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12-01-2009, 5:23 • Termoli • Cronaca

La mafia è davvero lontana? La Fonte di Palata ne ha discusso con monsignor Bregantini

L'Associazione "La Fonte" di Palata ha parlato con monsignor Bregantini di mafia e di speranza

Palata come Betlemme, inseguendo una stella, l'idea di un Molise migliore. L'accostamento, poetico e volutamente benevolo, lo ha fatto Mons. GianCarlo Maria BREGANTINI, Arcivescovo Metropolita della Diocesi Campobasso-Bojano.

A Palata è stato invitato da "La Fonte", associazione culturale nata  per favorire rapporti costruttivi tra le istituzioni e la società civile e che lo scorso 10 Gennaio ha organizzato un incontro pubblico: "Contrastare la mafia testimoniando la speranza". Nella sala consiliare del Comune c'erano il presidente de La Fonte, Moscufo, c'era Nico Pistilli, socio fondatore e tutti i ragazzi che ne fanno parte. Hanno voluto che il pubblico, numeroso, malgrado il gelo di una serata invernale "senza se e senza ma", incontrasse monsignor Bregantini e Michele Petraroia, consigliere regionale del PD, per parlare di quotidianità, di speranze tradite e di possibilità ancora aperte. 

Stefano Moscufo ha raccontato il Molise delle clientele, della disoccupazione cappio che costringe i ragazzi a sentirsi merce di scambio, di politica che si distrae e di politica che non sa valorizzare le potenzialità e le intelligenze locali. Nico Pistilli, emozionato di quella presenza così pacatamente autorevole, si è rivolto a lui come un figlio al padre: "Le giovani famiglie di Palata vorrebbero rimanere, aspettano di decidere se partire o tentare di farcela qui." Padre Bregantini, le mani bianchissime appoggiate alla fronte come chi non vuole perdere neppure una parola, ascolta in assoluto silenzio.


Michele Petraroia, a suo agio in un contesto in cui il "microfono doveva averlo la gente e non il potere" ha parlato di crisi delle aziende e di scelte tentate, talvolta sbagliate, o inefficaci. Racconta la vicenda della Fonderghisa di Isernia che ha licenziato 150 lavoratori. Un ricordo doloroso come il taglio di un coltello sulla coscienza: "Viene voglia di arrendersi finché arriva un messaggio che non ti aspetti e capisci che la Politica, a cui credevi di essere assuefatto, serve alla gente, serve ai padri di famiglia che perdono il lavoro a 50 anni e non hanno risposte da dare ai figli. La mafia non è lontana dal Molise perché sono molti, continui i tentativi di infiltrazione da parte di imprenditori dubbi che vengono qui a ingoiare aziende che non hanno alcuna voglia di far vivere. Mai abbassare la guardia, ma possiamo farcela, dobbiamo farcela!" 

Bregantini osserva la platea, prende appunti. Gli viene posta una domanda: "E' facile dire si alla lotta alla mafia, è facile accusare genericamente la Politica di tutti i mali, è facile la mobilitazione emotiva. Ma quanto costa dire no, i piccoli no quotidiani che non possiamo dire, quelli ci lasciano davvero soli con la nostra onestà, che vale poco. Se in un territorio è difficile rimanere onesti nel privato, nelle cose banali di ogni giorno, è un territorio di mafia?" Padre Giancarlo, come lo chiama Petraroia,  respira profondamente, si volta a guardare chi gli ha posto quella lunga, ovvia domanda e prende la parola. Viene dalla Calabria della Ndrangheta e nel microcosmo del Molise ha portato con sè la "patina" fastidiosa dell'eroe, di chi ha promosso cooperative agricole per "bonificare" la Locride dall'economia mafiosa. Lascia trapelare una tenerezza infinita, sincera, per Nico Pistilli, per i giovani sposi che vorrebbero rimanere a Palata e forse dovranno partire. La famiglia è il tema serio che prevale su ogni altro. Sembra quasi volersi sottrarre ad una discussione che finisce inevitabilmente per diventare "politica". Usa una lingua semplice ma vola alto e pronuncia parole pesanti: coscienza, etica, speranza. Nulla che si mescoli troppo con i nomi, i luoghi. Parla di fede e di DioMa c'è qualcosa di scientemente rivoluzionario in quest'uomo che osserva tutto come fosse prezioso e prende le distanze dai nomi ma non da ciò che rappresentano. A guardarlo si avverte un allarme indefinito, come se qualcuno ci svegliasse all'improvviso da un lungo sonno: "Don Milani diceva che uscire dai problemi da soli è egoismo; insieme è Politica!" Ed eccola la cometa che cercavamo, in questo "presepe di Palata", fra i ragazzi disorientati del Molise che hanno ancora voglia di rimanerci, qui, in una regione che discute di futuro e non conosce molto del suo presente. 

Questa è una regione in cui la mafia che uccide non è mai arrivata ma che toglie ai giovani laureati, diplomati, creativi o volenterosi, fragili o decisi il senso del progresso. E non è immune dall'uso spregiudicato del territorio. Le inchieste giudiziarie ancora aperte mostrano il nervo scoperto degli interessi individuali che divorano il "bene comune".

Peraltro, non abbiamo il senso delle nostre possibilità perché in questo territorio la preparazione, le professionalità non premiano
. La capacità è superata dalla fragilità di un sistema  lavoro sempre al limite del diritto, se non della legalità. E la domanda successiva è: "E' davvero sempre colpa della Politica? La cattiva politica non è forse figlia della cattiva coscienza degli elettori. Se c'è una politica clientelare chi sono i clientes se non noi?" 

C'è Antonio Chieffo seduto in prima fila e poco distante Antonio D'Ambrosio. Accolgono entrambi la provocazione. Chieffo esordisce con l'oratoria "politicamente corretta" dell'amministratore ospite, ma poi si infervora. Di fronte al carisma di Bregantini rinuncia alle parole di circostanza: "E' vero, dire no è difficile, è penalizzante. Io questa volta ho detto no, l'ho fatto, ma è difficile. Si parla sempre di onestà, come fosse un mero dato elettorale, uno slogan. Trovo retorico discutere di qualcosa che dovrebbe essere scontato. Ma il consenso è una scienza di numeri e dire no non paga". Quella sua confessione quasi scivolata via dal controllo della volontà ci evoca un'affermazione di Roberto Ruta. Un'associazione di idee senza costrutto, di quelle che piacevano a Flaiano. Ruta, appena sconfitto alle elezioni regionali si lasciò scappare: "Non si può vincere ad ogni costo." Una sincerità inquietante che lascia emergere l'umanità in un contesto di robot addestrati a stringere mani e dire si. 

Antonio D'Ambrosio si arrabbia con la legge elettorale che a suo dire attenta alla volontà popolare e alla possibilità di scegliere liberamente i candidati. L'istinto del "politichese" fa capolino appena un attimo ma poi, a proposito di mafia, si dice sconcertato che le televisioni nazionali all'unisono mandino in onda famosi film che della mafia fanno apologia, che la mitizzano, rincretinendo adolescenti affascinati dalla spettacolarizzazione di quel mondo.

Si pone, fra le maglie di un confronto pieno di trappole impreviste ma incombenti il problema dei ruoli istituzionali, della Politica delegittimata e della moda deleteria di affidarla ai "volti nuovi" ad ogni costo. La retorica dell'antipolitica ha generato mostri, quasi inavvertitamente. I politici cattivi hanno offuscato anche le Istituzioni che maldestramente rappresentano e si osserva una frana pericolosa che ha vaghe attinenze proprio con certi metodi mafiosi, più rudimentali. La politica costa, i politici sono disonesti, la "casta" non ha più rappresentatività popolare e piano piano, senza quasi accorgerci, rinunciamo alla struttura portante dello Stato. Quando ci avranno convinti che, dopo i partiti, non servono più neppure le Istituzioni, i luoghi fisici dello Stato moderno, si sarà compiuto quel gioco allo sfascio che fanno i mafiosi quando bruciano i negozi per sminuirne il valore e assorbirle con due soldi.  In effetti, c'è da chiedersi perché  un Paese pieno di storia e di sapienza debba misurarsi con un'adolescenza narcotizzata dal nichilismo del mito della forza che usa la tecnologia ma rivela bisogni istintuali e attraverso Internet inneggia a Provenzano e a Reina; e c'è da chiedersi perché all'estero ci identificano con la spazzatura di Napoli e con i camorristi di Gomorra. Saviano, autore di Gomorra, cronista spietato contro quella realtà emarginata non è forse figlio di questa cultura, espressione più forte e più autentica di un territorio che non è mai stato solo pizza, mafia, casta e mandolini?  Questo dubbio lo chiarisce proprio Bregantini:"I ragazzi non hanno bisogno di un altro telefonino, hanno bisogno di un sorriso, della certezza dei legami umani. Hanno bisogno di stupore perché i territori si cambiano amandoli profondamente. Seguite la stella delle vostre domande e ponete questa regione, il suo mare, le sue montagne, i suoi sapori, la sua terra, sopra a tutto. Il coraggio, spesso, è solo convinzione!" 

Nulla da aggiungere ad una lezione di serietà che indirettamente dà ragione a chi pensa che il Molise vada aiutato e non usato come una trincea,  per abbatterne le fondamenta. 
Caterina Sottile

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