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03-11-2009, 2:09 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

La Croce negata sul muro dell'ignoranza: sembra laicità e non lo è

Dipinto di Michel Sottile: Crocifisso

La Croce sul muro dell'ignoranza


Mi chiedo se in nome della laicità ci si debba arroccare su una sorta di integralismo antireligioso. Il punto è che il 'nostro' Crocifisso non è un simbolo religioso soltanto ma è l'emblema più moderno e più illuminato di pacificazione universale. 
La Pietà per una morte ingiusta è la sublimazione della laicità: nelle braccia inchiodate di Gesù c'è la forza delle idee e delle parole.

di Caterina Sottile
I nostri sono anni pieni di passioni e di parole, di immagini e di conflitti. Sembra che il mondo sia tornato al primo Novecento e le pandemie rendono ancora più credibile questa analessi in cui siamo sprofondati. L'ennesimo appello alla laicità si è perso sotto una coltre di fuliggine ideologica che oscura i fatti e solidifica i pregiudizi.
 
La battaglia ridicola per la difesa di un diritto alla lacità solo strumentale
La Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nella sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana vieta il Crocifisso nelle aule scolastiche perché costituirebbe una "violazione dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni" e una violazione alla "libertà di religione degli alunni". Il governo italiano ha presentato ricorso, come confermato dal giudice Nicola Lettieri, che difende l'Italia davanti alla Corte di Strasburgo. Se sarà accolto il ricorso la sentenza verrà ridiscussa nella Grande Camera. 

In caso negativo la sentenza emessa diverrà definitiva fra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano dovrà assumere per non incorrere in ulteriori violazioni. Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. 

A nulla, in precedenza, erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione. Risarcimento di 5mila euro - La sentenza emessa dal tribunale europeo ha anche previsto che il governo italiano dovrà pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. La sentenza, rende noto l'ufficio stampa della Corte, è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche. 

Nel 2003 il Consiglio di Stato aveva respinto il ricorso di Soile Lauti. La sentenza sottolineava come il crocifisso abbia una funzione simbolica, di espressione dei valori civili che hanno un'origine religiosa, pur nel rispetto della laicità dello Stato. 

Insomma il crocifisso doveva restare nelle aule scolastiche non perché sia un ''suppellettile'' o un ''oggetto di culto'', ma perché ''è un simbolo idoneo ad esprimere l' elevato fondamento dei valori civili'' (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, eccetera) che hanno un'origine religiosa, ma ''che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato''.  

La questione era già stata sollevata da Adel Smith nel 2002. Cittadino italiano di religione musulmana, chiese all'insegnante della scuola di Ofena (in provincia di L'Aquila), frequentata dai suoi figli, di rimuovere il crocifisso appeso alla parete o, in subordine, di appendervi un quadretto con la sura del Corano. 

L'insegnante accondiscese a questa seconda richiesta, ma venne smentita dal dirigente scolastico il quale impose di rimuovere il quadretto. Assistito da un avvocato, Adel Smith ricorse al Tribunale di L'Aquila per ottenere un pronunciamento d'urgenza. Investito della questione, il Tribunale ribadì il carattere laico della Repubblica italiana e delle sue istituzioni e il 23 ottobre decretò la rimozione del crocifisso. 

Un'ordinanza successiva ha invece revocato tale rimozione poiché ha ritenuto che l'istanza presentata non integrasse una domanda "meramente risarcitoria", ma si concretizzasse nella richiesta di una misura di carattere inibitorio idonea ad interferire nella gestione del servizio scolastico, dal che la sussistenza della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
 
Perchè senza il Crocifisso le pareti della conoscenza crollerebbero
Ho riflettuto ancora una volta, abituata ad avere rispetto per ogni cosa, per ogni idea, per ogni persona che le esprima. 

E ancora una volta trovo che questa polemica sia profondamente stupida. Mi chiedo se in nome della laicità ci si debba arroccare su una sorta di integralismo antireligioso. Il punto è che il 'nostro' Crocifisso non è un simbolo religioso soltanto ma è l'emblema più moderno e più illuminato di pacificazione universale. Sulla Croce che i cristiani hanno scelto come simbolo di Gesù in terra c'è l'Uomo che in Dio ha trovato il coraggio di morire per gli altri uomini. Un concetto complesso e profondamente naturale, profondamente terreno. 

La Pietà per una morte ingiusta è la sublimazione della laicità: nelle braccia inchiodate di Gesù c'è la forza delle idee e delle parole. 

Proprio per chi in Dio non crede Gesù rappresenta la più straordinaria realizzazione dell'Utopia delle idee che vincono sulla forza

Piantiamola di illuderci che la Giustizia degli uomini basti a difendere il nostro diritto all'uguaglianza. La Giustizia degli uomini 2000 anni fa ha messo quell'Uomo in croce e lo ha condannato a morte, innocentemente. 

Sulla Croce dei cristiani c'è l'immagine del limite umano rispetto a Dio e, al contempo, c'è l'infinita forza possibile del coraggio degli individui che pur non ascoltati chiedono giustizia.
 
La signora che si è rivolta alla Corte di Strasburgo per chiedere rispetto della laicità non ha capito che il più grande simbolo del Diritto degli individui è su quella Croce. 

Un abbaglio, cara signora, che l'ha accecata e non le ha fatto vedere quanta rivoluzionaria potenza delle idee e della libertà ci sia nella morte difficile ed inquietante di un uomo solo sotto il cielo, innalzato sul calvario dagli uomini e privo di odio e di risentimento. Se non vede lì la pace e la difesa del diritto, cara signora, dove altro vorrebbe cercarle?
 Sarà per questo che ancora, e ancora e ancora lo stiamo perseguitando? 

Io pretendo che non mi si impedisca la dolcezza di quella Pietà su cui la mia cultura, i miei sentimenti, i miei dubbi si fondano. 

Ho il diritto, laicamente e razionalmente, di difendere la bellezza di una immagine che non spiega ma mi costringe a trovare risposte ogni giorno. 

Gli assolutismi cominciano sempre con l'abbattimento dei simboli per continuare, via via, con l'abbattimento delle coscienze.

Il senso della libertà proviene dalla conoscenza vera delle cose. Il Crocifisso è la riflessione comune degli uomini di cultura e li induce a tener conto sempre del limite delle proprie convinzioni. 

Chiunque sia, qualunque cosa abbia fatto, un uomo in agonia, 'inchiodato alla croce della sofferenza' ha in sè Dio ed è degno della pietà degli altri uomini. Questo mi dice il 'mio Crocifisso'. Ed è un dato universale compatibile con ogni credo e con ogni diversa sensibilità.


Sul tema

Nel 1999 Mario Luzi scrisse su richiesta di Papa Giovanni Paolo II, un testo per la Via Crucis del Colosseo: la sensibilità laica, austeramente e stoicamente laica del più grande poeta del Novecento individuò una via di comprensione delle cose e del mondo che non è pregiudizio e non è semplificazione, ma scoperta, infinita potenza dell'intelligenza. Nel 2003 Luzi regalò al mondo, credendo di donarla a Giovanni Paolo II, ancora una meditazione per la Via Crucis. In essa c'è l'Uomo e la morte, la tragedia e la tenerezza del sonno, il distacco struggente che ci portiamo dentro e la paura di non essere nati, e di non saper morire. C'è la vita che strappa un senso alla durezza della morte. E c'è qualcosa di dolce e di doloroso che taluni chiamano Dio, altri Pace. Ma il tepore è lo stesso, uguale per tutti. Dolente e inspiegabile come l'istinto alla Giustizia: "Padre mio, mi sono affezionato alla terra quanto non avrei creduto. È bella e terribile la terra...Padre, mi inchiodano le mani e i piedi. Qui termina veramente il cammino. Il debito dell'iniquità è pagato all'iniquità. Ma tu sai questo mistero. Tu solo." Luzi e Wojtyla, i grandi vecchi a cui si appigliano le coscienze di questi anni fragorosi e fugaci come cascate. Anni in cui tutto ciò che è consapevole e riflessivo e complesso è "comunista"! Com'era "fascista", negli anni della libertà armata, della stupidità colta delle false rivoluzioni dei "non operai" e dei "non poeti". Il papa ed il laico, la Chiesa e la Coscienza storica di una Democrazia costruita sugli spari tra giusti e ingiusti, tra figli di Dio e figli dell'Uomo, sul dubbio struggente di chi siano questi o quelli. Che cos'è il disagio che proviamo rispetto al dubbio che la laicità sia offesa, di fronte alle certezze della conoscenza, della consapevolezza della nostra Storia, della rocciosa forza della nostra cultura? Dovremmo temere la fragilità che proviene dall'incultura molto più di quanto temiamo i fronti opposti. Che saranno sempre "fronti" finché ci sembrerà di non avere parole e idee da sostituire alle armi. Di quale lupo cattivo avremmo mai paura se sapessimo parlare di Gesù come fece il "laico" Mario Luzi, o se sapessimo scorgere, come fece Giovanni Paolo II, l'immagine di Dio che è in ciascun poeta? La democrazia ha bisogno di libri per sopravvivere, ha bisogno di poeti e filosofi, di insegnanti, di scuole, di intelligenze e di dubbi coraggiosi. E se da tanta libera energia ci sembrerà di avere bisogno di una preghiera, in qualunque lingua e su qualunque altare, sarà soltanto il segno di una poesia che non trova spazio tra la banalità dei dogmi dell'omologazione. 
(Sottile, Le Libertà, Aprile 2005)

La lettera
 Il Crocifisso è una 'libertà' dei cattolici che nega le libertà altrui


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