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22-12-2009, 16:51 • Termoli • Politica

Se ne va anche il penultimo "baluardo" di centrosinistra. Greco laconico: "Ha vinto il mercato delle vacche"

Un uomo fuori dalla politica e dal sistema. Quel sistema che Vincenzo Greco, sindaco di Termoli fino alla mattinata di ieri, non ha mai voluto conoscere e comprendere. Per sua stessa ammissione il notaio più famoso della città adriatica è <sempre stato fuori dagli schemi della politica>. Forse è anche per questo motivo che, al momento della caduta dell'amministrazione comunale termolese, sono stati pochi i segretari di partito che hanno voluto sedere al "capezzale" del morto. Un uomo, prima ancora che un sindaco e un notaio, fuori dai soliti schemi. Un uomo che si presenta all'ultima conferenza stampa in veste di sindaco con sotto il braccio il libro di Vinicio D'Ambrosio, <Il regno del Molise>. 

Un libro che racconta la storia di scandali, clientelismi, personalismi. Di tutto quello che, insomma, fa della politica "un'arte sporca". E dei politici "uomini senza cuore". <Vi esorto a leggerlo>, ha affermato ponendolo accanto al microfono, e prendendo la parola non può che riferirsi subito a quello che è successo appena 24 ore prima, quando 16 consiglieri hanno posto fine all'esperienza amministrativa del centrosinistra <anche se io mi ero già dimesso il 4 dicembre>, continua Greco precisando il suo punto di vista. Mai domo. Un uomo tutto di un pezzo che riesce a nascondere bene da dietro la "barba bianca" (ancora più "candida" a causa delle turbolenze della sua amministrazione comunale) l'emozione di trovarsi circondato dalle persone che (nel bene e nel male) l'hanno accompagnato in un'esperienza <che ogni uomo dovrebbe provare. Ho sempre fatto parte della società civile, ma un conto è vivere le battaglie da privato cittadino, un conto è farlo da sindaco di una città importante come Termoli. Termoli è il motore di una realtà che non si può e non si deve piegare. L'unica speranza che continuo a conservare è che i progetti che abbiamo iniziato possano essere proseguiti da chi verrà dopo di noi. Se riterrà opportuno continuarli>. E allora eccolo lì il "tasto dolente". Quel "voltafaccia" che ha lasciato senza parole la maggioranza targata Greco. 

Il notaio-sindaco non vuole entrare nell'argomento. Nessuna "caduta di stile" (uno stile che Greco non ha mai abbandonato). Nessun dito puntato. Solo una considerazione (anche abbastanza palese per la verità): <c'è stata la transumanza di una parte della maggioranza che è saltata da un paletto all'altro e ha ceduto al "mercato delle vacche". Tutto questo è, forse, la conseguenza anche della mancanza di un'azione forte e moralizzatrice dei partiti politici>. 

Ed eccolo lì il secondo "tasto dolente" dell'amministrazione Greco: la lacerazione dei partiti. Primo fra tutti di quel Partito Democratico che non è mai riuscito, nei tre anni e mezzo di governo Greco, a trovare la quadratura del cerchio. Sfilacciato al suo interno da correnti e correntine diverse. Diviso in due gruppi consiliari che neanche Annamaria Macchiarola prima, e Danilo Leva poi, hanno potuto unire. Greco, però, non ne fa una colpa: <Siamo stati accompagnati dal grande travaglio del Pd. A livello nazionale si è deciso che i due grandi partiti del centrosinistra si dovessero unire e noi abbiamo pagato lo scotto. Si tratta del grande mercato della vita>. Non abbandona la sua proverbiale capacità di coniugare una grandissima saggezza alle cose di tutti i giorni Vincenzo Greco. Pur consapevole che con lui se ne va l'ultimo grande baluardo del centrosinistra. In aula consiliare, infatti, era seduto anche il presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D'Ascanio (si vocifera che anche per la Provincia i giochi siano fatti e che starebbe lì lì per cadere). 

D'Ascanio, però, non vuole rilasciare dichiarazioni sul fatto. <Oggi è il giorno del sindaco - sono le uniche parole che si riesce a sfilargli dalla bocca - non mi sembra corretto parlare proprio oggi di queste cose>. Eccolo allora il sindaco che basò la sua campagna elettorale e la sua amministrazione sulle differenze con Remo Di Giandomenico. <Abbiamo sempre fatto della trasparenza il baluardo della nostra azione amministrativa - ha affermato Greco - anche se all'esterno si poteva avere una concezione distorta di una amministrazione che litigava sempre, vi posso assicurare che in Giunta si procedeva spediti. Eravamo un treno che andava avanti e che ha sfornato tanti di quei progetti che un'altra amministrazione ci avrebbe messo due mandati diversi. Abbiamo scoperchiato un meccanismo di silenzio che regnava a Termoli. Adesso qualsiasi cittadino può parlare dei fatti amministrativi. Ognuno è messo a conoscenza di ogni cosa. Poi ci sono stati i regolamenti. Ogni aspetto della vita sociale è stato regolamentato>. E poi le iniziative a favore del territorio, ultimo in ordine di tempo il corteo contro la realizzazione di una centrale nucleare in territorio bassomolisano. <Certo è - ha continuato Greco - che proseguirò anche da libero cittadino le mie lotte contro il nucleare e per preservare il territorio. 

Anche se, in questo modo, avranno meno forza di prima>. Doverosi, alla fine di tutto, non potevano mancare i ringraziamenti <a chi mi è stato vicino. Senza di loro - ha affermato indicando la squadra che (pur rimaneggiata in corso d'opera) gli è stata affianco nei tre anni di amministrazione di centrosinistra - non avrei mai potuto amministrare questa città. Spero solo - ha concluso - che questa città possa camminare in maniera indipendente>. Eccola lì l'ultima fotografia della coalizione di centrosinistra. Le facce sono diverse da quelle che, appena 3 anni e mezzo fa, esultavano di fronte al Municipio. Molte facce non ci sono più. Non c'è più la "chioma rossa" di Laura Venittelli. Non c'è più la faccia pacata e riflessiva di Filippo Monaco. 

Al loro posto le lacrime di Salvatore Di Francia (uno di quelli che prese il posto dei "grandi esclusi". L'altro, Vincenzo Criniti, ha deciso di ‘abbandonare la barca prima che affondasse del tutto'). Poi il sorriso spento di Franco Scurti (difficile vedere il capogruppo Pd abbattuto. Uno che la ‘lotta' ce l'ha nel sangue). Gli occhi assenti di Serena Biondi (giovane assessore al Turismo che ha avuto poco tempo per "mettersi in mostra"). La tristezza sul volto di Antonio Giuditta come di tanti altri consiglieri comunali. Una fotografia che fa il contrasto con quella di Antonio Russo (<siamo sereni e tutti coesi intorno al sindaco>). Su tutto la consapevolezza che, forse, è andata a sfumare una grande possibilità. Per Termoli e per il centrosinistra. Ci vorrà del tempo, forse, per risollevarsi.

Michela Bevilacqua

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