Anche quest'anno la galleria Officina Solare ospita una collettiva che raccoglie i lavori dei ragazzi dell'ultimo anno del Liceo Artistico di Termoli "Benito Jacovitti". Riprendendo il testo scritto per l'anno precedente, per sottolineare la bontà dell'iniziativa, volevo citare a riguardo questa frase: "E' sempre un avvenimento positivo quando una galleria, o un'istituzione, da spazio ai ragazzi mettendo a loro disposizione luoghi e competenze; quello che si cerca è la discussione; quello che si offre è un piccolo mondo con la pretesa che possa condurre a riflessioni di ordine generale". C'era una volta la galleria d'arte contemporanea in pieno centro o situata nel quartiere più sofisticato e ricco della città, sulla strada dove solitamente passeggiavano le figure più abbienti. Queste tipologie di gallerie offrivano prestigio e garanzia delle opere perché certificavano, attraverso il loro nome, la bontà dei lavori. Con la crisi economica assistiamo oggi a due fenomeni: da una parte la finanziarizzazione dell'arte con la trasformazione delle opere in derivati, merci e strumenti finanziari per pochi eletti che possono sborsare ingenti somme sperando che non esploda la bolla speculativa. Dall'altra allo sviluppo di realtà alternative nate del basso, che si configurano in associazioni e collettivi, e che, grazie anche alla rete, svolgono un'azione critica verso il sistema o aprono verso realtà locali ed artisti realmente emergenti. Una galleria così pensata diventa uno spazio attivo di valutazione e di analisi ma soprattutto diviene luogo della memoria attraverso il passaggio e il censimento di un intero territorio.
Riguardo alla mostra i lavori esposti (dipinti, fotografie, disegni e sculture) sono tutti sperimentali e riguardano sia lo studio della figura umana e dei grandi maestri del passato sia le idee e le innovazioni dell'arte moderna. Letti in chiave didattica mostrano una creatività pura e genuina che non rifiuta le forme classiche ma che le innova proponendo varianti e variabili di sicuro effetto. Merito va dato anche al Liceo Artistico che, in tempi di crisi, dimostra ancora di investire sulla fantasia e sull'estro dei giovani avendo come saldi punti di riferimento, sempre e comunque, i canoni e gli stili dell'arte classica. Mentre Accademie e Scuole di Pittura si vedono privare degli essenziali corsi di Anatomia artistica, segno della profonda crisi della forma in questa società "liquida" e "neo-tribale", sapere che persistono istituzioni che lavorano in continuità col passato, pur proponendo ipotesi nuove di azione, non può che essere un fatto positivo. Riprendendo il pensiero di Dalì, già citato all'inizio, voglio concludere allora con un'altra sua puntuale affermazione che sia di augurio alle nuove generazioni e stimolo a non perdere mai di vista i valori della storia dell'arte: "Se vi rifiutate di studiare l'anatomia, l'arte del disegno e della prospettiva, la matematica dell'estetica e la scienza del colore, lasciatevi dire che questo è un segno più di poltroneria che di genio".