mettere insieme pranzo e cena ma non diranno mai di essere poveri. Auguri ai padri e alle madri che hanno paura di non capire cosa accade ai loro figli quando li vedono disorientati e pallidi, qualche volta troppo aggressivi, qualche volta troppo arrendevoli. Auguri agli operai che hanno perso il lavoro, a quelli che temono di perderlo. Auguri agli studenti, perché sappiano che nei loro libri c'è tutta la forza che serve per camminare senza stancarsi. Auguri a chi è in fila dietro gli sportelli, a chi è in lista d'attesa negli ambulatori, a chi è in ospedale. Auguri ai giornalisti, perché siano umili ma non sottomessi. A chi festeggerà felice e a chi non ne avrà molta voglia. Auguri alle Forze dell'Ordine e anche ai detenuti. Auguri agli uomini e alle donne per bene di questa regione che malgrado tutto è la nostra e le vogliamo bene. 
Buon anno, ragazzi! 
caterina sottile

Cronaca (molto parziale) del 2009 
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