Meglio un giorno da Leone: Silvio Berlusconi, Di Pietro, Monica Vignale e i portatori d'acqua

Caterina Sottile
Ieri sera ad AnnoZero hanno scomodato un filosofo, Umberto Galimberti, per spiegare perchè Silvio Berlusconi è 'mandante', egli stesso, del suo aggressore.
Non citerò il ragazzo che materialmente ha colpito il presidente del Consiglio con la nota statua di bronzo del Duomo di Milano. Si tratta di un giovane con una storia personale problematica e non ritengo di discutere oltre sul dramma che ha coinvolto lui e la sua famiglia.
Tant'è, si continua a discutere di mandanti e di vittime, come se si desse per scontato che a provocare il gesto inconsulto del ragazzo sia stato il clima politico, fomentato soprattutto dai mezzi di Informazione.
Travaglio, il più 'mandante' di tutti, a detta di Cicchitto & Co., dichiara che odiare è un diritto e attiene ai diritti fondamentali della persona. Sono d'accordo. Ma non credo che un giornalista possa permettersi di esercitare quel diritto. Perchè altrimenti, ciò implicherebbe che anche un presidente lo eserciti; anche un giudice; anche un poliziotto; anche una maestra che picchia un bimbetto che non vuole mangiare; anche un secondino in carcere.
Ad Annozero il filosofo Galimberti dice che le personalità fortemente carismatiche inducono reazioni viscerali: di odio o amore, ma comunque irrazionali. E dice anche che la matrice cristiana della nostra cultura ha accolto con particolare disponibilità la metafora del martirio evocata dal volto insanguinato di Silvio.
Una conversazione apparentemente seriosa con cui si 'doveva' dimostrare che quel megalomane di Berlusconi se l'è proprio cercata. Il filosofo Galimberti lascia scivolare piano una piccola affermazione, come una biscia: "Il potere che si regge sull'emotività è sempre molto pericoloso"
In pratica, Berlusconi è pericoloso perchè suscita reazioni emotive a causa del suo carisma e della sua forza mediatica. E Pertini? Baciava più bambini del papa; avrebbe potuto diventare un pericoloso dittatore e non lo sapavamo!
L'odio che ha innescato Andreotti forse non ha pari ma non abbiamo mai sentito parlare di pericoli d'assolutismo, malgrado abbia ispirato gli stessi sospetti di cattive frequentazioni. Non sarà che è proprio antipatico lui, il povero Silvio? Ha ragione Cornacchione.
Ad Annozero, pur assistendo con la disponibilità speranzosa di chi alla sinistra vuole sempre bene, ho percepito quel solito odio travestito da sublimazione dell'equità sociale, tipico delle lotte di classe. Una sorta di livore raffinato, decantato e propinato come un liquorino pregiato. Una cicuta, molto ben descritta; ma di livore si tratta, e non altro.
La metafora del martirio, citata con chirurgica asetticità da Galimberti avrebbe dovuto suggerire, senza imporla, l'idea di una sceneggiata napoletana strumentalmente utile al premier. La dissacrante Sindone del suo volto tumefatto avrebbe provocato un corto circuito mediatico, tutto a favore della causa berlusconiana.
Santoro ha una teoria semplice: Berlusconi, dopo il colpo sul volto, è rimasto sul luogo del misfatto e si è sporto per farsi vedere, per dare se stesso alla folla e mostrare le stimmate facciali, come un leone (come hanno detto di lui i suoi apostoli) e quella è la prova più evidente di una sceneggiatura ferrea a cui affida la rappresentazione costante del proprio potere.
E per questo, dimostrando anche che la scorta ha tenuto il ferito lì, tra la folla e i possibili pericoli, il buon Santoro ha chiarito anche ai dubbiosi che Silvio ci fa e se ne compiace. E lo ha dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, partendo da un dato oggettivo; perchè, altrimenti, che giornalismo è? Il dato è che la scorta ha lasciato decidere al Presidente di non allontanarsi immediatamente dopo il ferimento. Perchè? Perchè Silvio decide sempre tutto da solo e impone le decisioni persino al capo della sua sicurezza.
Ergo, Silvio è pericoloso e anche un po' mitomane.
Ma siamo scemi?
Di fronte ad un uomo con il volto insanguinato io continuo a provare pietà, disgusto, imbarazzo. La dietrologia colta degli strateghi del dissenso è decisamente orrida. Se riusciamo a ridacchiare di fronte ad un uomo che sanguina, fosse anche il più potente e odioso tiranno della storia, siamo morti. Siamo plebe che si riscatta solo con il sangue.
Col vostro permesso, preferisco vivere. La libertà passa dalla testa più facilmente di quanto potrà mai passare dallo stomaco.
In un gioco di scherma di sofismi, teoretica della sociologia e teologia del regime berlusconiano, il più intellettualmente onesto è apparso Antonio Di Pietro.
Con voce roca, quasi stanco e a disagio, ha ribadito che non c'è neppure da discutere sulla solidarietà che merita chiunque sia stato ferito, colpito, aggredito e che a lui interessa semmai discutere dell'operato di un Governo che cercando di preservare l'interesse personale dei suoi componenti sta arrecando un danno grave al Paese: dal processo breve alle leggi ad personam, l'Italia sarà in balìa dei miracolati indiretti dei problemi giudiziari di Silvio.
Ed in effetti, Di Pietro è stato se stesso. L'ex PM di Mani Pulite non è e non è mai stato un ideologo marxista e non è per nulla invaso da quel furore uterino che spesso hanno i comunisti istruiti.
Dopo aver visto Annozero ho capito che Cicchitto ha proprio torto. Santoro, Travaglio ecc non sono mandanti di nulla. Si insinuano al traino delle nubi di polvere e certificano, con stizza, che la polvere è proprio una schifezza.
A proposito di leoni, il consigliere di Termoli, Leone, deve essersi sentito chiamare in causa ed ha voluto, anche lui, dare prova di coraggio. Pare sia stato presente ed abbia in qualche modo assecondato una aggressione verbale a Monica Vignale e Manuela Iorio, due giornaliste di Primonumero.it.
Monica è la direttrice del quotidiano on line più letto del Molise che ha innovato e cambiato la storia dell'informazione locale. E' anche una delle poche persone a cui viene da chiedere: "Vignale, che ne pensi?" Perchè la sua opinione pesa. Ha però un difetto: come Berlusconi, se le va a cercare. Il consigliere del Comune di Termoli avrà avuto le sue ragioni.
Bisognerebbe avere il coraggio di dire che non sempre il problema è la libertà di informazione. In realtà, spesso, è una faccenda di inadeguatezza rispetto ad un ruolo che richiede, prima di tutto, dimestichezza con l'etichetta e il protocollo. Tutta questa gente che sbraita in televisione, per strada, sui palchi o nelle sale consiliari è semplicemente inadeguata al ruolo che riveste. Piantiamola con le analisi psicosociali perchè danno dignità ideologica alla maleducazione. Gli amministratori, che siano vertici dello Stato o semplici consiglieri comunali, devono conoscere la lingua istituzionale e parlarla fluidamente. O si rassegnino a fare altro nella vita.
Se ogni esagitato quanto anonimo aggressore di giornalisti diventa attentatore alla libertà di informazione finiremo per creare in chiunque l'illusione di essere portatori di opinioni. E invece, il più delle volte, sono solo portatori di acqua.
L'articolo di primonumero.it
ANNOZERO
Cornacchione
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