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30-08-2009, 11:26 • Campobasso • Politica

Onorevole Assessore, Gianfranco Vitagliano...


di
Caterina Sottile

"Lo vedo come ‘brigatista' nostrano che, impossibilitato per la normale via democratica fa a modo suo la rivoluzione, asserragliato nelle sue convinzioni e certo della sua sola verità
.."
Lo ha detto Gianfranco Vitagliano al Quotidiano del Molise parlando di Michele Petraroia. 

La storia la conosciamo: il consigliere regionale del PD ha chiesto e fatto pubblicare le spese che la Giunta regionale fa con le carte di credito della Regione Molise.

L'assessore Gianfranco Vitagliano ha espresso le sue considerazioni sul presunto accanimento del consigliere di minoranza, troppo ligio al dovere sulle faccende della maggioranza e poco preoccupato per la propria "morale politica". Va bene. Queste sono legittime ed auspicabili staffilate fra "avversari politici". 

Si chiama dibattito, si chiama anche scontro e si chiama Democrazia. Ma "brigatista" significa troppe cose e troppo grandi per essere accostate, anche solo per metafora, a qualcuno che fa "soltanto" il consigliere d'opposizione. 

L'ingegner Vitagliano è intelligente; dotato di quel senso pratico che scavalca la retorica e non può non avere il coraggio di chiedere semplicemente scusa. 

Sarebbe un formidabile segno di forza vera. Conosciamo la sua irruenza, la sua "bella tempra" e se l'avesse detto in un contesto privato sarebbe finita lì. La comunicazione pubblica pretende più attenzione, per chi legge e per chi parla. 

..."la D.C. è ancora una così gran parte del Paese, che nulla può cambiare, se anch'essa non cambia. E per cambiare non intendo la moralizzazione, l'apertura del Partito, nuovi e più aperti indirizzi politici. Si tratta di capire ciò che agita nel profondo la nostra società, la rende inquieta, indocile, irrazionale, apparentemente indominabile. Una società che non accetti di adattarsi a strategie altrui, ma ne voglia una propria in un limpido disegno di giustizia, di eguaglianza, di indipendenza, di autentico servizio dell'uomo. Ecco tutto. Benché sia pessimista, io mi auguro che facciate più di quanto osi sperare". 
Aldo Moro, lettera dalla prigionia, a Benigno Zaccagnini


Chi come Lei ha Aldo Moro nel dna politico non spreca parole come qualunque incolta ragazzotta nata molto dopo. Questa non è una faccenda di querele e di protocolli legali. Questa è una vicenda che ha a che fare con la serietà degli individui, garanzia di quella degli Stati.

Si possono dire parole dure in un momento di rabbia. Ma chieda scusa perché "brigatista" ha l'odore nauseante del dolore infinito che ha provocato all'Italia. Racconta il fallimento violento della critica che diventa cecchinaggio, vero, non dialettico. Rievoca gli spari e lo sbigottimento di troppi figli che dopo quella follia hanno parlato dei padri al passato. 

Questa nostra "povera Patria", sbatacchiata come straccio da quella violenza, in quegli anni ha provato l'orrore dell'assenza totale di Ragione.

La prego, Assessore, chieda scusa per aver evocato il silenzio delle parole, il vuoto delle ragioni e della dignità di esprimerle in un contesto che nulla ha a che fare con tutto ciò. Quella parola non fa ridere, non fa arrabbiare, non è oscena: fa paura. 

Lei che è un galantuomo saprà dire, semplicemente: "Ho esagerato" 

Con stima


Interventi
Giulia D'Ambrosio
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