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16-09-2009, 3:03 • Campobasso • SIGNORE E SIGNORI, BUONANOTTE!

'Aprire il fuoco': Antonio Gurrado, editorialista de il Foglio, ci invita a leggerlo


Non avendo, purtroppo, 'le physique du rôle' per fare la Letterina mi è toccato di adattarmi a scriverle, le letterine. Una volta ne mandai una persino a Giuseppe Ciarrapico che mi rispose, malgrado non fossi stata tanto formale. Acquisita una certa dimestichezza, ci ho preso gusto, e qualche giorno fa ho scritto pure all'assessore Gianfranco Vitagliano, per via di quel suo infelice appellativo, ‘brigatista', dedicato al consigliere Petraroia. 

Oggi, invece, scrivo una lettera al Presidente della Regione Molise, Angelo Michele Iorio. Sono stata, in verità, sollecitata a farlo da Manuele Martelli, impegnato politicamente nel PDL e attivo collaboratore del Presidente. Manuele  si è molto risentito ed ha scritto a Primapaginamolise.it  denunciando  il mio  silenzio sull'articolo "Aprire il fuoco",  pubblicato da Nuovo oggi Molise il 30 Agosto scorso, a firma: Pasquale Di Bello (sempre lui). 

Stavo ancora scrivendo a Gianfranco Vitagliano quando è comparso quest'altro attacco al mio purismo linguistico. 

Scrive Martelli: "Sei stata molto puntuale a redarguire Vitagliano ma non altrettanto con Di Bello".  I ruoli sono decisamente diversi: Gianfranco Vitagliano rappresenta la massima Istituzione del Molise; Di Bello, al momento, è un collega. Ma cortesia impone che raccolga l'invito di Manuele, benché, a difesa della Democrazia Michele Iorio ha un esercito alquanto potente. Ma se Martelli vuole che lo faccia io, lo ringrazio molto per la stima.

Il titolo di Nuovo Molise era forte. Il contenuto era debole. Non perché Pasquale Di Bello dicesse cose poco rispettabili ma perché ipotizzava un progetto politico trasversale che prescindesse da Michele Iorio; anzi, che abbattesse tutte le barriere ideologiche proprio per contrastare Michele Iorio.

Una di quelle tesi che se le condividi sono epocali ma se non le condividi sono inutili. Io non condivido e certe suonate di corno mi annoiano. Il problema, in effetti, è proprio ottenere consenso, possibilmente produrlo, attorno ad un progetto quantomeno temerario di alternanza. Ci vorrebbe uno pratico! 

Alla successione di Iorio, sinceramente, vorrei Iorio, o, se proprio non fosse possibile, qualcuno più giovane e abbronzato. Possibilmente anche spiritoso.

L'editoriale di Di Bello ha invece suscitato molta polemica, non tanto per la proposta quanto per la forma e per il tono. "Apriamo il fuoco su Iorio", in effetti, è una porcheria. Citazione trita, nello stile tipico di chi si è rimpinzato di libri e libracci degli anni '70 e ora gli vengono fuori come le margherite del dentifricio.

Quella affermazione è brutta e banale e per quanto sia direttamente presa da Bianciardi, sempre brutta è. Ma non certo pericolosa per chi, pur essendo nato in Molise, vive come se fosse in Italia. 


Bianciardi, chi era costui?
 

Lo spiega bene Antonio Gurrado, un geniaccio giovanissimo ma acuminato, firma de Il Foglio: "Come ci organizziamo per il 150° dell'Unità d'Italia? Che facciamo del Tricolore e delle bandiere locali? Insegniamo prima il dialetto agli studenti o l'italiano ai professori? Risposte a questi e altri quesiti d'attualità sono già state fornite nel 1969 da Luciano Bianciardi nel suo ultimo visionario romanzo, Aprire il fuoco".

Luciano Bianciardi, lo diciamo soprattutto ai solidali difensori della Democrazia, come Ernesto Giannini o il presidente del Consiglio Picciano, che in questi giorni erano così tanto preoccupati, è uno scrittore magnifico, autore de La vita agra, per esempio, o di "Non leggete i libri, fateveli raccontare. Sei lezioni per diventare un intellettuale, dedicate ai giovani privi di talento". 


Aprire il fuoco è il suo libro cult, il libro della maturità.
 

Un libro in cui l'unione delle forze ‘rivoluzionarie' serve a dare senso allo sforzo di volere, anche senza la concretezza di potere. Gurrado, in un articolo di pochi giorni fa, ci ‘presta' una osservazione assai utile: "La città mette da parte le divisioni politico-sociali e tutta unita combatte, resiste e alla fine cade". 

Forse, ‘gli uomini del Presidente' che si sono sperticati per esprimergli solidarietà non sanno che quel titolo, usato a mò di slogan dai novelli rivoluzionari sanniti, non evoca proprio miraggi di vittoria ma solo di tempra e di buona volontà.

Tanto basterebbe ad un leader paziente e dalla fibra d'acciaio come Iorio per non doversi preoccupare affatto: "Fra le ragioni del fallimento Bianciardi indica l'errore ‘di credere che alla rivoluzione debbano necessariamente seguire nuove istituzioni di governo". Così Antonio Gurrado, per ragioni molto diverse dalle nostre, ri-cita ‘Aprire il fuoco'. 

Di citazione in citazione, si fomentano non tanto impulsi aggressivi quanto solidarietà accaldate più che focose, inutili per chi di solidarietà non ha bisogno affatto. A Gurrado abbiamo chiesto se usare quel titolo di Luciano Bianciardi può essere considerata un'istigazione alla violenza e lui ha cortesemente spiegato che non potendo conoscere la faccenda si doveva limitare al titolo in sé: "Se l'unica ragione fosse il titolo, sarebbe come denunciare Dostoevskij per istigazione all'assassinio di vecchiette".  Fuori dal Molise, il mondo è meno complicato. 

Tra molisani, a casa nostra, diciamo con molta franchezza che se ci fosse, per assurdo, solo il sospetto di un pericolo, ci può scommettere, il mio e il vostro Presidente, che nessuno di noi, giornalisti e mai altro che questo, lascerebbe passare alcun fuoco vero. Nessuna delle persone che scrivono sui giornali del Molise perderebbe mai la tramontana.  E non perderemmo neppure tempo a metterci tra i sensibili della prima fila ma andremmo al fianco di Michele Iorio. In piedi e al suo fianco, non in ginocchio e a debita distanza.  Abbiamo un rispetto assoluto per lui, tanto da pretendere altrettanto. Nel mio caso, vivaddio, si tratta proprio di simpatia.

Qualcuno avverta le anime buone del Molise che spesso sui giornali ci scrivono persone serie! Al giovane Martelli, con vera tenerezza, invio la mia stretta di mano ideale: nessuno di noi vorrà mai rinunciare alla forza pacifica dei libri che abbiamo letto e con cui siamo cresciuti ‘alti e abbronzati'.  Il Presidente  Iorio, caro Manuele, governa il Molise da così tanto tempo proprio perchè conosce il significato profondo di ogni parola. A Pasquale Di Bello, se posso, suggerisco soltanto di controllare quell'orticante feticismo idiomatico. "Talvolta un po' di gentilezza giova alla ragione e alla bellezza". (Matilde Champagne 1973, n.d.r.)

Caterina Sottile
 
 

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