Di Pietro a Iorio: "Chiamami alternativa, non sarò la tua escort"
L'incarico di commissario? Non è colpa di Iorio. Ma potrebbe nominare me, che come commissario non faccio danni..
Delle due, come direbbe ipse quoque, tutti e due!
"Il Molise è una regione speciale ed avrebbe bisogno di attenzione speciale". Ipotizza lo Statuto speciale, Angelo Michele Iorio, per il "suo" territorio che, in effetti, ha problemi complessi ed avrebbe bisogno di soluzioni semplici. Pensa globale, agisci locale: e loro l'hanno fatto incontrandosi a "Teano", come Garibaldi e Vittorio Emanuele. "Accolgo l'invito di Iorio. Dobbiamo fare squadra".
A Isernia c'è stato un evento imponente; non tanto perché finalmente abbiamo ottenuto risposte alle grandi domande che la stampa regionale continua a porre da mesi, ma perché abbiamo capito che il Governatore e l'ex Ministro Di Pietro non sono "escort" l'uno dell'altro: "Io non sono la sua escort, né lui la mia", dice Di Pietro, compiaciuto della risata generale che sapeva di procurare. Concede persino il sussulto di una gaffe che gli viene fuori senza alcun apparente imbarazzo; traduce "escort" con "la scorta" e ride, senza rimediare.
Michele Iorio è meno spiritoso e molto più criptico. Sulla Sanità fa due affermazioni sottili, materiale buono per gli studiosi di filosofia politica: "Noi riceviamo fondi procapite come un quartiere di Roma. Fondi calcolati sulla base degli abitanti ma che non considerano il territorio". Una verità oggettiva con cui tenta, fuori tempo massimo, di raccontare come ancora evitabile un crollo già avvenuto. Ma è convincente e insinua il dubbio, ancora una volta, che non è sempre tutta colpa del Governo commissariato. Tant'è che aggiunge: "Il Molise non è come l'Abruzzo o la Calabria e non era necessario commissariare, per esempio, la Campania". Non si distrae mai e una volta di più giustifica l'ingiustificabile. Chissà se Bassolino gli ha telefonato per ringraziarlo della sensibilità!
L'ex Ministro ai Lavori pubblici lo avverte: "Sulla Termoli-San Vittore ti stanno fottendo e io ti aiuterò a non farti fottere".Ce lo ricordavamo che parlava in molisano arcaico e lo ritroviamo in versione "urban cow boy", preoccupato di non sembrare troppo amico del suo conterraneo ma neppure troppo nemico.
Dopo aver unito i molisani di ogni dove "obbedisce", come Peppino Garibaldi, alla saggezza imperiale di Michele Iorio? Vedremo; se son rose.
Per ora di rose abbiamo sentito parlare, da Iorio, solo a proposito di commissariamento della sanità: "E' un commissariamento all'acqua di rose". Di Pietro, sul tema, è categorico: "Il Commissariamento è immorale. L'incarico di commissario non è una colpa di Iorio ma è una decisione del Governo nazionale. Le possibilità erano due: Iorio poteva rifiutarlo, dimettendosi, o poteva nominare un ispettore indipendente." E, colpo di teatro un po' troppo autoreferenziale: "Nomina me, che come ispettore non faccio danni.. "
L'aria è solenne e non evoca tanto la tempra asciutta di Peppino Garibaldi quanto l'ambizione tenace di Bonaparte: Isernia come Parigi e l'autoincoronazione di Napoleone a Notre-Dame.
Invece ci hanno spiegato che si è trattato solo di una sportivissima staffetta fra squadre avversarie, per amore dello sport. I veterodemocristiani le chiamavano convergenze parallele, i comunisti quadrature del cerchio. Oggi si usa parlare di politica delle persone e del fare. Ma sempre quello è.
In ogni caso, ad osservarli, sembra di vedere la pratica e la grammatica sedute insieme. Ma dei due, l'imprenscindibile è ancora Michele Iorio, dizionario vivente dell'ars politica.
Antonio Di Pietro procede a slogan d'effetto ma ad un certo punto afferma: "Non voglio screditare Iorio ma io sarò l'alternativa" E ancora: "Il problema non è Iorio e non è Berlusconi, ma i berlusconini". E sulla crisi: "La Regione, con Finmolise, ha affrontato bene la crisi economica. Il Governo nazionale invece non ha programmi per sostenere le aziende." Gli stanno a cuore le imprese e qui si sbilancia un po' di più: "Iorio però ha aiutato un po' troppo gli amici e trascurato gli altri". Gli scontenti stiano tranquilli, Di Pietro c'è!
L'incontro scivola liscio come la vaselina. Tanta gente, molta attenzione. I fans di Di Pietro molto più rumorosi di quelli di Iorio. Era prevedibile che il moderatore, Giovanni Minicozzi, avrebbe lasciato ai prestigiosi ospiti tutta la scena.
Ci aspettavamo domande del tipo: "Come avete trascorso le ferie?" Un regista sapiente, come lui, avrebbe evitato di appesantire l'atmosfera proprio per evitare l'effetto "fronte comune" che gli interrogati hanno di fronte ai giornalisti troppo severi.
E se complicità c'è, non è stata indotta da alcun elemento esterno estemporaneo. Di Pietro ne parla, senza parafrasi, e dice che è solo un'invenzione dei giornali. Ioro chiarisce addirittura che lo chiama "Ministro" e pare anche che non ci siano mai state cene romane fra loro.
Non sono amici, insomma, ma hanno deciso di "occuparsi del Molise" da fronti opposti ma non incompatibili. Delle due, come direbbe ipse quoque, tutti e due!
Di Pietro pone a Iorio domande sul nucleare e dichiara la propria assoluta contrarietà. Insiste sulla necessità di fare "squadra" per il territorio, per difenderlo da interessi esterni ed estranei, sfoggia la sua migliore dialettica poliziesca contro il clientelismo e lo sperpero di denaro pubblico ma assolve il Presidente del Molise e spiega il sistema clientelare come un vizio ancestrale del territorio.
Nulla ha potuto fare Iorio, malgrado quarant'anni di politica in prima linea, contro il brutto carattere dei molisani? Assolto per insufficienza di opposizione e perchè, come direbbe D'Alema, il problema è un altro!
E allora, perché mai l'ex poliziotto, Giudice, Ministro vuole essere alternativo a chi ha operato così bene? Disfattismo, pregiudizio? Il ribelle ex PM ci ha abituati, in effetti, ai cambiamenti, agli improvvisi ribaltamenti dei tavoli. Iorio, però, non è un tavolino leggero.
J.S. Bach
urbisetoba@gmail.com
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