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20-04-2012, 20:58 • Termoli • Cronaca

Elezioni a San Martino in Pensilis, il sindaco si autodenuncia e accusa

Sembrava una campagna elettorale dall'esito scontato quella per le comunali di San Martino in Pensilis. Probabilmente, dal punto di vista politico, lo sarà con la riconferma del sindaco pro tempore Vittorio Facciolla.

Ma giudiziariamente la bomba è scoppiata. Tutto è iniziato giovedì mattina. Quando i carabinieri di Larino si sono presentati a casa di un candidato consigliere per San Martino libera, la lista che scesa in campo per contrastare Facciolla. Il giovane candidato consigliere si era autoaccusato di aver diffamato il sindaco. I militari erano alla ricerca di una registrazione di una telefonata. Il file doveva essere su uno dei telefonini sequestrati ma non è stato mai ritrovato.

L'inchiesta aperta riguarda promesse di favori in cambio di appoggio elettorale. In seguito a queste circostanze il sindaco Facciolla ha chiesto che la vicenda venisse chiarita. Secondo il suo racconto illazioni di paese parlerebbero di accordi tra lui stesso e un imprenditore in cambio di sostegno alla sua lista. «Ho presentato una denuncia, ma sono tranquillo e non ho altro da dichiarare - ha detto Facciolla - aggiungo solo che quando si ha notizia di reato, si deve presentare una denuncia, come ho fatto io».

E' chiaro che Facciolla ha bollato come false le voci messe in giro presumibilmente dai suoi avversari politici. Per questo si è rivolto ai carabinieri presentando inoltre una conversazione registrata durante un colloquio con lo stesso imprenditore. Sempre secondo la denuncia del sindaco, ci sarebbe una seconda registrazione, fra lo stesso imprenditore e il candidato sindaco della formazione civica "San Martino libera". Ed è proprio per questo che giovedì mattina alle 7 diversi Carabinieri hanno bussato alla porta di casa di Ettore Grazioso. E' stata una perquisizione lunga diverse ore, ma infruttuosa. I militari non hanno trovato quanto cercato e hanno sequestrato due cellulari disponendo ulteriori controlli sulla memoria del telefonino del 27enne candidato, che non è indagato.

Severo il giudizio del candidato sindaco avversaria, Giovanni Di Matteo. «Praticamente il nostro amico avrebbe avuto sul suo telefonino una conversazione fatta da altre persone nella quale si ravviserebbe il reato di diffamazione. Ovviamente, nessun file è stato rinvenuto durante la perquisizione. Assurdo pensare che noi potessimo avere una registrazione che ravvisava un reato senza denunciarla all'autorità giudiziaria. Come si evince dal verbale tutto si baserebbe su dichiarazioni "contraddittorie"».

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