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03-10-2009, 5:09 • Termoli • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

A Messina l'Apocalisse. E stiamo attenti anche in Molise

A Messina la pioggia inarrestabile butta giù un pezzo di montagna e la valle è travolta da fango e detriti. Venti morti: i corpi si cercano a mani nude e molte persone aspettano, disperatamente, che la piena li risparmi rimanendo sui tetti. Ma è proprio vero che si tratta di precipitazioni anomale e che il clima 'è impazzito'?

Secondo i dati della Protezione Civile almeno il 73% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico. Non tanto a causa della natura quanto dell'abusivismo, dell'eccessivo sfruttamento umano e dell'incuria. Si edifica senza troppi scrupoli, talvolta persino ignorando le regole elementari che nell'antichità rendevano 'eterne' le città. Oggi, non pianifichiamo il futuro e non ci preoccupiamo di prevenire.

"Il territorio italiano è reso fragile dall'abusivismo, dal disboscamento dei versanti e dall'urbanizzazione irrazionale e la conseguenza è che le tragedie come quella di oggi sono purtroppo frequenti e la causa (oltre ai mutamenti climatici, con l'aumento dell'intensità delle precipitazioni, sempre più violente) è da imputare soprattutto ad un modello di sfruttamento intensivo e poco programmato del territorio". Lo si legge in un dossier redatto dalla protezione Civile che, fra l'altro, identifica le zone a più alto rischio: "La Calabria, l'Umbria e la Valle d'Aosta sono le regioni con la più alta percentuale di comuni classificati a rischio (il 100% del totale), subito seguite dalle Marche (99%) e dalla Toscana (98%), mentre la Sicilia è al tredicesimo posto, con 272 comuni a rischio (200 di frana, 23 di alluvione e 49 di entrambe). Ma il dato più allarmante non è tanto questo, bensì quello relativo alle attività messe in campo per la prevenzione di frane e alluvioni. Infatti, nel 42% dei 1.244 comuni ad alto rischio idrogeologico che hanno risposto al questionario di 'Ecosistema rischio 2008' non viene svolta regolarmente un'attività di manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua e delle opere di difesa idraulica. Solo il 5% ha intrapreso azioni di 'delocalizzazionè di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo e appena nel 4% dei casi si è provveduto a delocalizzare gli insediamenti industriali".

Secondo Protezione civile e Legambiente, nella gestione del territorio non si tiene conto del rischio idrogeologico. Il 73% dei comuni che hanno partecipato all'indagine ha realizzato opere di messa in sicurezza dei corsi d'acqua e dei versanti, interventi che però spesso sono stati realizzati male, senza seguire criteri precisi, e che rischiano di accrescere la fragilità del territorio piuttosto che migliorarne la condizione e di trasformarsi in alibi per continuare ad edificare lungo i fiumi. Un comune su quattro non fa praticamente nulla per prevenire i danni derivanti da alluvioni e frane. 

Raccontiamo una storia che abbiamo ricevuto da un lettore.

"Ero a Termoli nella tarda mattinata del 2 Ottobre. Mentre a Messina si era già compiuto l'ennesimo dramma collettivo genericamente attribuito a calamità naturale, anche a Termoli pioveva a dirotto.

Ore 13,45, Zona Ospedale nuovo: cinque minuti di pioggia, scrosciante ma non poi così eccezionale, e le macchine hanno cominciato a procedere con fatica. L'acqua sull'asfalto sembra molta di più di quella che scende dal cielo. A guardare bene, la strada sembra non avere alcuna pendenza, alcun canale di drenaggio, naturale e meno, e la pioggia si accumula come in una tinozza, riempiendola a velocità spaventosa. 

Interno dell'Ospedale
La pioggia entra attraverso i finestroni chiusi. Sono nuovi e sembrano ben tenuti ma l'acqua di infiltra e forma pozzanghere all'interno dei corridoi

Zona industriale
Gli autobus dividono i torrenti di acqua piovana come in una sorta di passaggio biblico sulle acque. Le macchine soffrono e procedono con più difficoltà. Piove forte, ma non si riesce a capire perchè tutto comincia ad essere sommerso così velocemente. Nel piazzale in cui gli operai delle fabbriche del Nucleo aspettano l'autobus l'acqua ormai forma persino le onde. Se non smette andiamo sotto, come nel 2003. 

L'asfalto non riesce a drenare nulla: così come scende, la pioggia prosegue il suo corso sul terreno. Niente grate e l'acqua non scivola verso le cunette. Osservando il modo con cui la pioggia si accumula, le strade sembrano fatte a conca invece che il contrario.

Ore 14.00
Ha smesso di piovere. Ci è andata bene!"

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