Michele, Tonino e la Malafemmina busciarda
Me ne piglio un'altra più bella e zitella....

Nell'intervista a Sacconi, pubblicata dal Corriere il 24 Agosto, di Sergio Rizzo, (ripresa da Nuovo oggi Molise il 25 Agosto), il Ministro parla di salari differenziati e di spesa sanitaria che si "amministra" anche con il coinvolgimento del volontariato. E questa è la parte che dovrebbe destare un po' di sana perplessità, persino più dell'ineleggibilità dei politici commissariati. Ma, ubi Iorio, minor cessat.
Eppure, se i molisani avessero una qualche importanza nelle scelte che li riguardano, penserebbero che Iorio è ancora forte o che è in difficoltà se si siede ai convegni con Di Pietro? A occhio nudo, ai molisani appare al sicuro dal rischio di soccombere ai dardi degli avversari romani, ed è più vicino a loro di quanto potrà mai esserlo Silvio Berlusconi.
Dal canto suo, Di Pietro, ha una strana peculiarità: ha un partito in cui tutti vogliono entrare e pochissimi riescono a rimanere. Difficoltà caratteriali a parte, la matrice, in fondo, è molto simile a quella berlusconiana ma in Molise l'IdV con la signora Gatti ha "azzeccato" una candidatura femminile singolare (nel senso di inusuale per noi) tutta da spendere e spandere, per nulla evanescente.
Perché ci viene dal cuore questo impulso benevolo verso Michele Iorio? Perché il tempismo rende eroi i soldati! Perché incontrare Di Pietro è un'aberrazione politica, una mossa propagandistica arrogante e fumosa eppure efficace. Fuori dal Molise i Barbari, dentro, i Barberini. Ma alleati e solidali, se pur distinti. Certo, noi, volevàm sawàr, dove andranno Tonino e Michele insieme.
Le difficoltà aguzzano l'ingegno e Iorio ha modificato la struttura genetica della Politica regionale: non più fronti direzionali, niente destra e sinistra, sopra o sotto. Il dibattito appare come fosse solo fra chi vuole "fare" e chi cerca di impedirlo. Sta accadendo in Molise quello che Berlusconi, con la sua stessa persona, ha preparato, nel contesto istituzionale, in soli dieci anni.
Michele Iorio lo ha realizzato scegliendo come interlucore la propria antitesi politica, ma, soprattutto, l'antagonista forte di Berlusconi: Antonio Di Pietro, il giustiziere venuto da Montenero. Non un amico anomalo ma la dimostrazione concreta dell'evoluzione pragmatica del potere locale che fa scudo contro gli "invasori".
Le mani pulite di Di Pietro che gesticolano in molisano stretto risparmiano la fatica di spiegare a parole la stranezza di questa aggregazione affilata come una tenaglia. Ha due manici, non un corpo unico, come la si descrive. L'incontro delle due parti avviene come quando le lame si congiungono e per il filo di ferro è tardi per sottrarsi.
Tutti gli uomini del Presidente, a Roma, parlano di Federalismo fiscale e di riforme: da Calderoli a Brunetta a Maurizio Sacconi. Michele Iorio si è portato avanti col lavoro ed ha delineato un solco politico profondo, in cui ha seminato la riconoscibilità elettorale sublimando un banale inciucio e rendendolo progettuale e finalizzato.
Di Pietro non ha l'anacronistico grigiume dell'uomo venuto dal Cremlino ed è garante di due assegni in bianco per Iorio: la democristianità preservata dagli eccessi revisionisti di Forza Italia e l'allure della ‘nuova proposta', per gli scontenti vari ed eventuali.
Non basterà rilevare lo scandalo di una fratellanza snaturata per innescare il dubbio negli elettori. Tonino e Michele sono bravi ad usare la comune molisanità come un corredo da consegnare solo a "consuoceri" noti e graditi, al di là del bene e del male. Siamo sicuri che non piacciano questi fratelli Caponi sempre a caccia della 'malafemmina' romana e nordista, dalle unghie troppo laccate per sembrare una brava figlia?
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