TERMOI2010/ AAA classe dirigente cercasi: Termoli, l'energia e il futuro già visto
Parco eolico SORGENIA San Martino in Pensilis-Ururi
Ti sei lavata le mani, tesoro?
Governare il Paese è difficile, soprattutto se ci si mettono i pentiti di mafia a fare da leva ad una 'guerriglia' trasversale e disordinata. Le contrapposizioni ideologiche non contano. Pesano molto di più le ambizioni individuali ed esasperatatamente personalistiche.
Dopo Tangentopoli, per essere ''classe dirigente' bastava urlare di avere le mani pulite e si poteva ambire a sollevare il mondo.
I piccoli comuni sono pieni di 'prestati alla politica' che hanno assunto decisioni epocali. Per esempio, la pianificazione energetica del territorio
Il Molise non è più un territorio agricolo e dovremmo preoccuparci molto. Invece ci lascia indifferenti questa mutazione genetica non certo naturale.
Quando è arrivata la turbogas non avevamo capito che quel tipo di energia è considerata, dall'Europa, energia verde. Pensavamo inquinasse ma, soprattutto, pensavamo che non ci servisse. Poi è arrivato il vento, l'eolico green business, e i piccoli comuni hanno rincorso l'incentivo, in cambio degli aiuti di Stato che non arrivavano più.
L'energia eolica ci piace; non è vero che i pali sono brutti se consideriamo due cose semplici: fra trent'anni potremo smontarli e farli sparire senza lasciare traccia. A parte un po' di rumore e qualche fulmine in più, non lasciano rifiuti radioattivi da interrare non si sa mai bene dove.
Un prezzo equo, tutto sommato, che non ci dispiacerebbe pagare. Finchè, arriva il mattone in testa e scopriamo che non è servito a nulla il nostro pesantissimo sacrificio. La linea dell'orizzonte molisano non è più la stessa; nelle campagne abbandonate ora spuntano fiori di 180 metri e al di là della siepe 'che da tanta parte il guardo esclude' (direbbe Leopardi) vediamo giganti in movimento.
Confesso, mi emozionano molto. Trovo che siano magnifici, potenti: si stagliano con sublime purezza nello spazio e nel cielo, come parlassero a bassa voce, consapevoli che chi li osserva, a bocca aperta, non capisce.
La posta vera dell'azzardo tecnologico finanziario è sul tavolo del Basso Molise: Nucleo industriale, Unione dei Comuni, con i comuni dell'entroterra che hanno rivendicato un po' più di autonomia rispetto a Termoli, sono ricche spose di pretendenti stranieri, o comunque estranei. Portano un corredo di buona terra e buon carattere e accettano, senza troppi capricci, tutte le condizioni.
Il prossimo sindaco di Termoli deciderà, solo e incontrastato a chi affidare quella preziosa dote. Perchè è sempre Termoli a fare da spartiacque. L'apparente ribellione dei piccoli comuni che circondano la 'signora sdraiata sul mare' è servita a ridefinire i ruoli e a contenere il brutto carattere di Vincenzo Greco, l'indomito notaio.
Il Basso Molise è un cantiere aperto e al centro c'è lo Zuccherificio. Lo scorso anno, in Ottobre, aleggiava la possibilità di una riconversione per la produzione di biomasse. Intervenne Gianfranco Vitagliano a fugare i dubbi affermando che si trattava di una balla colossale: "Un'ipotesi che proprio non esiste anche perché lo Zuccherificio del Molise ha già un suo carico ambientale che è saturo. E qualora anche si dovesse prospettare un simile interessamento da parte di qualcuno io stesso in prima persona farò una battaglia per impedire la costruzione di un termovalorizzatore." Poi, quasi a sorpresa arrivò Remo Perna. Chi vivrà, vedrà.
In ogni caso, una vera e sana classe dirigente dovrebbe occuparsi di pensare cosa accadrebbe fra cent'anni, non fra cento giorni. Perchè il problema è sempre lo stesso e riguarda la sanità, l'agricoltura, il commercio, proprio come l'energia: non abbiamo una classe dirigente che pianifica a lunghissimo termine. Lo sviluppo, quando c'è, è un effetto collaterale, assolutamente non certo, di scelte affrontate sempre in emergenza.
L'ingenuo sindaco di Ururi emblematicamente dice: "Non avevamo una lira, e il parco eolico ci poteva finanziare progetti utili alla gente..". Si può pianificare l'utilizzo di un territorio sulla base di una urgenza? Quando le signore povere vendono ciò che hanno di più prezioso il linguaggio maschilista le definisce 'donne da poco'. La differenza, con quelle donne, è che vendono qualcosa che è loro, soltanto di loro proprietà. Non tolgono niente a nessuno.
Ma, ribadisco, con l'eolico ci è andata anche bene. Tutto sommato, è una scelta invasiva ma reversibile, anche se in tempi non brevi. Con il nucleare non sarà così.
Nucleare si, ma dove, come e chi?
La favola del: "Tanto siamo circondati.. in Francia, in Croazia, Serbia.." Queste sono fesserie. Se c'è una fuga di radiazioni, un incidente, un problemino qualunque, la distanza che ci divide dalla Croazia farebbe una qualche differenza. Molto diverso sarebbe se la centrale ce l'avessimo a Nuova Cliternia o a Melanico. E anche se non ci fosse il rischio, il punto è che non ne abbiamo il vantaggio. Come non ce l'abbiamo avuto con la tubogas, come non l'abbiamo visto con l'eolico.
Quando arrivò la Fiat inquinò, eccome. Ma cambiò il destino economico di centinaia di famiglie che mandarono i figli all'Università, comprarono case dignitose, si garantirono una pensione per la vecchiaia. Un sindaco che decide sulla base dell'urgenza di costruire una pista ciclabile, da quali riflessioni, quali analisi, quali dati oggettivi inconfutabili è ispirato?
L'unica costrizione, (non scelta), è che in un sistema burocratico come il nostro l'arbitrio è fortemente condizionato dalla collegialità. Se gli altri lo fanno, un solo no non basta, non serve. E conviene accodarsi anche sapendo di sbagliare. L'ambiente, più di tutto, è vittima di questa assenza di lungimiranza e di autorità politica e, consentitemi, morale.
caterina sottile
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