Si palesa dal 1748. anno in cui Campobasso suggellò un patto con Paolo Saverio di Zinno lo scultore ideatore e realizzatore dei misteri che ancora una volta sfileranno lungo le vie cittadine.
Un avvenimento che richiama nel capoluogo molisano sempre più curiosi, sempre più amanti delle tradizioni, vere e proprie "testimonial" di una cultura tutta nostrana. Una festa nata dal popolo e fatta per il popolo. Una festa che racchiude in sè un significato intrinseco ed estrinseco, anche se sono passati circa 300 anni e più, è rimasta immutata, anzi si è ingigantita e si è riappropriata a pieno titolo del suo stampo originale: quello che vede il sacro e profano intrecciarsi come la trama e l'ordito di un arazzo colorato dalla genuinità e dalla schiettezza dei protagonisti.
Angeli, demoni e santi tutti uniti in un qualcosa che non ha alcun bisogno di spiegazione, perché le spiegazioni si hanno semplicemente guardando la città che, nel giorno dedicato agli ingegni mutuati da alcuni disegni di Filippo Brunelleschi si commuove e si entusiasma al loro passaggio. Simboli di fede forgiati dai maestri del ferro e dell'acciaio vanto della città un tempo racchiusa nelle sei porte che ancora campeggiano sul gonfalone cittadino. Una città che si anima, si vivacizza, si trasforma, si galvanizza e si apre a quanti arrivano fin dalle prime ore del mattino per occupare un posto in prima fila per assistere alla sfilata dei 13 misteri. Una città che diventa persino multietnica, in cui culture, costumi, profumi e usanze distanti migliaia di chilometri l'uno dall'altro s'incontrano e si scontrano, anche se solo per pochi istanti, abbattendo in questo modo un muro che molti vorrebbero erigere.
Questa è, in estrema sintesi, la sagra dei misteri, null'altro. Eppure, c'è stato qualcuno che, negli scorsi anni ha sollevato un vento contrario e fastidioso. Un vento che, fortunatamente pare si sia acquietato altrimenti avrebbe portato conseguenze nefaste per quello che è il simbolo della campobassanità. Una perturbazione alimentata da contrapposizioni che non capiremo mai, perché non ci appartengono, eppure, ci sono state e forse ci saranno ancora; cosa da scongiurare.
Contrasti che, come accadeva all'epoca delle confraternite che avevano il compito di custodire e addobbare i sacri ingegni, dividono soprattutto i luoghi e i vari protagonisti della vita politica locale, perché la politica anche questo spazio ha occupato abusivamente causando gazzarre in cui la dialettica ha alzato fin troppo i toni. Contrapposizioni che fanno ridere in quanto, altre realtà, farebbero le cosiddette "carte false" pur di accaparrarsi i misteri e farli sfilare con tutto il rispetto che ad essi si deve. Un rispetto che, chi crede di poter cavalcare la tigre e di erigersi a paladino della tradizione senza alcun titolo, perché non ne ha, farebbe bene a tenere a mente, perché: le sacre rappresentazioni portate a spalla con sacrificio e senza scopo di lucro, sono, comunque vadano le cose, la carta d'identità di una comunità capace di chiudersi a riccio pur di mantenere integra l'unicità della manifestazione, cui difficilmente sapremo rinunciare perché fa parte del dna dei campobassani.
Massimo Dalla Torre