Natalini: da domani, il mio impegno per la sinistra
Quale fondatore e militante, ho dato ogni giorno - per diciassette anni - il mio piccolo contributo per la costruzione di un soggetto politico che fosse capace di modificare lo stato di cose esistente, incidendo sui processi sociali ed economici in favore dei più bisognosi e in difesa dell'ambiente.
Ho sempre pensato di portare avanti nel nuovo partito della Rifondazione il meglio della cultura del P.C.I. : la capacità di innovarsi, nel solco della continuità della propria storia, rispetto ai cambiamenti ed ai bisogni della parte di società da esso rappresentato, nella convinzione che che gli stessi coincidessero sempre con gli interessi del paese.
In questi anni Rifondazione ha riscosso tanti successi pur commettendo, naturalmente, tanti errori. Ma la sua forza, anche se non sempre ripagata con il consenso elettorale, è stata quella della trasformazione, della sperimentazione ed innovazione continua, dell'apertura ai movimenti reali di critica al neo-liberismo che hanno attraversato la società in questi anni, e della condanna definitiva delle pratiche antidemocratiche e delle barbarie perpetuate in nome del socialismo.
Oggi, per ragioni che avrebbero meritato un'analisi più approfondita, per la prima volta nella storia della Repubblica, non vi è nel Parlamento italiano nessun comunista, così come nessun socialista o esponente di sinistra.
Una sconfitta senza appello e senza precedenti, che si inquadra in una sconfitta più generale delle sinistre in Europa, con poche eccezioni ( die linke - la sinistra unita tedesca ), che rischia di far scomparire per sempre la sinistra nel vecchio continente.
Rispetto a tale sconcertante quadro, sono convinto che vi sia la necessità di una umile consapevolezza: lavorare per un nuovo soggetto di sinistra unitario, plurale, moderno e capace di tenere insieme tutte le forze e le esperienze antiliberiste espresse in questi anni.
Un nuovo soggetto in grado di rappresentare per il futuro ciò che ha significato il movimento operaio nel novecento.
In Rifondazione, al contrario, è prevalsa una linea politica settaria, anacronisticamente identitaria ed autoreferenziale, più appropriata per un partito comunista del novecento che per una forza politica del terzo millennio.
Al congresso di Chianciano, pochi mesi dopo la storica sconfitta elettorale, si è dato vita ad una unione strumentale delle tre mozioni di minoranza capace solo di sommare una risicata maggioranza del 52% e di tener fuori la mozione di maggioranza relativa, forte del 48% del partito, senza ricercare la massima unità nel partito, come da noi auspicato.
L'unione tra la componente di Vendola e quella di Ferrero avrebbe garantito una maggioranza in grado di raccogliere oltre l'80% del partito, cosa più che auspicabile tenuto conto della condizione drammatica in cui versava il partito, che, però, non avrebbe assicurato a Paolo Ferrero la segreteria nazionale del partito.
Così Ferrero ha scelto l'alleanza con le minoranze più estremiste che, in cambio del loro appoggio, hanno condizionato pesantemente l'esito del congresso, oggi linea politica praticata da Rifondazione.
Qui in Molise la linea nazionale, già a mio avviso fortemente inadeguata per le sfide presenti e future, ha incontrato una declinazione peggiorativa.
La debolezza della componente del segretario Ferrero nei confronti di quella più settaria, che in regione ha raccolto il 30% rispetto al 7% nazionale, ha fatto sì che il partito sia sostanzialmente guidato da questo gruppo dirigente.
Ovviamente, rispetto tutti questi compagni e la loro libertà di coltivare le proprie ideologie e di praticarle fino in fondo. Non si può fare a meno di ricordare, comunque, che questa componente da sempre ha creato difficoltà di convivenza, nonché una complicata ricerca di compromesso all'interno del partito.
Nonostante tutto, da parte nostra sono stati fatti tutti gli sforzi nella ricerca di una intesa locale che permettesse una gestione unitaria. Sforzi negligentemente respinti dalla "coalizione delle tre mozioni" che, al contrario, convinta della propria autosufficienza, ha approvato documenti che esprimono scarsa sopportazione verso le posizioni politiche altrui ed atteggiamenti canzonatori verso i compagni che rappresentano il 48% del partito.
Oggi che i segretari regionale e provinciale, nonché la quasi totalità delle rispettive segreterie, sono espressione della loro componente politica, il percorso culturale di ritorno al passato, verso cui ormai marcia spedito il PRC, è diventato di difficile praticabilità per tanti compagni che, come me, vengono dalla cultura del vecchio P.C.I., quella cioè della continua innovazione.
L'affetto per il simbolo della falce martello e stella, che mi ha accompagnato sin dall'infanzia, e l'aver partecipato in prima persona alla nascita di Rifondazione - in cui ho militato ininterrottamente in questi 17 anni - non possono trasformarsi da condivisione storica di ciò che tale simbolo ha finora rappresentato politicamente a venerazione o questione di credo religioso fine a se stesso. Non sarebbe da comunisti.
Per tali motivazioni, e non senza una profonda amarezza, ho maturato la decisione di non rinnovare la tessera per il 2009 al Partito della Rifondazione Comunista.
Solo una cosa mi conforta: si può essere comunisti anche senza la tessera di Rifondazione, in quanto, così come vi sono, i comunisti del PRC di Ferrero, quelli del PdCI di Diliberto, quelli del PCL di Ferrando e quelli della Sinistra Critica di Turigliatto, vi possono essere comunisti senza tessera o comunisti che, responsabilmente, vogliono lavorare per la costruzione di una sola sinistra, italiana, unita e plurale invece di continuare sulla strada delle divisioni.
Da domani il mio impegno, con rinnovato vigore, sarà nel solco della continuità con la linea politica sostenuta nel congresso: "La ricostruzione della sinistra in Italia ed in Europa, una sinistra capace di far vivere, nella società la critica a questo capitalismo totalizzante e la riapertura del grande e irrisolto tema della trasformazione".
Linea politica che trova la sua massima rappresentanza nel compagno Nichi Vendola.
Compagno che, da comunista, sta dimostrando concretamente la capacità di misurarsi sul campo con i problemi reali, mantenendo il sogno della trasformazione senza perdersi in sterili ideologismi.
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