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24-04-2009, 9:39 • Campobasso • Economia/Finanza

E' fatta? Riuscirà il Fisco a servirsi dei Comuni per "aggredire" i cittadini evasori

Altro che conflitto con lo Stato. Quando la posta in gioco sia il recupero del gruzzolo sottratto al Fisco, qualcuno auspica che enti locali territoriali ed amministrazione centrale debbano collaborare, anche perché vi sarebbe la possibilità di dividersi un ricco "bottino". In pratica, si tratta di gestire uno scambio di informazioni reciprocamente utile, giustificato appunto dalla concreta esigenza di un'autentica lotta all'evasione. Cosicché, incrociare i dati relativi ai contribuenti diventa uno dei metodi più efficaci per ottenere informazioni sui residenti dalla banca dati SIATEL delle Agenzia delle Entrate, con l'intento di recuperare le imposte locali evase.


Il principio è stato stabilito dai contenuti di un'indagine svolta su cento comuni italiani. Fra quelli interpellati, oltre il 90% di quelli capoluogo ha dichiarato di utilizzare il database per avere lumi sugli immobili: infatti tutte le transazioni che riguardano questi ultimi (compravendite, donazioni ecc.) confluiscono necessariamente nelle dichiarazioni dei redditi (essendo stipulate con atto pubblico davanti al notaio) e nel Registro.

Ma gli stessi immobili possono sfuggire proprio all'occhio del Comune in cui sono ubicati, i cui funzionari spesso non sanno se essi siano utilizzati o sfitti, o addirittura se esistano, perdendo di conseguenza le relative imposte. A SIATEL sono connessi circa venticinquemila mila operatori di moltissimi Comuni italiani, tra cui città metropolitane come Torino, Napoli, Palermo, Bologna o Venezia.

Resta da vedere come reagiranno i Comuni meridionali, in particolare quelli molisani (dove l'amministratore "conosce" tutti, compresi i suoi elettori), a questo scambio con guadagni reciproci, visto che - per conseguirli - l'Agenzia delle Entrate ha sbloccato la possibilità per gli enti locali, prevista dalla legge n. 248 del 2005, di effettuare segnalazioni all'amministrazione tributaria centrale su possibili elusioni o evasioni fiscali.

Anzi, per incentivare gli enti locali alla "delazione", il Fisco intende somministrare addirittura il 30% del gettito fiscale recuperato, offrendo altresì la possibilità di accedere a dati extra-fiscali (utenze di luce e gas, bonifici per le ristrutturazione, etc.) che facilitino la caccia al reddito immobiliare nascosto.

Forse sarà solo per questo che la lotta all'evasione fiscale si farà sempre più dura. L'Emilia-Romagna, ad esempio, arriva a far parte del progetto dopo l'avvio dei grandi Comuni di Torino, di Roma (la cui intesa rappresenta finora l'unico esempio di effettiva conformazione della partecipazione all'accertamento su scala locale), di Genova (che ha già avviato l'iter) e di Napoli. Per conseguire un coinvolgimento ottimale, è stato prevista la partecipazione di un gruppo di lavoro cui hanno aderito - al 50% - ANCI regionale e Direzione regionale delle Entrate. Sarà quest'ultima ad analizzare le procedure di verifica e di accertamento. Si formerà così una check list di fatti, di elementi, di informazioni e di negozi che possono fornire una "segnalazione qualificata" utile a scoprire i casi di evasione.

Il piano tra Regioni, Comuni e Agenzie delle Entrate si pone come obiettivo di ridurre l'alto tasso di evasione fiscale nel nostro paese, dove se la percentuale di italiani a rischio-povertà cresce, lievita pure la ricchezza di alcuni. Secondo un'indagine di contribuenti.it, l'evasione fiscale nel Belpaese, infatti, si attesta sul 3,3%, confermando l'Italia come il Paese europeo con la più alta evasione.

GLI ASPETTI PRATICI - Le "Segnalazioni"-antievasione dai Comuni alle Entrate diventeranno sistematiche. Gli enti segnaleranno all'Agenzia i dati utili alla lotta all'evasione esclusivamente attraverso le segnalazioni, con una procedura telematica ad hoc accessibile tramite SIATEL, che è un sistema di interscambio con l'Anagrafe tributaria.

Il potere segnaletico dei Comuni viaggerà esclusivamente via web, con notevoli vantaggi in termini di tempi, sicurezza e costi. Solo dopo un ulteriore vaglio dei dati, l'Agenzia delle entrate potrà richiedere all'ente locale, che ha già trasmesso in via telematica la segnalazione, di inviare pure la documentazione cartacea.

I Comuni, attraverso il canale SIATEL, avranno accesso - in modalità protetta e tracciata - ai dati dell'Anagrafe tributaria riguardanti i contratti di somministrazione di luce, gas e acqua, quelli di locazione, i bonifici bancari e postali per ristrutturazioni edilizie e le informazioni sulle denunce di successione di immobili. Incrociando queste informazioni con quelle già in loro possesso, gli enti verificheranno la posizione contributiva del cittadino, segnalando alle Entrate gli eventuali elementi intercettati, utili alla lotta all'evasione. Nell'ambito di questo scambio, gli enti locali territoriali, tramite la procedura telematica, segnaleranno all'Amministrazione finanziaria i cittadini con un'elevata capacità contributiva che adottano comportamenti potenzialmente evasivi, soprattutto nei settori immobiliare, del commercio, dell'edilizia e delle libere professioni.

La sinergia Fisco-Comuni consentirà di individuare facilmente coloro che dichiarano residenze fittizie all'estero per motivi di convenienza fiscale o che, pur non risultando iscritti all'anagrafe dei residenti all'estero, usufruiscono di servizi comunali o beneficiano di riduzioni fiscali non spettanti.

Secondo stime dell'ANCI, ai Comuni - ove contribuissero al recupero dell'evasione dei tributi nazionali - potrebbero andare quasi 13 miliardi di euro; per ciò stesso l'Associazione dei Comuni italiani ritiene indispensabile creare un sistema di integrazione e di cooperazione totale tra le Anagrafi locali e quelle centrali. Però è pur vero che le attività richieste ai Comuni risultano essere particolarmente onerose a fronte di un compenso che si rivela essere ben lontano nel tempo. Dunque, chiedono di potere compartecipare al 30% su quanto sia stato accertato in via definitiva e non su quanto sia stato riscosso in via definitiva.

Mentre tutto questo avviene, navigano di già su internet migliaia di denunce di evasioni fiscali. C'è chi segnala il barista che non fa lo scontrino e chi l'idraulico che si fa pagare in nero. Il sito in questione, inaugurato nella primavera del 2008, si chiama www.evasori.info e sinora ha raccolto oltre 30mila riferimenti per un presunto totale di 11mila euro non denunciati. Basta riempire un modulo on line, fornendo i dati che vi sono stati citati. L'unica regola è quella per cui deve restare anonimo sia l'accusatore che l'evasore, al fine di non incorrere in eventuali denunce per diffamazione.


cdl

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